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Omelia 32^ Domenica Tempo Ordinario

 

 

 

n. 864
Omelia 32 Domenica Tempo Comune
(8.11.2009)
P. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista


Ha offerto ciò che possedeva

 

Religione di facciata

         

Marco, nel suo Vangelo, dà un'orientamento alla sua comunità segnata dalla povertà. I Cristiani sono, quasi sempre, poveri. Quale è il valore di un povero e della sua miserabile offerta? Gesù stava davanti al tesoro del tempio, nel luogo dove si getta l'offerta. Chiamò i discepoli e mostrò i ricchi che facevano grandi offerte e una vedova che offrì due monetine. I ricchi sono accusati da Gesù, non perchè ricchi, ma sfruttatori. Ed era cosa pubblica: "Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe... Essi dovorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere" (Mc 12, 38-40). Era un tipo di corruzione e abuso di potere velato da larghe donazioni. La vedova donò, invece, tutto quello che aveva per vivere (Mc 12,44). La vittima della società e la vera generosa. Dona con totalità; dà l'interiore, non il resto. Egli spiegò ai discepoli che ciò che vale è l'impegno di se stessi, non la larghezza delle elemosine. Curiosamente il povero è più generoso. In realtà hanno dato di più. La liturgia fa un parallelo con la vedova del tempo di Elia che ebbe grande generosità  nel dare al profeta quel poco che aveva. La retribuzione è giusta: se diamo quello che per noi è la vita, Dio ci da la vita in cambio. Dio desidera il nostro cuore.  Il vero culto si fà con il cuore. La moneta che sostiene il culto è il cuore.  Dio desidera che i poveri facciano la carità. E sono anche  generosi. La carità dei poveri si trasforma in vita, come per la vedova che accolse Elia. Ella diede tutto l'olio e tutta la farina. Il contenitore non si svuotò. Ci può essere una falsità nella fede, avere una facciata di fede che non corrisponde alla vita. Corriamo questo rischio nelle nostre chiese.

 


Il Signore è fedele

 

Preghiamo nel salmo 145: "Il Signore è fedele per sempre; fa giustizia agli oppressi; dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri". Dio sostiene l'uomo nelle sue necessità, soprattutto quando si apre alla condivisione. Condividere la bontà di Dio è vera condivisione. Elia va a Zarepta, terra dove c'è una siccità che uccide di fame gli umili (1Re 17,12). La generosità della vedova è corrisposta da Dio che gli dona , in cambio, il cibo. Ci sono nel mondo molte siccità che portano il povero a soffrire la fame e la miseria. Dio sarà fedele attraverso la nostra attenzione, come Elia che garantisce il mangiare della vedova e di suo figlio: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finchè il Signore non farà piovere sulla terra" (1 Re 17,14).


Una volta per tutte
 
 Gesù ci rende presenti davanti al Padre. Ci ricorda davanti a Lui e parla in nostro favore. Nel volto del Figlio, il Padre vede il volto di ognuno di noi. Gesù è il povero che si dona totalmente, una volta per tutte. Non lascia residui. Noi saremo uniti a Cristo Sacerdote quando ci doneremo a Dio, come ha fatto Gesù. Come si realizza questo? E' nella nostra fragilità che saremo arricchiti. La partecipazione e la condivisione ci arricchiscono. Il nostro culto sarà unito a quello del Cristo Sacerdote solo quando il nostro comportamento sarà come il suo: una volta per tutte. Ciò che ci si aspetta dai cristiani è che facciano il culto a partire dal cuore. L'Eucaristia è la scuola nella quale impariamo a condividere e ad accogliere i bisognosi.
 
Letture: 1 Re 17, 10-16; Salmo 145; Ebrei 8, 24-28; Marco 12, 38-44
 

 
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