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Incarnazione _ 1 _ La Natura Umana

 

           INCARNAZIONE

Riguardo la persona di Ges√Ļ, Uomo-Dio,¬† i teologi si sono posti il problema della sua costituzione ontologica. In altri termini, come egli pu√≤ essere insieme, veramente uomo e veramente Dio, quali i rapporti tra le due nature l'umana e la divina. Prendiamo l'analisi e lo studio dell'argomento dai testi del p. E. Zoffoli (cfr. Fonti) : Cristianesimo corso di teologia cattolica, edizioni Segno - 1993

 

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Art. 1 - LA NATURA UMANA

397. a) E' verit√† di fede che Ges√Ļ discendente di Abramo, della stirpe di Giuda e Figlio di Maria, √®¬† veramente uomo, come noi dotato di anima e corpo, intelletto e sensi, volont√† libera e passioni; soggetto a tutti i limiti e le esigenze di un'autentica vita umana, compresa la morte.


Questo uno dei principali dati positivi storicamente certi; uno dei cardini della fede cristiana ripetutamente confermato dal Magistero e sostenuto dai Padri della Chiesa contro ogni eresia a sfondo gnostico-manicheo.

b) L'eresia, riprovando tutto il corporeo come origine del male, non osava attribuirlo al Cristo, il Salvatore; la cui umanità non sarebbe stata reale, ma apparente. Mai il vero Dio, Perfezione infinita, avrebbe potuto essere veramente umano. Appunto l'istanza d'indole metafisica di quei fedeli che, deviati dal pregiudizio platonico, volendo conciliare i due aspetti apparentemente contraddittori della personalità del Cristo, preferirono sacrificare quello umano, ridotto ad una pura parvenza.

Erano i Doceti, ossia gli Gnostici d'origine pagana, ai quali, fin dai primordi della Chiesa, si associarono i "Giudaizzanti", ossia gli Ebrei a cui sembrava irriverente attribuire al Dio di Abramo quanto gli Evangelisti avevano descritto dell'Uomo-Ges√Ļ.

Simon Mago, Saturnino di Antiochia, Basilide, Valentino, Marcione, Manete, ecc. sono ricordati come i fautori della corrente ereticale.

A loro volta, Ario e Apollinare di Laodicea insegnavano che il Verbo avrebbe assunto soltanto il corpo umano ed un'anima sensitiva, supplendo direttamente all'azione di quella intellettiva.

Nel VII secolo i Monoteliti, con Sergio di Costantinopoli, negarono al Cristo la volont√† umana; ed √® strano come, a proposito, si sia potuto dubitare dell'ortodossia di Origene, Clemente di Alessandria e persino di Ilario di Poitiers, Ambrogio e, pi√Ļ tardi, in pieno Medioevo, di Ugo di S. Vittore.

Fu arduo per tutti intuire come il Verbo abbia potuto soffrire realmente; e fu anche pi√Ļ difficile esprimerlo in un inguaggio teologico che solo lentamente si venne elaborando fino ad escludere ogni possibile equivoco.

* * *

c) Fin dalla Pentecoste la verità della natura umana del Maestro fu uno dei punti fermi della predicazione apostolica.

Paolo, quasi sfidando le ire dei Pagani e degli Ebrei, insiste nel professare la propria fede in "Cristo-Ges√Ļ", nato dalla stirpe di David secondo la carne (Rm 1,3).

E' dai Patriarchi che "proviene Cristo secondo la carne": precisamente lui "che √® sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli" (Rm 9,5). E' l'uomo-Cristo Ges√Ļ il solo "Mediatore" tra Dio e gli uomini (1 Tm 2,5); "Nato da donna, nato sotto la legge" (Gal 4,4). Egli appunto con la sua umanit√† crocifissa ha salvato il mondo: fatto del tutto incomprensibile¬† per la sapienza greca e imperdonabilmente scandaloso per la teologia ebraica (1 Cor 1, 17-30).

Del resto, risulta che Ges√Ļ, quando apparve agli Apostoli dopo la Risurrezione, non era un¬† "fantasma": "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio Io! Toccatemi e guardate: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io. Avete qui qualche cosa da mangiare?" (Lc 24, 36-43).

