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"Efata, apriti" - 23^ Dom. Tempo Ordinario

 

 

n. 846
Omelia
23^Domenica Tempo ordinario
(6.9.2009)

P. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista


Guariti per curare

Il profeta  Isaia era un oceano di esperienze. Non guarda indietro, guarda al futuro perché sia costruito secondo Dio. Dio è la speranza. Si ha l’impressione che egli visse così profondamente in Dio da vedere il mondo nel cuore di Dio e nella relativa attualizzazione in Gesù. E’ il sogno del Paradiso Terrestre che è sempre una speranza. Il profeta annuncia un tempo di rinnovamento totale del mondo, soprattutto per gli esclusi. Gesù, con la sua presenza, predicazione e miracoli, realizza questo paradiso nel mondo dei senza speranza.  Egli stava in mezzo ai pagani, nella regione di Tiro e  Sidone (attualmente città del Libano). Mostra, così, che il rinnovamento non è riservato solo al popolo di Israele ma è per tutti. Proclamiamo, oggi, la guarigione del sordo che parlava con difficoltà. Gesù lo prese di mezzo alla folla, gli toccò le orecchie con le dita e con la saliva gli toccò  la lingua. La saliva, usata come medicina, aveva un forte simbolismo: entrare in contatto vitale con la persona dell’altro (da qui nasce il significato del bacio). Gesù nel fare questo gesto mostra di farlo per sua natura. “Egli levò gli occhi al cielo e sospirò”.  Prende la forza dal Padre e dallo Spirito che è  il soffio della vita. Dio creò l’uomo soffiando nelle sue narici affinchè avesse un’anima vivente, (Gn 2,7). Gesù agisce nello Spirito. Ascoltare e parlare sono doni fondamentali perché Gesù possa continuare efficacemente la sua missione. Egli chiede al miracolato di non parlarne a nessuno. Perché custodire il segreto? Parlare di segreto è normale nel vangelo di Marco. Gesù non vuole che confondessero la sua presenza con quella di un messia guaritore, politico o cose simili. Così Egli insegna il silenzio. Si chiamano le persone a Cristo non ad una apparenza. Gesù curava con la parola dicendo in aramaico “Efatà!” che significa: “Apriti”.  Colui che apre le orecchie è la forza della Parola di Dio.

 

È necessario testimoniare

 

“Gesù comandò loro di non dirlo a nessuno; ma quanto più lo comandava, tanto più quelli lo divulgavano” (Mc 7, 36. Il male possiamo nasconderlo, ma il bene,  non ci riusciremo mai. L’uomo guarito annuncia. La testimonianza non si fonda su una volontà personale, ma nasce da una unione personale con Cristo. Nel rito del Battesimo abbiamo la cerimonia di toccare le orecchie e la bocca del bambino e dire: “Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola e professare la sua fede a lode e  gloria di Dio Padre”. Siamo battezzati anche per annunciare. La forza viene da Cristo e conduce a Lui. Non possiamo annunciare a noi stessi, il nostro movimento, la nostra teoria spirituale o teologia, sono su Gesù. Ma nessuno detiene la sapienza del Signore. La forza della predicazione sta nell’essere stato toccato da Lui.

 

 

Aperti alle grida dei poveri

 

San Giacomo presenta una soluzione pratica per comprendere e realizzare lo stesso miracolo di Gesù. La fede crea un mondo nuovo. Il primo ciambiamento che bisogna fare è non discriminare i poveri. La società composta di classi, deve ritornare fraterna, non facendo selezione di persone . Non possiamo essere sordi alla moltitudine che soffre. Il popolo proclama: Egli ha fatto bene tutte le cose: "fece udire i sordi e parlare i muti" (Mc 7, 37). "Egli passò tra noi facendo del bene" (At 10, 38), riconosce Pietro nella casa di Cornelio. Chi è guarito da Gesù, ha gli occhi e le orecchie aperti e mostrerà il mondo nuovo, facendo le opere di Gesù. Dio ha cura del suo popolo attraverso di noi. Accogliere la parola è testimoniarla con la nostra parola e con una vita coerente.


 

Letture: Is 35, 4-7^; Salmo 145; Lettera di Giacomo 2, 1-5; Marco 7,31-37

 

 

 

 

 

 
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