Omelia 22^ Dom.T.O. - 1.09.2013




     


Umiltà è servire

 

nº 1262
Omelia 22^ Dom. T.O.

(01.09.13)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

 

Servire i nostri fratelli

Chi si umilia sarà esaltato

 

Gesù aveva una vita sociale che gli permetteva di conoscere le persone nel loro ambiente. Amava usare l’immagine del banchetto che, se da un lato è un esempio del Regno di Dio, dall’altro è un momento nel quale si percepisce la realtà della persona. Tocca una questione nella quale insegna a vivere in comunità. Ricorda che i comportamenti rivelano il cuore. Parliamo di quell’etichetta spirituale che si chiama umiltà. Questa non è solo una virtù, ma è proprio l’essere di Gesù, conseguenza della Sua incarnazione. Paolo descrive ciò che è la Sua umiltà: “essendo di natura Divina.... ha assunto la condizione di servo, divenendo simile agli uomini, apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato” (Fil 2, 6-9). Gesù non sopportava l’orgoglio perchè era totalmente contro la sua natura umano-divina.  Egli aveva la tentazione dell’orgoglio, come vediamo nelle tentazioni del deserto.  Gesù non ha voluto dare spettacolo. Egli sceglie il cammino del servizio umile. L’orgoglio è un attentato: “non tenterai il Signore tuo Dio” (Mt 4, 5-7). Il centro dell’umiltà è nella persona di Gesù. L’orgoglio e la vanità invece, hanno talmente penetrato la società da esserne diventate il  punto centrale. La vanità attiva il commercio. Vediamo i concorsi di bellezza, le medaglie d’oro, la concorrenza sociale. Basta aprire una rivista, ascoltare le notizie o partecipare a una festa. Quando Gesù dice che sarà elevato , insegna che l’umiltà conduce alla risurrezione. La risurrezione non è solo lo stato finale della vita umana, ma è il risultato dell’umiltà. Maria proclama: “Il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1, 48-49). Per Gesù l’umiltà è servire.

 

L’orgoglio è senza rimedio

Potere, fama e possesso sono termini complementari. Sono un pericolo per l’uomo. Per questo il libro dell’Ecclesiastico dà le ricette di come vivere in quelle situazioni con mitezza nel lavoro. Abbiamo l’esempio in Mosè: “che era molto più mansueto di ogni uomo che è sulla terra” (Num 12,3). “Quanto più sei grande, tanto più imiliati ... perchè  Ã¨ agli umili che Dio rivela i suoi misteri (Eccl. 3, 20-21). L’autore riconosce che “per il male dell’orgoglioso non c’è rimedio, perchè una pianta di peccato si è radicata in lui, e lui non comprende” (30). Come nel demonio non c’è verità, è menzognero e padre della menzogna (Gv 8, 44), così il male del peccato d’orgoglio  si ramifica in tutte le capacità anche in quelle spirituali. Certo che c’è anche la conversione, ma l’orgoglio muore solo dopo la messa del settimo giorno, diceva un santo! L’umiltà è una virtù che ci rende gradevoli a tutti. È una virtù attiva perchè cerca di attivarci nel servizio. Non si tratta di essere ingenui, l’umiltà è la verità.

 

La vera ricompensa

Gesù dice che “Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14,11). Questa elevazione è la risurrezione dei giusti, poichè “ci avviciniamo alla città del Dio vivente” (Eb 12,22). La ricompensa di essere umile è vivere come persona umana nella sua integralità e totalità. L’umiltà ci pone nel banchetto vissuto nella carità che è preludio al banchetto definitovo del Regno nel quale si gusterà il vino del Regno (Gv 26,29) e si assaporerà il cibo dell’amore che dura (Is 25,6). I piaceri eterni possono essere anticipati nella partecipazione comune all’umiltà. Nell’Eucaristia abbiamo il banchetto di Cristo. Nell’umiltà realizziamo l’incontro con Dio. L’umiltà si concretizza nel servizio.

 

Letture: Ecclesiastico 3, 19-21. 30-31;

S. 67; Eb. 12, 18-19.22-24; Luca 14, 1.7-14





 
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