Omelia 26^ dom. T.O. - 1.10.2017



Solo l’obbedienza porta frutto

nº 1688

Omelia 26^ Domenica T.O.(01.10.17)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Fare la volontà del Padre

Accogliere la Parola

Davanti alla chiusura dei capi del popolo e dei sacerdoti del tempio, Gesù  propone la parabola dei due figli che ricevono un ordine dal padre per andare a lavorare nei loro campi. Uno dice che non andrà,  ma poi ci ripensa e ci va. L’altro disse che l’avrebbe fatto, poi non ci andò.  Quale dei due ha fatto la volontà del Padre? Domanda Gesù. -  Quello che andò anche se disse che non sarebbe andato. Intanto applica a loro la parabola perchè sono i cosiddetti “buoni” del popolo di Dio.  Ma non accolsero le parole di Giovanni che chiamava a conversione. I peccatori e le prostitute le accolsero.  Essi invece non si convertirono. Gesù mostra che stanno rifiutando Colui che è la Parola del Padre. Così non stanno compiendo la volontà del Padre. I pagani , lontani da Dio, accolgono l’annuncio e sono accolti da Dio. E loro no. Il profeta esemplifica presentando le lamentele della gente che dice che Dio si sta sbagliando nei suoi giudizi non considerando il giusto che si perde. – Ma Dio invece è chiaro. Se un giusto, pratica il male, muore.  Se l’empio abbandona il male, egli vive. Vediamo così la comparazione con il vangelo. Da noi è richiesta la fedeltà alla Parola di Dio e la nostra fede in Gesù. Credere significa vivere la fede. Dire di credere, ma non vivere in accordo alla Parola,  non si è nella verità ma si vive lontano da Dio. D’altro lato incontriamo persone che non fanno parte della comunità della Chiesa, ma realizzano la Parola nelle loro vite, anche senza sapere o conoscere la fede cristiana. “non basta dire Signore, Signore” e avere un comportamento che non corrisponde alla fede. Questo non è nel cammino di Dio, non fa la sua volontà.

Avere i sentimenti di Cristo

La generosità di Dio con tutti supera i limiti della nostra immaginazione. Cristo, consegnandosi alla morte, obbedisce al Padre che vuole la salvezza di tutti (1 Tm 2,4). Nel vangelo di questa domenica vediamo che il figlio che obbedisce è colui che fa la volontà del Padre, anche se all’inizio aveva negato l’obbedienza. L’obbedienza supera il male del peccato. Così, come spiega Paolo, Gesù è il Figlio che assume la debolezza umana,  si carica i peccati di coloro che negano. È fedele e fa la volontà del Padre: “poichè io  sono venuto non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha  mandato” (Gv 3,38). Paolo nell’Inno della lettera ai Filippesi racconta come Gesù obbedisce al Padre: si è Incarnato, nonostante fosse Dio, ha assunto la condizione di schiavo fino alla morte e alla morte di croce. Ha obbedito fino all’estremo (1 Fil 5-10). Per questo Dio lo ha esaltato. Chi compie la Parola fa la volontà del Padre e ha come risposta la risurrezione. Al si del Figlio c’è sempre il sì del Padre. Cristo esprime i sentimenti del Padre nell’assumere la condizione umana. Da Dio non abbiamo bisogno di sperare niente altro, poiché avendoci dato Gesù ci ha dato tutte le cose (Rm 8,32). Se facciamo il cammino di Gesù possiamo avere la certezza di stare rispondendo di sì al Padre.

Ricordati della tua tenerezza

Per rispondere correttamente al Padre siamo istruiti dal salmo 24 che ci mette in preghiera giustamente per conoscere la volontà del Padre e realizzarla nella nostra vita: “Mostrami, Signore, i tuoi cammini, e fammi conoscere la tua strada! La tua verità mi orienti e mi conduca,  perchè tu sei il Dio della mia salvezza” (S. 24,4-5). Nella fragilità umana chiediamo che Dio non si dimentichi della sua misericordia. È curioso come facciamo memoria delle grandezze di Dio, ma chiediamo che Egli faccia memoria anche della sua misericordia e bontà. Lui non dimentica! Ma noi abbiamo la libertà di trattarlo con affetto giocoso anche sapendo che il Signore è pietà e rettitudine ...

Letture: Ez. 18,25-28; Salmo 24;Fil.1,1-11;Matteo 21,28-32




 
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