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Omelia Terza Domenica Avvento 2010
 
 
La gioia è un imperativo della fede.
Non c’è fede triste
 

n. 978
Omelia 3^ Domenica Avvento
12.12-2010
p. Luiz Carlos de Oliveira


Aspettando un fervido Natale

Giovanni e il Messia

 La messa di oggi ha un tono di gioia che è annunciata già dall’antifona di entrata: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino!”. La preghiera continua col chiedere: “Guarda o Padre, il tuo popolo, che attende con fede il Natale del Signore, e fa che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza” (colletta). Il profeta Isaia proclama: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca, sì, canti con gioia e con giubilo” (Is 53, 1-12). Il motivo di questa allegria è l’arrivo del Messia che Giovanni annuncia.  Però vuole accertarsene e invia dei discepoli per sapere  da Gesù se era proprio Lui che doveva venire o se dovevano aspettarne un altro. Perché questa domanda, se già conosceva la risposta? Giovanni conosceva le profezie sopra il Messia,  soprattutto  quelle che leggiamo in Isaia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi, e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto” (Is 53, 5-6). È un testo denso  di riferimenti alla Scrittura. Gesù  dice agli inviati che Egli realizza la profezia come abbiamo udito nella sinagoga di Nazareth (Lc 4, 16 ss.). Ma questo è un modo di Giovanni per presentare Gesù. Il salmo canta che Dio realizza questa stessa opera di misericordia per i bisognosi (S 145). E’ l’inaugurazione dell’era messianica.  Dopo che i discepoli di Giovanni se ne furono andati, Gesù fa l’elogio del profeta: Giovanni non è una canna agitata dal vento, come sono molti uomini portati dal vento dell’ideologia, come i falsi messia. Non è neppure un uomo di lusso come Erode e altri. Gesù già aveva raccontato la parabola del ricco  epulone e del povero Lazzaro (Lc 16,19). Non si può camuffare la Parola. Giovanni è un profeta annunciato che presenta il Profeta Gesù, promesso da Mosè (Dt 18,15). Giovanni è il più grande degli uomini che siano nati. Ma il più piccolo del Regno è più grande di Lui. E chi è il più piccolo? Minore è colui che serve, ha detto Gesù (Lc 22,27). Allora Egli è il più piccolo, e per questo è più grande di Giovanni che non  compete con Gesù, ma lo presenta.

 

Prepararsi alla festa

 La prima intenzione dell’Avvento è la venuta di Cristo alla fine dei tempi. Accanto a questa, noi ci prepariamo anche a celebrare “le feste che si approssimano”. La venuta futura si realizzerà, perché Gesù è venuto nella carne per mostrarci la bontà misericordiosa di Dio “e aprirci il cammino della Salvezza” (Prefazio). La gioia si fa presente in questo tempo nel quale celebriamo con liturgia solenne la nascita del Signore. Questa allegria non è solamente un dato umano, ma spirituale poiché è frutto dello Spirito Santo (Gal 5, 22). Gioia, perché il Signore è vicino. Questo dono dello Spirito ha dominato su Elisabetta  e Giovanni Battista che salta di gioia nel seno di sua madre davanti alla presenza  del Signore. Maria esulta nel Signore, perché ha fatto in Lei meraviglie. La gioia è un imperativo della fede. Non c’è fede triste.

 

Sperare con fermezza

Giacomo esorta “Siate pazienti fino alla venuta del Signore!” (Gc 5,7). E paragona questa fermezza all’ansietà di chi è in attesa dei  frutti della raccolta. “Anche voi, o fratelli, siate pazienti, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina….Prendete a modello di fermezza e di pazienza i profeti ” (8,10). La fermezza di Giovanni  resta aperta al Messia che viene. Speriamo, vigilanti, la pienezza dei beni promessi (Prefazio). La celebrazione eucaristica ci fortifica e ci rende capaci di accogliere il Signore che viene in ogni celebrazione nel pane , che fortifica,  e di accogliere la comunione dei fratelli che, nello Spirito, ci riempie di gioia e ci porta a continuare la Missione del Messia promesso,  sperato e presente in mezzo a noi.

 

Letture: Isaia 35, 1-6^.10; Salmo 145; Giacomo 5, 7-10;
Vangelo: Matteo 11, 2-11

 

 

 

 

 
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