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Omelia Solennità Cristo Re - 24.11.2013



Dall’alto della Croce Gesù ha subito le ultime tentazioni che non lo hanno “rubato”, come la mela nel paradiso terrestre, ma Egli ha rubato al demonio l’uomo che stava nel potere del male. Così Cristo Re, ha riportato l’uomo alla felicità completa

n. 1286

Omelia Solennità Cristo Re

24.11.2013

P. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Un re per il popolo

Cristo, Re Salvatore

Il Figlio ci mostra nella celebrazione di oggi la realtà Divina, visibile e operante nella Umanità Risorta. Il Risorto è sempre presente nella celebrazione domenicale. Credere in Cristo come re è diffondere il suo regno d’Amore, Giustizia e di Pace (prefazio). Re, nella lingua biblica, ha il senso di Salvatore del popolo. È nella casa di Dio per il bene. Nei tre cicli liturgici (Anno A, B e C) abbiamo una visione ampia della festa: Cristo è il Re della gloria, il Risorto che viene a cercare gli eletti dopo il giudizio (Mt 25,31-46). Nell’umiltà del suo estremo annichilimento , fino alla Morte, testimonia al mondo il Regno – Salvezza per il popolo di Dio. Nell’anno C è dichiarato Re nella Croce e Oggi viene con il Suo Regno ad aprire il paradiso (Lc 23, 35-43). Si deve abbandonare la visione del Cristo Re con il mantello rosso, corona di perle, globo e scettro, perché questo è una cosa di un tempo in cui Cristo era come un re concorrente dei re del mondo. Messo in croce come Re Salvatore , vi è salito per risuscitare e ritornare con il Suo regno di salvezza. Nella liturgia riconosciamo che Cristo è venuto dal Padre per restaurare tutte le cose e condurle alla Gloria.

Apre le porte della vita

Nel momento della crocifissione, Gesù è assediato dalla tentazione come nel deserto (Lc 4, 1-13). Luca dice: “Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (13) la tentazione nel momento della Sua morte ricorda le tre tentazioni del deserto. I capi del popolo, i soldati e il ladrone riattualizzano la tentazione. I capi dicono: “Ha salvato gli altri , che salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il Messia”. Negandogli la filiazione divina (Lc 4,3). I soldati insultano: Se sei il re dei giudei, salva te stesso!” negano la realtà (Lc 4,7). Uno dei ladroni che furono crocifissi con Lui, lo insultava: “Se sei il Cristo? Allora salva te stesso e noi! Negandogli la filiazione. Gesù è tentato nella Sua identità di Figlio. Cristo vince ed è fedele al programma messianico accolto nel Battesimo. È tentato nel suo essere: Figlio di Dio Salvatore. Per questo abbiamo anche la parola dell’altro ladrone che chiamiamo “il buono”: “Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”. Il ladrone ripropone a Gesù la Sua missione e la Sua identità di Figlio, di Messia-Salvatore. Gesù risponde: “Oggi sarai con me in Paradiso”. Egli è il Re Salvatore che porta all’uomo perduto il Regno definitivo. Dopo queste parole Egli si consegna obbediente: “Padre, nelle tue mani, consegno il mio Spirito” (Lc 23,27). Si aprono le porte del Regno. Ecco allora mostrata la finalità della Sua morte per il perdono totale di tutti. È il Giorno di Dio. Il ladrone sa che Gesù realizzerà il Regno che deve venire e venendo lo incontrerà, anche da morto. Per conoscere il Regno, Paolo ci dice: “Egli è l’immagine di Dio invisibile, il primogenito di tutta la creazione … egli è il capo del corpo che è la chiesa. Dio ha riconciliato in Lui tutte le cose” (Cl 1, 12-20)

Stare con Lui sulla croce

Viviamo tendenze opposte al Cristo servo: stile principesco della Chiesa, prepotenza e distanza dal popolo. Inimmaginabile la capacità che abbiamo di giustificare il nostro distacco dal vangelo e dal modello che è Gesù. Apparterremo al Regno di Cristo solo quando avremo i suoi sentimenti e la Sua mentalità e faremo della nostra vita una immagine Sua. Stare con Lui nella croce, che è il trono del re, è unirci a Lui affinché il suo sangue sparso, che è il manto rosso del re, arrivi a tutti. Stiamo perdendo lo stimolo missionario. Vediamo nella Chiesa come un rifiuto della semplicità e questo è male.

Letture: 2 Sam. 5, 1-3; S. 121; Col 1, 12-20; Luca 23, 45-33

 


 
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