Omelia 30^ dom. T.O. - 29.10.2017



Gesù insegna con chiarezza che il fondamento di tutto è l’amore a Dio e al prossimo

nº 1696

Omelia 30^ Dom. T.O. (29.10.17)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Amare Dio e il prossimo

Un comandamento solo

Continuano le provocazioni dei capi per coinvolgere Gesù a fare una dichiarazione compromettente. Il tema ora è la santità del popolo di Dio. Quale è il nucleo della fede? Cosa sostiene la legge di Dio? C’erano nei capi del popolo tendenze differenti sulla fede. La domanda in questione, quale è il maggiore comandamento, significa nel linguaggio dei rabbini, quale è il maggiore di tutti i comandamenti dal quale essi prendono il loro significato. Gesù risponde citando il testo del Deuteronomio 6, 4-9: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente”. Grande comandamento nel suo contenuto, il primo tra tutti i comandamenti, il primo da essere osservato, senza il quale gli altri  non avrebbero ne senso ne significato. E Gesù insegna che il secondo comandamento è uguale al primo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lv 19,18). La parola uguale non si riferisce solo ad una somiglianza, ma è il termine che indica la stessa sostanza. Ma potremo avere certezza di amare Dio soltanto quando amiamo il prossimo. San Giovanni è chiaro nel suo insegnamento: “Chi non ama suo fratello che vede, non potrà amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20). Per arrivare a compiere i tre comandamenti che si riferiscono a Dio è necessario compiere i sette comandamenti che si riferiscono all’amore del prossimo. La comunione con Dio si realizza nella comunione con l’altro. “Amiamoci gli uni gli altri, poiché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Colui che non ama non conosce Dio perché Dio è amore” (1 Gv 4, 7-8).

Chi è il mio prossimo?

Con la risposta ai farisei sul fondamento della Legge, Gesù da la sua legge fondamentale. Senza l’amore al prossimo non c’è  amore di Dio. E ricordiamo che già ha risposta a questa domanda in un altro testo con la parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 29-37). La legge antica ricordava che i più diseredati  sono tra il nostro prossimo, e per questo sono i più prossimi a Dio , Padre misericordioso che  assume a Se colui che ha bisogno di cure. Il primo fra essi è lo straniero. Il mondo vive una crisi molto grande di emigrazione a causa di guerre e situazioni naturali come la siccità o altro. Il popolo di Dio deve ricordare che fu straniero, schiavo e segregato. Essere straniero è molto difficile, anche per chi ha condizioni economiche buone. La chiusura è diabolica. Si devono seguire vecchi, bambini, giovani, viziosi e tanti … tanti tipi di esclusione. Il mondo dopo tanto progresso regredisce  in ciò che è fondamentale per la cura dell’essere umano. Il Padre ha cura che i suoi figli non abbiamo freddo, perciò “non possiamo dormire scoperti”.

La carità evangelizza

Paolo elogia i tessalonicesi per aver accolto la parola. Così saranno ricordati ovunque per la loro conversione e la vita cristiana assunta. In questo modo divennero anche evangelizzatori. Questa attitudine trasformatrice anima le altre comunità. Nelle nostre comunità invece siamo molto bloccati nel processo di conversione. Facciamo spesso una vita doppia credendo in Gesù ma facendo apparire differente quello che Egli ha insegnato, soprattutto in ciò che si riferisce alla carità. Ci sono molte miserie nelle comunità che non sono curate. Per questo perdiamo il senso dell’evangelizzazione che porta a cercare lo stesso cammino. Superando l’egoismo potremo dare un senso migliore alla vita comunitaria in un cammino di amore.

 

Letture:Es. 22,20-26; Salmo 17;1Tess.; Matteo22,20-26





 
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