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Incarnazione _ 2 _ La Natura Divina
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Art. 2 - LA NATURA DIVINA

 

 


§ Profilo storico

le eresie

 

Se nessuno oggi dubita dell’esistenza storica e della natura umana di Cristo, si continua però a negargli la divinità. Al riguardo la battaglia affrontata dalla Chiesa nel corso dei secoli è stata la più aspra. Molto presto infatti  insorsero:

-         gli Ebioniti, ex-Ebrei, preoccupati di salvare l’unità di Dio.

-         Nel I-II secolo i Cerintiani sostenevano che il Cristo non sarebbe Figlio di Dio, perché prodotto dal  Demiurgo. Essi provenivano dalle idee gnostiche.

-         Paolo di  Samosata, patriarca di Antiochia verso il 260, insegnava che il Verbo non era una Persona distinta dal padre, ma semplicemente la sapienza di Dio, ossia uno dei suoi attributi assoluti; per cui il Cristo era soltanto il primo dei suoi figli adottivi. Questa eresia aprì l’adito ad altri due errori:

-         L’adozionismo e il nestorianesimo, entrambi contrari alla divina Persona di Gesù.

-         Ma l’offensiva più radicale e tempestosa contro la divinità di Gesù e contro il mistero  trinitario, fu sferrata dal prete Ario (da cui Arianesimo) suggestionato dalle idee di Paolo di Samosata, di Sabellio, Noeto, Prassea, Berillo di Bosra. Secondo Ario, Gesù non è Dio. Il Verbo è stato creato per cui un tempo non era, ossia è tratto dal nulla (e ciò è eretico). Dunque per tale motivo, il Verbo non è consostanziale al Padre…

-         Il macedonismo , figlio dell’arianesimo, è eresia antitrinitaria

-         Nel 178 d.C. vi fu il temibile neoplatonico Celso che si avventò contro il Cristianesimo. Fu, come è stato definito , qualche secolo fa: “Il più formidabile avversario che il Vangelo abbia incontrato nei primi secoli; l’uomo che ha creato, per così dire, il fondamento su cui i nemici del Cristianesimo sono vissuti e vivono ancor oggi” (P. Allard, Histoire des persécutions pendant les deux premièrs siècles, Paris, 1892). Ciò che faceva problema a lui  era l’assoluta incompatibilità , per lui appunto,  tra la trascendenza di Dio e Gesù figlio di Maria, nato, vissuto e morto crocifisso in Palestina al tempo di Tiberio. Inoltre egli aveva una concezione immanentistica del mondo che assolutizzava la “natura”, da cui l’ordine cosmico sarebbe stato inalterabile , un universo senza  “aperture”, senza “eccezioni” senza “novità”. Ne seguiva l’esclusione a priori dell’incarnazione di Dio come irruzione dell’Altro che tutto, secondo Celso, avrebbe sconvolto. Perciò nella critica operata da Celso sono anticipate tutte le negazioni che molti secoli dopo, hanno caratterizzato le correnti demolitrici del Cristianesimo come religione soprannaturale imperniata sul mistero del Verbo Incarnato.

-         La storia ricorda la tesi radicale di  Fausto Socini (morto nel 1606), seguito da deisti e razionalisti, naturisti e panteisti nel rifiuto d’ogni rapporto soprannaturale dell’uomo con Dio, della Rivelazione positiva, del miracolo di una Chiesa organizzata, e di ogni forma di culto. Voltaire, riferendo il pensiero dei Sociniani, scrive che l’idea di un uomo-Dio è mostruosa , che la distanza da un Dio all’uomo è infinita, e che è impossibile che l’Essere infinito, immenso, eterno abbia potuto risiedere in un corpo caduto. Precisamente quello che aveva già osservato Celso.

-         Nel 1800 idealismo e materialismo , eliminando la Trascendenza, celebrano il Cristianesimo solo perché per esso abbiamo la suprema esaltazione dell’uomo che si fa Dio: appunto l’umanesimo ateo di Feuerbach, che in fondo anima tutta la cultura moderna per quanto essa contiene di più irriducibilmente anticristiano.

