Omelia 5^ Quaresima 3.4.2022






La Sacra Scrittura non va letta come un romanzo bensì come uno specchio della nostra vita. Quella donna, l’adultera, aveva peccato ma nessuno la condanna. È una scuola per noi. Dio non condanna nessuno. Chiama ciascuno per accoglierlo. Come potrebbe continuare la storia di questa donna e quella di ciascuno di noi?: “Va' e non peccare più”. Questa è una delle tante possibilità che Dio ci offre.

nº 2162

Omelia 5^ domenica Quaresima (03.04.22)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Non ti condanno

Chi non ha peccato

Gli accusatori, al di là delle pietre, hanno tutte le armi contro il peccatore, soprattutto nel caso della donna colta in adulterio.La stavano già tenendo d'occhio. Volevano condannare non la donna, ma la misericordia di Gesù. Questo li infastidiva molto più degli errori della donna. Gesù che stava insegnando coglie l’occasione per offrire  una lezione pratica sulla sua dottrina della misericordia. Volevano vedere ciò che avrebbe detto su quello che insegnava la legge:”Mosé nella legge comandò di lapidare tali donne... Tu che dici?  Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo” (Gv 8,6). Questa era la legge. Gesù cominciò a scrivere per terra. Cosa scriveva? Potremmo farci noi stessi accusatori degli accusatori pensando che Gesù stava scrivendo i peccati dei presenti. Penso però che Gesù abbia solo scarabocchiato per dire: questa faccenda non mi riguarda. Quando si dice che le cose buone si scrivono sulle pietre per la memoria. Ma le cose si scriveno però sulla sabbia quando non hanno bisogno di essere ricordate. “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, Gesù si sente fragile ma assume la difesa della donna, peccatrice, che ha bisogno della vita e non della condanna. “Sono venuto perché abbiano la vita” è la loro legge. «Uno a uno uscirono, cominciando dai più vecchi» (Gv 8,9). É triste chi è invecchiato nel peccato. Peggio ancora chi  porta altri a comportarsi male. La paura che ha la donna di ricevere una condanna dal Maestro si trasforma in sollievo: “Non condanno nemmeno te. Puoi andare e d'ora in poi non peccare più» (id 11). Ritornando alla Pasqua, notiamo che il perdono che ci è donato dal Mistero Pasquale è totale e meraviglioso.

La forza di Cristo

Nel modo di agire di Cristo si incontra una forza nuova. Chi assume Cristo nella sua vita sperimenta la potenza della sua risurrezione. Paolo mette la conoscenza di Gesù al di sopra di ogni altra cosa. È una battaglia continua. La forza della risurrezione è profetizzata dalle grandi meraviglie di Dio per il suo popolo in Egitto, nel liberarlo dall'esilio: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Fece una strada nel mare, poi una strada nel deserto dove fece scorrere fiumi d'acqua. Ma più di tutto questo è la Risurrezione di Gesù. Tutte le cose diventano perdita «davanti al vantaggio supremo di conoscere Gesù Cristo”. L'espressione è magnifica: “Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui” . La storia del popolo di Dio è sintetizzata nei diversi eventi della storia di ciascuno. Una volta che ci decidiamo per Cristo, ciò che facciamo per Lui, e Lui per noi, è sempre un'immagine dell'Esodo e delle profezie. Leggiamo la Scrittura come una bella narrazione, non come uno specchio delle nostre vite. Com'è bello sentirsi scelti in seno ad Abramo, essere liberati da Mosè in Egitto, consacrati nella legge del Sinai e purificati nel deserto.

Ha fatto per noi mera viglie

Restando fermi nella Risurrezione, abbiamo la forza e il coraggio di dire con Paolo: “dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù” . preghiamo: “ Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi” (Colletta). Questa è la dinamica del Mistero Pasquale di Cristo: l'amore è sempre un impegno verso il mondo. «Nessuno ha amore più grande che dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). L'amore che Paolo manifesta per Cristo è la più grande predicazione che può dare ai suoi Filippesi.

Letture:Is.43,16-21; Salmo 125; Fil 3,8-14; Gv  8, 1-11







 
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