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Omelia 5^ Dom. Tempo Pasquale - 6.5.2012
 

Gesù è la Vite noi i tralci, chi rimane in lui ha la Vita. Si rimane uniti se crediamo in Lui e amiamo i fratelli. Questi sono i frutti della nostra unione con Lui e del nostro essere cristiani. La potatura è necessaria per pulire e fortificare perchè i frutti siano più abbondanti e migliori. Rimanere è credere ed amare.

 

nº 1124
5^ Dom. Tempo Pasquale
(06.04.12)
Pe. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista


Rimanete in me

 Io sono la vite e voi i tralci

 

Stiamo vivendo il Tempo Pasquale, nel quale abbiamo imparato quello che ci ha dato la vittoria del Cristo sulla morte. La Vita  che ha vinto la morte ci invade e ci unisce a Cristo in un modo sempre nuovo. Giovanni ci presenta questa riflessione a partire dalla immagine della vite e dei tralci. La vite è una immagine forte nell’AT. C’è una unità vitale tra Dio che è Vita e il ramo che rimane unito al tronco. Gesù si definisce “la vera vite”.  Rimanere in Cristo è il linguaggio fondamentale per comprendere la vita cristiana. Gesù usa la parabola molto semplice del ramo che dà frutto solo se rimane unito al tronco. Rimanere significa che esiste una unione di vita, poichè la vita del ramo è la stessa del tronco. Così nella fede, la vita del cristiano è la stessa del Cristo al quale rimane unito. E’ una adesione di natura spirituale ma anche di impegno spirituale perchè essa si concretizza nella vita attraverso le buone opere. Chi non dà frutto è morto nella sua unione col Cristo. Senza Cristo siamo rami sterili e secchi. Nel momento attuale siamo convocati ad avere una maggiore coscienza della nostra unione al Cristo assumendo la sua vita e la sua proposta. E’ quello di cui parla la prima lettura di Paolo. Appena convertito diventa apostolo. Rimanere è credere ed amare. Giovanni conferma nella sua lettera che dobbiamo custodire il comandamento: “dobbiamo credere nel nome del suo Figlio Gesù Cristo e dobbiamo amarci gli uni gli altri” (1 Gv 3,23). Non c’è cristianesimo senza Gesù  e senza il suo modo. Questo è vivere ed essere inseriti nella vita Trinitaria.

 

Potatura della vita

 

Continuando la parabola, Gesù ci spiega la necessità della potatura al fine di produrre frutti abbondanti. Esiste la potatura che taglia il ramo secco e la potatura positiva che pota i rami buoni perchè diano maggior frutto. Bisogna vedere in questo la ricerca di un fine migliore. Gesù pota attraverso la sua obbedienza al Padre, facendo la sua volontà (Gv 6, 38) e soffrendo nella sua carne le consequenze del peccato che si caricava sopra di se. Come il grano, Egli è stato molato per essere il pane puro offerto a Dio nel sacrificio della Croce. Potare è “passare dalla antica alla nuova vita” (dopo-comunione). Sappiamo che siamo nella verità solo quando amiamo con le opere e nella verità (1 Gv 3,18). Potare è vivere nell’amore e nella fede. Abbiamo così coscienza di essere uniti a Cristo e far parte del popolo di Dio, la vite e i suoi rami. Se il nostro cuore non ci accusa, possiamo restare tranquilli. E’ necessario crescere nella coscienza che l’unione a Cristo è pasquale, perchè scaturisce dalla sua morte e risurrezione.

 

Paolo dà frutti

 

Nella lettura degli Atti vediamo il vigore della predicazione di Paolo. La sua unione a Cristo produce frutti. Dove Paolo ha imparato a vivere la fede in questo modo? Nella comunità, perchè è rimasto tre anni in Arabia (Regione della Siria).  Per essere in Cristo e amare veramente, annuncia la Parola. I frutti dell’amore e della fede vengono dalla forza del tronco che è Gesù. Senza Cristo non possiamo fare nulla. Dio non vuole rami sterili buoni solo per il fuoco, poichè la gloria di Dio è l’uomo vivente (Sant’Ireneo). Se vivessimo i comandamenti potremmo avere ciò che desideriamo, perchè saremmo in accordo con Dio. Ma più che dire è importante mostrare l’azione di Dio in noi. Siamo una continuazione di Cristo. Glorificare Dio è produrre frutti. Noi preghiamo il Padre perchè Egli veda in noi i frutti del suo Figlio

 

Letture: Atti 9, 26-31; S. 21; 1 Gv 3, 8-24;
Vangelo di Giovanni: 15, 1-8

 


 
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