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Omelia 33^ Domenica Tempo Ordinario- 15 novembre 2009

 

 

nº 866
Omelia della 33^ domenica tempo ordinario
(15.11.09)
P. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista

“Il Figlio dell’Uomo verrà presto”

 

Imparare dal fico


Il tempo presente, nel quale viviamo è quello nel quale  accade la salvezza. E’ il momento di Dio: “E’ ora il tempo favorevole, è ora il tempo della salvezza” (2 Cor. 6,2).  Viviamo il Regno di Dio nella certezza di possederlo, ma ancora non pienamente. Accompagniamo il Cristo nel suo mistero. Viviamo questo tempo di speranza con Cristo. Viviamo questa sfida ogni giorno. Ogni celebrazione è : certezza della venuta del Cristo e prontezza ad accoglierlo. “Mentre aspettiamo la sua venuta”, prega la Liturgia. La comunità di Marco viveva nella aspettativa di una fine prossima che attendevano in qualsiasi momento, ma non sapevano distinguere i segnali di Dio come a volte non lo sappiamo fare noi. Gesù è chiaro: è necessario leggere i segni dei tempi, come si leggono i segni della natura (Mc 13,28).  Gli sconvolgimenti della natura non sono un male, ma un avvertimento per essere vigilanti e sempre pronti a credere che il mondo è nelle mani di Dio  e che soltanto Lui conosce quando finirà. La fine per noi sarà, poi,  lo stare con Lui sempre. I testi sulla  fine del mondo, che leggiamo in Marco (13, 24-32) e anche in Daniele (12, 1-3), si chiamano apocalittici. Sono modi di dire una verità in maniera velata, simbolica, che per loro era chiara, come nel Libro dell’Apocalisse di Giovanni. Questo linguaggio non parla del futuro, ma del presente. Il futuro è vicino, perchè è in mezzo a noi. Lo Spirito di Dio aiuta il discernimento e fortifica nella persecuzione, mostrando che la vittoria finale appartiene a Dio. I cristiani videro la distruzione di Gerusalemme e del tempio (anno 69). Ma fu un caos previsto. Le calamità che si abbattono sopra i cristiani, non sono la fine, ma momento di discernimento e non di preoccupazione, non serve chiederci il “quando sarà”, poichè stiamo nelle mani di Dio. Non viviamo di minacce. Se impariamo dal fico sapremo quando sarà. Nella Chiesa non c’è bisogno degli esaltati, dei gruppi fanatici che danno date per la fine del mondo.

 

Sorte del giusto

La visione della fine è per confortare i discepoli che saranno “riuniti da tutti gli angoli della terra” (Mc 13,26) e non condannati. Coloro che si opporranno “vedranno” il Figlio dell’uomo Gesù, nel Giudizio. La sorte dei fedeli è garanzia di risurrezione, che già fu profetizzata da Daniele: “Coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, gli uni per la vita eterna e gli altri per la condanna eterna” (12,2). La loro sorte, continua, è una ricompensa: “Ma coloro che saranno stati saggi, brilleranno come il firmamento, e coloro che avranno insegnato agli uomini il cammino della virtù brilleranno come le stelle, per tutta l’eternità” (Dn 12,3). La sua missione è la creazione di un mondo nuovo attraverso una vita rinnovata dal Vangelo.

 

Salvami o Dio!

 

Gesù avvisa i discepoli che ci saranno grandi persecuzioni a causa del Signore e del Vangelo. E’ necessario stare in guardia (Mc 13, 9-11), ma c’è speranza: il salmo 15 riflette la profonda certezza del cuore umano che Dio è il rifugio e la garanzia  nel mezzo di ogni convulsione della storia e del tempo. Non si tratta di una fuga, ma di una scelta. Dio è l’eredità. Tutto può succedere. Ma la Parola di Gesù non passa. In ogni generazione essa accade e garantisce per noi che Dio non passa (S. Teresa). Nei tempi attuali si ripetono le calamità e le persecuzioni. La comunità unita,  spera nel Signore e si fortifica in lui.

            Letture: Daniele 12, 1-3; Salmo 15; Ebrei 10, 11-14.18; Marco 13, 24-32

 

 


 

 


 

 
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