Omelia 3^ Quaresima 20.3.2022








L'albero senza frutto è corpo senza vita. Che gioia quando troviamo piante cariche di frutti. Quanta ricchezza negli occhi e quanto appetito. Quanto è buono Dio nella sua creazione. Che abbondanza. Ecco perché i vangeli portano sempre questi paragoni. Dio, quando viene nel nostro giardino, si aspetta di provare questi piaceri. Ma deve essere rattristato quando ci vedi bruciati. È tempo di portare frutto.

nº 2158

Omelia

3^ Domenica Quaresima (20.03.22)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Produrre frutti

Se non vi convertirete

La meta della quaresima è condurre alla celebrazione della Risurrezione del Signore. come sacramento memoriale, la Pasqua avviene per noi e in noi. La Pasqua è eterna. Quanto celebriamo è per accogliere più profondamente questo mistero nella nostra vita. La liturgia di oggi vuole mostrarci l’azione di Dio per noi, manifestandosi in Mosè come primo passo del cammino della Pasqua. Gesù indica qualcosa di importante che è il bisogno di conversione . Convertirsi non è qualcosa di puramente interiore, ma è “produrre frutti”. La parabola offre la misericordia di Dio che conta anche sulla nostra fragilità: “Signore lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime.Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai” (Lc 13, 8-9). Paolo richiama l’attenzione dei Corinti dicendo che non hanno diritti acquisiti e non possono fare quello che vogliono. I giudei ricevono meraviglie e miracoli nella loro liberazione, nel passaggio del Mar rosso, la manna, l’acqua dalla roccia e tante alte bellezze. Ma intanto quasi tutti moriranno nel deserto. Insiste: “Non mormorate come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore” (1 Cor 10,10): Paolo  invita a vivere intensamente e a non dimenticare mai la conversione permanente: “Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere” (id 12). La Pasqua non si riduce a una celebrazione, ma è un mettere in pratica la vita cristiana. Convertirsi è produrre frutti.

Cammino di liberazione

La meravigliosa storia dell’Esodo non è solo un racconto eroico delle meraviglie compiute da Dio. È il cammino della Pasqua. Dio comincia sempre da lontano per condurre a una realizzazione maggiore. Vediamo come Dio condusse Giuseppe in Egitto e lo portò fino in fondo a una prigione. Da li lo fa uscire con i doni che gli da. Giuseppe salva la sua famiglia e riconosce l’azione di Dio. Dopo 400 anni ancora un bambino gettato nel Nilo che diventa un rifugiato è scelto da Dio per essere il grande dono di Lui al suo popolo. La liberazione , Mosè un semplice pastore, lavorando per il suocero, ha il meraviglioso incontro con Dio e riceve da lui la missione di liberare. Quale garanzia? Il nome di Dio è la garanzia. Egli è la garanzia di tutta la liberazione: “Io Sono Colui che Sono”. Io esisto ed esistere è per gli altri. Dio invia Mosè a liberare. Non sapeva come parlare... Mosè era la parola e Aronne la sua voce. Conoscere il nome di Dio è conoscere i cammini di liberazione. Il processo quaresimale si conclude con la liberazione nel Mistero Pasquale di Cristo che arriva a noi attraverso le acque del Battesimo. La vita del battezzato è produrre frutti.

Prendere sul serio

Gesù è un impresario che vuole produzione, vuole risultati dalla nostra vita. Viviamo un cristianesimo amorfo e morto. Non ha nè forma nè vita. Gesù fu l’albero di fico. Da dove viene il frutto? Da un albero vivo. L’arbusto dove Dio si è manifestato poteva non avere molta vita nel luogo deserto dove stava, ma la vita di Dio vi si è manifestata lo stesso. Mosè ha assunto la sua missione ed ha affrontato la grandezza del faraone e ha fatto uscire il popolo dall’Egitto. Non c’è bisogno di preoccuparsi di come è stato veramente, ma che è verità. Dio ha salvato il suo popolo. Questa salvezza ci è arrivata attraverso Gesù che è venuto nel nome del Padre. Egli ha praticato una liberazione ancora più grande. Uniti nella forza del Battesimo in noi possiamo portare avanti questa liberazione.

 

Letture:Es.3,1-8ª.13-15;Salmo 102; 1 Cor10,1-6.10.12; Lc 13,1-9.







 
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