Omelia 22^ dom. T.O. - 3.9.2017




Seguire Gesù nella disposizione di fare il suo stesso cammino con la croce.  Questo è perdere per vincere. Niente vale più della salvezza e per essa dobbiamo investire tutto. Occorre lasciarci sedurre da Dio che ci chiama e invita al cammino, dove avremo sempre sete di Dio.

nº  1680

Omelia 22^ Domenica T.O.

(03.09.17)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

La seduzione che salva

L’anima mia ha sete

Il profeta Geremia ci rivela il profondo del nostro cuore. Traduce in parole quello che dice il cuore. Come il profeta di Dio che vuole salvare, sente nel suo corpo la forza dell’attrazione Divina che chiama: seduzione. Passando dalla sofferenza causata dalla sua missine, decide di non parlare più di Dio nè di restare più al suo servizio  ad annunciare e denunciare. Le sue denuncie gli hanno arrecato grandi umiliazioni e sofferenze. Ma Dio non si allontana da lui: il profeta non “scappa” da Dio che lo ha scelto: “nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger 20,9) questa espressione è richiamata dal salmo: “L’anima mia ha sete di te, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua” (Salmo 62).senza questa sete di Dio non potremmo mai vivere la fede cristiana. Questo spiritualismo non coinvolge la nostra realtà spirituale. Sovente il desiderio di Dio può portarci ad assumere comportamenti forti di impegno  anche a donare la vita stessa. Questo desiderio non è un semplice “mi piacerebbe tanto di ....”. Il salmista prega questo sentimento: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua” (S. 41). Non si tratta di un bell’animale. È l’animale con una sete folle che cerca l’acqua. La vita spirituale consiste in questo desiderio. Così è il cuore di chi ama Dio

Prendendo la croce

Questo è lo stesso desiderio che ci fa seguire Gesù con tutta la forza del cuore: “Se qualcuno vuole seguirmi, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e Mi segua” (Mt 16,24). Gesù  si sente spinto a seguire un cammino che Lo porta a soffrire il rifiuto e la sofferenza. Una certezza interiore Lo affascina verso la Risurrezione. E non accetta che sia interrotto dal desiderio umano che non vuole soffrire. Chi lo tenta è un satana, pietra di inciampo. Risponde duramente a Pietro: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mt 16,23). Poco prima aveva detto che Pietro professava la fede per rivelazione di Dio.  E gli diede le chiavi del Regno dei Cieli (Mt 16,17.19). ora lo chiama satana! Solo con la fede non ci inganniamo in questo cammino  di sequela di Gesù che suppone la croce. Il desiderio che ci viene dalla seduzione  deve andare fino alla fine. Nel futuro c’è sempre la risurrezione. È necessario sapere perdere la vita nelle nostre scelte per incontrare la vera vita che si trova in cima a qualche altra seduzine. “Che vale ottenere il mondo intero ma perdere la propria vita?”. Il cammino della croce conduce alla vita. Ecco l’errore di chi mette a lato la croce per vivere solo del benessere, del piacere e del potere. E’ stato avvolto dalle spirali di satana, il serpente

Abbiamo un altro modello

La grande attrazione che Dio esercita su di noi e il desiderio che ci porta a cercarlo  non sono lontani o fantasiosi. È una scelta che coinvolge la concretezza della vita, come leggiamo nella lettera ai Romani: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2). Cambiando il modo di pensare possiamo assumere la proposta di Gesù e fare di essa il nostro cammino dietro a Lui. La nostra anima sarà saziata, come cantiamo nel salmo 62, come in un grande banchetto di festa. La nostra spiritualità si alimenterà nello Spirito e nella Verità. Paolo ci offre un pensiero forte: “questo sia il vostro culto spirituale”. Lodare e glorificare Dio  e farlo nella vita  non a parole. Questa riflessione ci porta a capire il culto cristiano che si realizza nel cuore e va al concreto della vita.

 

Letture:Ger. 20,7-9;Salmo 62; Rom. 12,1-2; Matteo 16,21-27




 
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