Omelia 23^ dom. T.O. - 10.9.2017



La Parola di Dio insegna la necessità di aiutarci gli uni gli altri nel cammino della salvezza. Io mi salvo per l’amore all’altro!

n. 1682

Omelia 23^ Domenica T.O.

10.9.2017

p. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Responsabili gli uni degli altri

Non chiudete i cuori

La Parola di Dio di oggi ci fa riflettere sulla necessità dell’aiutarci a vicenda lungo il cammino della salvezza. Se un fratello sta sbagliando,  ciascuno e la comunità sono responsabili di avvertirlo. Per questo il profeta Ezechiele ricorda che, se non lo correggo, resto colpevole del peccato del fratello. Se il fratello non ascolta, allora la colpa resta sua (Ez 33,7-9). Davanti a questo rischio di non corrispondere alla chiamata alla conversione, il salmo invita ad ascoltare sempre la Parola di Dio pronunciata in comunità. “Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite il cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere” (S. 94). Anche davanti ai grandi miracoli di cui furono testimoni i padri, nel deserto, non mossero il loro cuore a conversione. È una scelta che deve partire dall’intimo. Gesù insiste sul ministero di legare e sciogliere, vuole dire che quello che facciamo per avvertire i fratelli è aiutarli nella grazia di Dio. Questo ministero ha un processo molto chiaro:  deve essere realizzato nella carità. Prima di tutto si parla alla persona da sola, poi , se non ascolta, si invita un altro fratello per mostrare che la cosa non è personale; se neppure in questo caso ascolta, si può chiamare la comunità. Se non ascolta nemmeno la comunità, sia considerato un pubblico peccatore o un pagano. Normalmente facciamo la strada contraria: dopo che tutto il mondo sa, anche l’accusato sa. Si incontra nella Chiesa  anche la denuncia nascosta.  Il padre, il vescovo e anche le autorità superiori sanno chi è accusato. L’accusato no. Questo è male. Sarebbe ora di finirla con un certo tipo di denuncie fondate sulla meschinità e la cattiveria. Gesù insegna in altro modo.

Egli sta tra noi

La comunità è una grande mediatrice in tutte le questioni. Il motivo è la presenza di Gesù: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono Io in mezzo a loro» (Mt 18,18-19). Questa è la preziosa e costante presenza di Gesù tra i suoi che giustifica ogni azione della Chiesa. Egli sta sempre presente nella comunità, anche la più piccola, garantendone la preghiera, vita e attività. Così sono assicurati i sacramenti, le preghiere, l’impegno pastorale, ecc:  “Io sto in mezzo a loro”. L’individualismo nella vita cristiana non ha consistenza, perché il comandamento primario è quello dell’amore. Amare esige la persona amata. Vediamo come la struttura della Chiesa funziona tenendo come esempio l’amore coniugale.  Questo  Ã¨ espressione dell’amore di Dio e modello della vita cristiana per tutti. Salvarsi è un’azione individuale. Io non mi salvo per l’altro, ma mi salvo per l’amore all’altro. L’amore vicendevole è il cammino. È per esso che Gesù ci ha salvato.

L’amore non fa del male

La lettera di Paolo ai Romani, presenta i comandamenti riferiti al prossimo,ci fa capire che per il mutuo amore è il compimento della legge. L’amore rispetta i padri, la vita, la sessualità, le proprietà dell’altro, l’onore dell’altro, il matrimonio e la vita personale di ciascuno e dei sui beni.  Tutto quello che concerne l’essere umano deve essere modellato dall’amore. L’amore è il compimento perfetto della legge (Rm 13,8). Correggere il fratello è frutto dell’amore  di comunione. Tutti hanno diritto a vivere bene, anche con l’aiuto degli altri.  Il “non ho bisogno di nessuno”, non è l’insegnamento di Gesù. Noi abbiamo bisogno, invece, gli uni degli altri. Restiamo uniti per garantire la presenza di Gesù in mezzo a noi e la nostra relazione con Dio. Nelle celebrazioni, realizziamo questa verità

Letture: Ez. 33,7-9; Salmo 94;Rom. 13,8-10;Matteo 18,15-20




 
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