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Prima domenica di Avvento - 2009

 

 

n. 870
Avvento
Omelia Prima Domenica
29.11.2009
P. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista


 

 Mostrami Signore i tuoi cammini!

 

Promessa dei beni futuri

L’Avvento ci porta il vento della speranza. E’ l’inizio di un nuovo anno liturgico, e cioè l’inizio di una nuova tappa della nostra vita nel Mistero del Cristo. Abbiamo due tematiche in questo tempo. L’ultima venuta di Cristo, descritta nell’apocalisse di Luca, e la celebrazione della venuta del Figlio nella carne cioè la nascita di Gesù.  In questa prima domenica siamo istruiti sulla sua venuta alla fine dei tempi. Dopo rifletteremo sulla missione di Giovanni Battista che prepara la venuta del Messia. L’espressione “venire sopra le nubi” indica la presenza della divinità nell’azione dello Spirito Santo. Di solito pensiamo alla venuta di Cristo come castigo finale, nel quale ci sarà il giudizio. Tuttavia, si tratta della liberazione dei fedeli. La glorificazione di Cristo gli conferisce tutto il potere e la gloria.   Nel clima della seconda venuta, incontriamo l’esortazione alla vigilanza. Essendo sconosciuta l’ora della sua venuta, siamo invitati dall’evangelista a “Vegliate e pregate in ogni momento perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,36). E’ il tempo della virtù della speranza nei beni futuri. Quando si parla della sua venuta, si parla della ricompensa agli eletti. Questo pensiero deve animare coloro che Lo aspettano, a vivere dei beni futuri quotidianamente. La fede è garanzia delle promesse, come si legge nella lettera agli Ebrei: “La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11,1). Siamo invitati a gettare via il velo che impedisce agli occhi della fede di vedere i valori che seminiamo nella vita presente e che durano anche per la vita eterna.

 

Amare ciò che è nei cieli

Quando l’evangelista Luca invita ad alzare la testa e a restare in piedi (Lc 21, 34), fà un appello alla vigilanza non nel senso dell’aspettativa di qualcosa che stà per succedere, ma alla vigilanza come discernimento  di ciò che aiuta oppure no il progetto di Dio” (p. Bortoline). Amare ciò che è nei Cieli è vivere intensamente l’amore vicendevole ( 1 Ts 3,12). L’Apostolo stimola il cristiano alla santità: “Per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori  nella santità, davanti a  Dio Padre nostro” (3,13). Il tempo di Avvento è tempo di animarsi a mettere in pratica ciò che Gesù ha insegnato. Questo vuol dire essere vigilanti. E’ molto salutare, in questo tempo, preoccuparsi di una azione sociale, di una carità in atto, che promuova le persone, perchè è questo che Gesù  ha fatto quando è nato: venne per dare la vita a tutti, in modo particolare agli umiliati e ai dimenticati della società

Cuori sensibili

Ciò che maggiormente ha influenzato il popolo di Dio lungo il cammino della sua storia e riguarda anche la fede dei cristiani, è stata l’insensibilità. Perchè rimaniamo insensibili? Il vangelo dice: “State ben attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita “ (Lc 21,34). Attualmente ci sono tanti cuori insensibili. Molti a causa dell’orgoglio della scienza. L’uomo pensa di essere Dio. Altri a causa dell’avidità dei beni materiali e dei vizi. Il rimedio per questi mali è l’orazione incessante: “Vegliate e pregate in ogni momento, perchè abbiate forza per sfuggire a tutto ciò che deve accadere” (v. 36). Questo vuol dire che la vita deve essere dedicata a Dio. E’ la liturgia che rende sensibili i nostri cuori.

 

Letture: Geremia 33, 14-16: Salmo 24: 1 Tessalonicesi 3, 12. 4,42;
Luca 21, 25-28.34-36

 

 

 

 

 
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