Articolo 2: Il tocco di Dio

 
 
 
 

nº 979
Articolo
p. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista

 

 

882. Il tocco di Dio

 

O la gente si è tutta impazzita o ha dimenticato Dio. Ciò che vediamo nella società è la volontaria dimenticanza di Dio. Sembra un processo segnato dalla paura di non voler sostenere la sua presenza perché ci complica la vita. Per conoscerlo di più e meglio, dobbiamo capire il concetto di “sacro”. Dio è “tremendo e affascinante”. Il timore reverenziale  verso Dio  ha il doppio significato de allontanarci e allo stesso tempo di avvicinarci nella Sua direzione. Se c’è un allontanamento è perché non sappiamo ancora scoprire chi è Lui veramente, e come si vive con Lui. Dio ci avvolge interamente e sta anche all’interno di noi. Dio è più intimo a noi del nostro intimo. E’ un Dio che ci tocca. Non è un panteismo, nel quale tutto è Dio, ma è una presenza. Il tocco divino si esprime in noi in diverse maniere. Noi Lo vediamo negli elementi della natura, nelle persone e negli avvenimenti. Lo vediamo nelle bellezze e tristezze della vita, nei dolori e nelle gioie, nelle meraviglie dell’universo e nella piccolezza degli elementi, nel lavoro e nelle arti. Noi Lo percepiamo nel tocco amorevole e nella natura grottesca del male. Nel campo di concentramento di Auschwitz in Polonia stavano impiccando un ragazzo. Penzolava scalciando ma non moriva. I prigionieri assistevano e uno disse: “Dove stà Dio?”, gli rispose un altro: “E’ là ! penzolando!”. Quando si dice che, chi non incontra Dio attraverso l’amore, lo incontrerà nel dolore, non è un fatalismo, ma la verità della presenza di Dio nei momenti dolorosi. E’ certo che, chi è di Dio, capisce dove Egli stà. S. Paolo commenta che si può conoscerlo attraverso la natura: “dalla creazione del mondo, in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto  attraverso le sue creature” (Rm 1,20),  e così non ci sono scuse per nessuno. Posso rifiutare, ma non negare la sua presenza. Se scelgo di disconoscerLo, non sarò castigato, ma comprometterei l’equilibrio della mia natura di persona, come afferma Paolo nella sua lettera ai Romani. Non siamo diversi dai lettori di Paolo.

 

883. Un Dio alla mano

 Per chi Lo accoglie, come noi che Lo conosciamo attraverso Gesù e tanti altri modi a nostra disposizione, c’è la certezza che Lui è presente e che Lo possiamo cercare in qualsiasi momento. Possiamo trovarlo sempre a portata di mano, non solo come un aiuto, sebbene Dio non sia il pronto soccorso o un supermercato gratuito. Egli  è sempre pronto e risponde immediatamente.  E che soccorso!  Nel suo tenero amore Dio ci accarezza. Facciamo silenzio quando ci arrivano le carezze della natura, delle persone e degli avvenimenti, perchè sentiamo che quell’affetto ci è dimostrato come carezza di Dio.

 

884. Le mani tese di Dio

 Per far diventare più tangibile la presenza di Dio e il suo tocco Divino, il Padre amorevole ha inviato il suo Figlio diletto che ha toccato tutta l’umanità assumendo la nostra carne, facendosi creatura umana come tutti noi. Così, uniti alla divinità di Gesù attraverso la nostra carne, continuiamo la sua missione di essere la mano tesa del Padre che tocca. Vediamo, nei vangeli, il tocco di Gesù verso i bisognosi perché avessero: vita, salute e sentissero affetto, come i bambini. Quando stendiamo la mano, siamo la mano tesa del Padre che vuole continuare ad amare il mondo, accogliendo, dando vita, consolando attraverso di noi. La spiritualità ci insegna ogni volta di più a sentire la presenza di Lui che ci tocca e continua a toccare attraverso di noi.

 

 

 

 

 
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