Insomma, secondo Giovanni, "Il Verbo si fece carne e abit√≤ in mezzo a noi" (Gv 1,14). Non altro che Lui - conferma con vigore - "Noi abbiamo udito..., abbiamo veduto coi nostri occhi..., abbiamo contemplato e... le nostre mani hanno toccato..." : "La vita si √® fatta visibile, noi l'abbiamo veduta" (1 Gv 1, 1-2). Alla categoria dei doceti sembra che appartenessero principalmente i "molti falsi profeti" di cui parla Giovanni; il quale suggerisce un criterio per distinguere i veri dai falsi credenti: " Ogni spirito che riconosce che Ges√Ļ Cristo √® venuto nella carne, √® da Dio; ogni spirito che non riconosce Ges√Ļ, non √® da Dio. Questo √® lo spirito dell'Anticristo che... √® gi√† nel mondo" (1 Gv 4, 2-3). "Ecco il seduttore! ... Fate attenzione a voi stessi, perch√© non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo" (2 Gv 7.10).

 

398 - d) si tratt√≤ del primo terribile scontro del Cristianesimo contro la pseudo-cultura pagana e l'ostinata ottusit√† giudaica. All'insolita durezza del mitissimo Giovanni fanno eco le angosciose preoccupazioni di Ignazio di Antiochia, degno discepolo degli Apostoli. Scrivendo ai fedeli di Smirne, arriva a indicare i Doceti come "belve in forme umane", da cui devono guardrsi, sia pur continuando a pregare per loro. Se Ges√Ļ non fosse un vero uomo , la sua passione sarebbe stata apparente, illusoria la sua Risurrezione, inutili gli sforzi dei fedeli per imitare gli esempi del Maestro, privo di senso¬† lo stesso imminente martirio d'Ignazio. Dunque "nessuno si lasci trarre in inganno" (Ep ad Smyrn., 4, 1-2; 1, 1-3; 6,1)

E' soprattutto a questo riguardo che Tertulliano esplode con maggiore irruenza dichiarando "assassino della verit√†" chiunque nega la realt√† della Passione e Risurrezione del Salvatore; per cui Paolo erroneamente si sarebbe gloriato di non conoscere che Cristo Crocifisso. "E' dunque falsa la nostra fede, fantomatico tutto quel che speriamo da Cristo? Sei il pi√Ļ scellerato degli uomini tu che discolpi i manigoldi di Dio, i quali non avrebbero commesso alcun delitto, se Cristo non avesse sofferto realmente. Risparmia l'unica speranza del mondo!..." . "A me giova appunto quel che √® indegno di Dio. Sono anzi salvo solo se non mi vergogno del mio Signore". "Il Figlio di Dio √® nato: ebbene io non arrossisco perch√© c'√® da arrossire. Il Figlio di Dio √® morto, ma ci√≤ √® perfettamente credibile proprio perch√® sconveniente; √® sepolto e risorto, e anche questo √® certo perch√© impossibile..." (De carne Christi, 5 Cf. S. Gregorio Naz., Ep.101). La Chiesa fu irremovibile, sostenendo nell'Incarnazione, il mistero centrale del Cristianesimo; ad esso infatti sono inseparabilmente associati tutti gli articoli del Credo. - Contro il pregiudizio dualistico-manicheo, il dogma della creazione assicura il presupposto metafisico della fondamentale positivit√† della materia e di tutto il sensibile, degno della sapienza e dell'amore di Dio: la carne assunta dal Verbo √® una produzione della sua onnipotenza. Tutto ci√≤ che √® da Dio √® divino, sia pure per analogia di attribuzione

- L'Incarnazione del Verbo costituisce la massima rivelazione dell'amore di Dio per l'uomo, che a sua volta rende possibile all'uomo la pi√Ļ ineffabile unione d'amore con Dio; e quella attiva partecipazione all'espiazione redentrice che pi√Ļ risponde alla sua dignit√† di persona

- così l'Incarnazione colma l'abisso che separa il finito dall'Infinito. Se il Cristo non fosse veramente uomo, l'uomo sarebbe rimamsto se stesso, confinato nell'angusto orizzonte della sua natura peccatrice ed effimera. Il Cristianesimo , appunto per l'Incarnazione del Verbo, può lanciare al mondo l'unico serio messaggio del superamento e della liberazione, fondando la storia come processo lineare, non ciclico, che era la concezione immanentistica del pensiero greco.

- nel Cristo vero uomo è Maria, è la Chiesa, è il sacerdozio, sono i sacramenti, è l'ascesi, è l'amore che rivela la sua misteriosa potenza soprattuto quando si spinge fino alla morte.

 

Queste le principali ragioni della reazione dei Padri, della intransigente fermezza della Gerarchia, sempre vigile contro le ricorrenti ondate di un Cristianesimo anarcoide che, nell'ostentata esaltazione dello "spirito", pi√Ļ volte ha tentato di demolire la Chiesa (S.th, III qq. 4-6)

 

 

 

 (continua in: Art. 2 _ La Natura Divina)

 

 

 

 

 
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