Omelia 30^ Dom.T.O. -27.10.2013




Ciascuno deve sapere dove sta la sua vita. L’umiltà porta a Dio l’orgoglio allontana da Dio

nº 1278
Omelia 30^ Dom. T.O.
(27.10.13)
Pe. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista

Preghiera nell’umiltà

Pregare come Gesù

Gesù è il Servo che è venuto dal Padre per il mondo e si è fatto uomo nella condizione  debole e umile, come leggiamo in Filippesi (2,5-11). Egli ha vissuto nella umiltà e con gli umili, ed è morto nel totale abbandono. Possiamo vedere che l’umiltà è la sua identità. Per questo Dio lo ha esaltato con la Risurrezione e la Glorificazione. Nella parabola del fariseo e del publicano che va al tempio per pregare, Gesù sta facendo lezione sulla preghiera. Il fariseo prega con vanagloria davanti a Dio, ricordando le cose buone che faceva. Il pubblicano, presenta a Dio la sua supplica, battendosi il petto e chiedendo perdono, dicendo: “Mio Dio, abbi pietà di me che sono peccatore” (Lc 18,13). L’umiltà di Gesù coincide con il suo modo di pregare. La preghiera, per essere ascoltata, deve nascere dall’umiltà come ci insegna la prima lettera di Pietro: “perché Dio resiste ai superbi,  e dona grazia agli umili” (1 Pt 5,5). È essenziale per la preghiera che essa sia come è Gesù. Così identificati, diventa possibile fare una preghiera che attraversi le nuvi: “Colui che serve Dio come Egli desidera, sarà ben accolto e le sue preghiere oltrepasseranno le nubi” (Eccl. 35, 20-21). La parabola riflete in cosa consiste l’orgoglio. Esso risiede nella discriminazione dei deboli e dei peccatori, ciò che Gesù non faceva. Il fariseo dice che non  è come gli altri uomini. Dio non condanna il bene che egli fa, ma il modo di farsi grande davanti a Dio. L’orgoglio è voler essere uguali a Dio, come fecero i progenitori nel Paradiso. Farsi uguale a Dio, darsi il diritto di discriminare e opprimere. Il comportamento di maria è diverso: “Il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48). L’umiltà è una virtù che ingloba in se tutti gli aggettivi dell’amore. Una virtù ben vissuta si riflette in tutte le altre  che in verità sono una sola.

La Preghiera è una scuola

La preghiera umile spiega la nostra situazione davanti a Dio. Il peccatore uscì giustificato perchè è stato capace di essere vero davanti a Dio. Facendosi piccolo assume la posizione più alta dell’essere umano: in ginocchio davanti a Dio per adorarLo e, davanti agli altri, per servire e lavare loro i piedi. La preghiera ci insegna la dipendenza filiale di chi ama e vede Dio come fonte di tutti i beni. Scopriamo nella preghiera che siamo fratelli, figli dello stesso Padre che non fa distinzione di persone. Guardare le persone dal cuore di Dio, perchè si incontrano in Lui. Non condannare, ma agisci come fa Gesù con la peccatrice: “neppure io ti condanno” (Gv 8,11). La nostra preghiera umile è sempre balbuziente in noi, è lo Spirito che ci unisce al Padre a renderla dialogo con i fratelli. Essa ci fa solidali. Uniti all’umiltà di intercessione di Gesù che per il suo Spirito ci fa diventare intercessori. Come lampade accese, illuminiamo il cammino affinché la fede arrivi ai cuori. Essa purifica l’orgoglio.

Combatti la buona battaglia

La preghiea è sostenuta dalla fede per la quale Paolo ha combattuto il gran combattimento e ne uscì vittorioso. La sua vita di fede lo prepara per la massima preghiera che è la consegna della sua vita: “Quanto a me, io sto per essere offerto in libagione” (2 Tim 4,8). L’umiltà che sente in se è la coscienza di essersi dedicato a custodire la fede. Paolo si metterà al servizio delle chiese prendendosi cura di esse con la tenerezza di un padre. Anche abbandonato da tutti, confida in Colui che è stato sempre al suo fianco. Nella sua umiltà riconosce il peccato nel quale viveva: “io che per l'innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede” (1 Tim 1,13). Nella fedeltà a Dio celebriamo l’Eucaristia nella quale ci uniamo a Cristo nella sua offerta e ci offriamo uniti con Lui per la vita del mondo.

 

Letture: Eccl. 35, 15b-17.20-22; S. 33; 2 Tim 4,6-8.16-18; Luca 19, 9-14




 
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