Omelia 28^ Dom.T.O. -13.10.2013





L’Eucarestia è Azione di Grazia. Per essa otteniamo la salvezza. Quando siamo capaci di ringraziare le persone per l’aiuto che ci danno, e ricambiamo con dignità per quello che fanno, stiamo approfondendo la nostra fede e vivendo in modo sempre migliore il mistero della salvezza.

 

nº 1274
Omelia 28^ Dom. T.O.
(13.10.13)
Pe. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista

La tua fede ti ha salvato

Curàti nel corpo e nell’anima

 

La liturgia della Parola di questa domenica ci dà la dimensione della fede che cura l’uomo intero. C’è la storia di Naaman, il valoroso guerriero che era lebbroso, e del samaritano che guarito dalla lebbra torna per ringraziare. Dei 10 lebbrosi sanati, solo il samaritano ritorna. Solo lui fu salvato. Gesù gli disse: “alzati e va! La tua fede ti ha salvato”! (Lc 7,19). Vediamo che essere guariti non è sufficiente per essere salvati. Sappiamo che molta gente ha ottenuto miracoli  da Dio e non si è per questo, convertita. Dio non nega il miracolo, la salvezza, però,  dipende dal riconoscimento dell’azione di Dio in Cristo. Siamo noi che non ne sappiamo approfittare per la nostra salvezza. Il ringraziamento che Naaman presenta e il comportamento riconoscente del samaritano sono prova che il miracolo è stato maggiore della guarigione: ha curato il cuore, convertendolo a Dio come dice il pagano Naaman: “sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore” (2 Re 5,17). La riconoscenza si trasforma in culto a Dio. E l’altro lebbroso  “Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù ai suoi piedi per ringraziarlo” (Lc 17,15). Qui dobbiamo ripensare la nostra relazione con Dio che, con ogni gratuità, ci benèfica, anche con miracoli. E desideriamo corrispondere alle promesse di Dio per quello che ha fatto per noi. Dio fa i miracoli che chiediamo.  E in che cosa modifichiamo la nostra vita  quando la riportiamo nel culto a Dio? Nell’orazione dell’Eucarestia di oggi noi chiediamo che “i nostri comportamenti siano preceduti e accompagnati dalla grazia di Dio affinchè restiamo sempre attenti al bene che dobbiamo fare”

 

Servitori di Dio

Paolo indica a Timoteo che alla gratuità di Dio, che ci dona Gesù Cristo, deve corrispondere una dedizione totale, anche nella più grande sofferenza. Soffrire per Cristo è la risposta a questa gratitudine e la garanzia della nostra fede. Dio non chiede la sofferenza di Cristo, ma l’accoglie, così come accoglie ogni sofferenza nell’unione con il sacrificio di Cristo: “Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo” (2 Tim 2, 11-12).  Eliseo avendo accolto il generale siro, non ha suonato la fanfara per il miracolo, ma nell’umiltà ha ordinato che andasse a lavarsi nel fiume Giordano. Non ha accettato regali perchè sapeva che era Dio che agiva. Non vendiamo i doni di Dio quando esercitiamo il  ministero e neppure nessuno può comprare Dio con offerte, anche se sono generose. Tutti ci impegniamo ad aprire cammini affinchè tutti possano arrivare a Dio.

Eucarestia continua

La nostra vita sarà eucaristica non quando resteremo davanti al Santissimo (che è già una cosa molto buona), ma quando affrontiamo la giornata ringraziando Dio per tutto ciò che ci dona e quando siamo capaci di ringraziare le persone per quello che ci fanno. Il salario non ripaga l’amore che una persona dedica al lavoro. Una Eucarestia è ben celebrata quando assumiamo le sue dinamiche nelle nostre relazioni. Per questo si diceva dei primi cristiani”guardate come si amano”. Non è senza ragione che il culto cristiano si chiama Eucaristia, perchè è Azione di Grazie. Ringraziamo Dio offrendoGli come risposta il proprio Figlio nel suo Sacrificio di consegna totale per l’umanità. In ogni messa diciamo: “Rendiamo grazie al Signore Nostro Dio! È nostro dovere e salvezza” Ringraziare è mettersi sul  cammino della Salvezza.

Letture: 2 Re 5, 14-15; S. 97; 2 Tim 2, 8-13; Luca 17, 11-19

 
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