Omelia 23^ Dom.T.O. - 8.09.2013


Mettere famiglia, beni e la propria vita alla sequela di Gesù

n. 1264
Omelia 23^ Domenica T.O.
8.9.2013
Pe. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista

La libertà che salva

Distaccarsi – non odiare

Quando si parla di religione, fede, morale e spiritualità,  si ha l’impressione di una serie di proibizioni, come un solenne no. Tuttavia, anche se questo sembra un blocco granitico, invece costituisce la liberazione da quello che ci opprime attraverso la scelta di qualcosa che libera. Quando ascoltiamo: Non-uccidere, comprendiamo: liberare per dare  e avere la vita. Gesù quando mostra le esigenze per chi lo segue, chiede tutto o niente. Prima di assumere l’impegno di seguirlo bisogna pensare, come spiega nella parabola del re che va alla guerra, il quale deve saper valutare le sue forze, o del costruttore della torre che deve analizzare le sue condizioni per la costruzione; e conclude con la spiegazione: “ Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33).  Non si può seguire Gesù a metà, mettendo delle riserve al suo insegnamento. Questo è un pessimo contributo all’evangelizzazione, presentare un Gesù ritagliato e un vangelo spezzettato. Il distacco non significa odio alla famiglia, ne a se stesso, ne ai propri beni. La cultura del tempo di Gesù parlava per opposizioni. Si è data la preferenza all’interpretazione ebraica. Che Gesù e la sua Parola siano il punto di partenza della vita e il senso di tutto ciò che facciamo, è questo che dà vita. Abbiamo visto nella storia del giovane ricco che l’esigenza di Gesù non gli piacque, ma Gesù lo aveva amato. Quel ragazzo era una persona buona (Mt 19,17). La soluzione, dunque, sta nel mettere famiglia, beni e la propria vita alla sequela di Gesù. La nostra fede perde la forza della testimonianza quando la viviamo a pezzi. Gesù presenta la croce come modo per seguirlo: “Chi non prende su di se la sua croce e mi segue non può essere mio discepolo” (Lc 14,27).  Caricarsi  la croce significa camminare con lo stesso amore di servizio con il quale Gesù ci ha redento

Il corpo pesa sull’anima

Viviamo la condizione umana marcata dalla fragilità spirituale, frutto del peccato originale e dei peccati che accrescono la marea dei mali che ci sono nel mondo. Istruiti dalla Sapienza impariamo a conoscere il disegno di Dio. E appunto, se abbiamo difficoltà a conoscere ciò che c’è sulla terra, come potremo investigare i cieli? (Sap. 9, 16). L’autore riconosce che il corpo corruttibile rende pesante l’anima e, la tenda d’argilla opprime la mente che pensa (Sap. 9,15). Il salmo 89 riflette questa fragilità dell’essere umano paragonandolo all’erba e al sogno del mattino.  Tutto passa e tutto è fragile. Ma allo stesso tempo possiamo conoscere il disegno di Dio, perché ci fu data la Sapienza dello Spirito Santo. L’uomo è fragile, ma ha la consistenza dello Spirito che agisce in lui. E il Saggio conclude che i nostri cammini diventano retti se diventano graditi a Dio. È ciò che possiamo vedere nella lettera di Paolo a Filemone.  Viene mostrato che la fede penetra le decisioni umane. La fede può orientare la nostra vita in tutti i suoi segmenti. Anche se pesa su di noi la fragilità abbiamo sempre la forza della fede.

La fede distrugge le barriere

Preghiamo nel salmo: “Insegnaci a contare i nostri giorni avremo la sapienza del cuore” (S. 89). E nell’orazione della messa preghiamo: “a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l'eredità eterna”. Dopo aver fatto il cambiamento di vita noi lo scegliamo. La fede in Gesù distrugge le barriere e i pesi che soffriamo a causa della natura umana fragile e peccatrice. Dopo aver scelto Gesù, siamo maggiormente in grado di colpire l’errore. Gli errori che commettiamo non raggiungono la sostanza della nostra anima nella sua relazione con Dio. In ogni messa riceviamo il Corpo del Signore che è purificazione e sostegno. Siamo educati da Dio.


LETTURE: Sap 9, 13-18; Sal 89; Fm 9b-10. 12-17; Lc 14, 25-33



 
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