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Omelia 32^ Domenica T.O. - 12.11.2017




Arriva, Arriva!, si sente da ogni parte ... Molti fanno calcoli... Ma è certo che un giorno Lui, sarà venuto, è per questo che è importante, oggi, la vigilanza!

nº 1700

Omelia 32^ domenica T.O (12.11.17)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

“Tempo di vigilanza

Restare vigilanti

Entriamo nel tempo liturgico nel quale rifletteremo sulla vigilanza. È una questione importante che rimane un po’ troppo fuori della nostra riflessione e vita cristiana. Era un punto vitale  all’inizio della Chiesa. Ma fu dimenticata la seconda venuta di Gesù. Ci sono falsi profeti oggi che vanno profetizzando sulla data della fine del mondo. Ma non c’è un dato certo. Gesù continua a istruirci: “Siate vigilanti, poiché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13). Matteo presenta tre parabole che alludono  alla fine: la parabola della 10 vergini, dei talenti e del giudizio finale. Il senso della vigilanza non è solo la paura di essere preso di sorpresa,  ma è la coscienza di essere pronti per chi vive nel Signore. L’idea di fondo della vigilanza è la certezza: “ Ecco lo Sposo!”, cioè il Signore. Il Regno viene all’improvviso. Guardiamo ai simboli: il numero 10 (le vergini erano 10) indica totalità. Tutti sono chiamati. Uscire all’incontro dello sposo è andare all’incontro di Cristo. Lo sposo ritarda e le vergini si riposano e dormono. Questo simboleggia lo stato di sonnolenza che ha chi aspetta senza occuparsi del Regno di Dio. Quando all’improvviso si ode il grido: “Ecco arriva lo sposo!”. L’attesa venuta diventa ora realtà presente. È il momento di preparare le lampade. Ma ecco porsi la questione che non c’è olio sufficiente. Tutto questo supponeva una lunga preparazione. Infatti, è necessario quando si viaggia essere aggiornati. È necessario vivere in un clima di risurrezione. Quelle vergini ebbero un brutto risveglio, e coloro che avevano l’olio non soccorsero le altre. Ciascuno deve assumere la sua parte

Sete di Dio

La vigilanza non è soltanto un problema di attesa. I cristiani si stancarono di attendere il Signore che sarebbe venuto presto. È invece una questione di  sapienza. E la Sapienza è un dono. È il dono proprio dell’amore Divino. Per noi è dello Spirito Santo. Ed Egli ci muove continuamente a cercare, come preghiamo nel salmo: “ La mia anima ha sede di Te, come terra deserta, arida senz’acqua” (S 62).  Ãˆ la follia della vita causata dal profondo desiderio di incontrare Dio. Si dice perfino che ciascuno ha un poco del folle e del santo. La follia dell’incontrare Dio non è una follia, ma un impegno che coinvolge tutta la vita e l’intera persona. Il desiderio dell’incontro con Dio non diminuisce per l’incertezza di ogni giorno. È un olio che sta sempre a disposizione per accendere la nostra lampada che è simbolo della ricerca permanente di andare all’incontro del Signore per partecipare alla festa del Regno. Questa apertura al Regno non si sazia mai. Si desidera sempre più. Non sono momenti impossibili ai semplici e ai peccatori. Quanto più ci immergiamo nella ricerca del Signore tanto più dobbiamo cercare. La porta si  chiude soltanto quando non lo desideriamo. La crescita spirituale non è un accumulare beni spirituali e attività, ma approfondire  sempre più la sete di Dio. Questo è Sapienza.

Certezza del futuro

“Vigilate perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13). L’incertezza non pregiudica la ricerca del futuro. Il Signore ritarda affinché possiamo cercarlo sempre di più. In questa ricerca c’è la certezza che un giorno, nel giorno del Signore, noi ci incontreremo faccia a faccia. Per questo Paolo ci porta, nella prima lettera ai Tessalonicesi, la garanzia della risurrezione, che è il futuro di ogni nostra speranza. Essa non è soltanto la certezza che vivremo per sempre e il futuro ci aprirà questo cammino, ma ci insegna che stiamo in un continuo processo di conversione. Gesù vive di questa certezza. Per questo cammina sempre deciso a realizzare il disegno del Padre e compiere la sua volontà.

Letture:Sap.  6,12-16; Salmo 62; 1Tess.4,13-18; Matteo 25,1-13





 
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