-         Neo-Ariana si può definire certa teologia moderna. Alle negazioni del Protestantesimo liberale e del movimento modernista è seguito un ritorno alle teorie antitrinitarie dei primi secoli della Chiesa, per cui si è potuto parlare di una cristologia neo-ariana.  Appunto quella di esegeti e teologi che si rifiutano di riconoscere in Gesù l’identica Persona del Verbo, ripetendo noiosamente la distinzione tra il Cristo-storico (uomo) e il Cristo- della- fede (Dio). Così anche i teologi della secolarizzazione  (Robinson. Altizer, Bonhoffer) hanna gareggiato nell’attribuire a Gesù tutto il positivo immaginabile  tranne la natura divina, ossia la perfetta uguaglianza col Padre.. Seguono inoltre il neo-arianesimo, i teologi della morte di Dio e altri teologi trascinati dalla corrente antimetafisica derivata dal criticismo Kantiano.

 

Ora:

-         se Gesù è uomo e Dio non si è fatto uomo in Lui

-         se l’umanità e divinità non coesistono  nell’unica persona del Verbo, Dio come il Padre

-         se l’intero concetto di un Dio che visita la terra nella persona del suo Figliuolo, è solo un mito come sostengono i protestanti: Robinson e Bultmann

 

Allora il dogma dell’Incarnazione non ha più senso, ossia il Cristianesimo della Bibbia, della tradizione e del Magistero della Chiesa, è distrutto. Il Mistero di Gesù svanisce e la teologia non deve più impegnarsi a spiegare come Egli abbia potuto essere : vero Dio e vero Uomo.

 

 

§ La Fede e il Magistero

 

Per liberarsi dal ginepraio di tutte le opinioni, succedutesi lungo il corso dei secoli fino alle burrasche odierne,  basta ricordare che i teologi e gli esegeti nel loro lavoro devono limitarsi a scoprire il vero senso della Parola di Dio scritta e tramandata quale è proposta dal Magistero. Essi sanno bene che “la regola di fede, oggi come ieri, non è costituita dalle scoperte (vere o ipotetiche che siano) sulle fonti e sugli strati biblici, ma dalla Bibbia come sta, come è stata letta nella Chiesa, dai Padri ad oggi” (J. Ratzinger, Rapporto sulla fede – EP- 1985) E il Papa Paolo VI,  quando più infuriava la burrasca dell’anti-Concilio, come più autorevole interprete di una tradizione bi-millenaria, non esitò a dichiarare:

Crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli e al Padre consostanziale, “Homoousios to patri”; e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Egli si è Incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la Divinità, e inferiore al Padre secondo l’umanità, ed Egli stesso uno non per una qualche confusione delle Nature, ma per l’unità della Persona” (da Professione di fede)

 

Questa la verità assolutamente vitale professata dalla prima generazione dei fedeli, e numerosi gli interventi del magistero nel corso dei secoli: si tratta di  “simboli” adottati dalle varie Chiese, di dichiarazioni dogmatiche dei Papi, di definizioni di Concili particolari ed ecumenici, di lettere, formule, anatematismi, professioni di fede, documenti vari, condanne… che dal 198 (d.C.) si succedono puntualmente da un secolo all’altro, nutrendo una Tradizione lucidissima, ininterrotta. …

 

E’ infetta di storicismo certa esegesi biblica secondo la quale  “gli Apostoli non intendevano stendere una relazione dei fatti storici, ma una relazione della loro fede, una relazione che presenta i fatti della storia di Cristo alla luce della loro fede pasquale” (G. Siri, Getsemani, Roma, 1980, p.299) Nell’ipotesi, tra il “Cristo-storico” e noi ci sarebbe l’interpretazione soggettiva e sempre discutibile della prima generazione cristiana. Il Cristianesimo allora, essenzialmente storicizzato, si ridurrebbe ad “un fatto di cultura” inserito nel processo evolutivo dello spirito umano. Si arriverebbe così al tradimento della fede.

 

 (Continua in Art. 3_L'Unione ipostatica - di prossima pubblicazione)

 



 
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