Omelia 33^ dom. T.O. - 19.11.2017


Dobbiamo rendere conto dei doni che Dio ci ha dato

nº 1702

Omelia 33^ Domenica T.O. (19.11.17)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Servo buono e fedele

Essere vigilante è produrre frutto

Continuiamo la riflessione sulla vigilanza. Gesù spiega il Regno attraverso le parabole. Oggi abbiamo la parabola dei talenti (talento era una moneta che equivaleva a 40 libbre d’oro). Leggiamo che un signore,  partendo per un lungo viaggio consegnò a tre dei suoi funzionari alte somme di denaro/talenti  per negoziarli: a uno diede 10 monete/talenti, 5 a un altro e all’ultimo una moneta/talento, che non era poco!.  Noi usiamo il termine talento per indicare doni personali, ma nella parabola si parla di una moneta. Al ritorno, i funzionari che ricevettero dieci e cinque resero conto dicendo che avevano guadagnato il doppio. Colui che ricevette un talento, si rifiutò pigramente di negoziarlo. La risposta che ricevette è dura, venne condannato all’esclusione. Il suo talento venne dato  a colui che ricevette cinque. Colui che più lavora per il Regno ne avrà anche maggiore partecipazione. Il Regno non è un luogo bello con bei paesaggi. È una lotta affinché esso possa essere sempre più vissuto e fruttifichi sempre più per Dio e per il mondo. Governerai dieci città. I frutti del Regno non sono intimistici o vuoto pietismo. È una impiantazione di un mondo nuovo e di creature rinnovate. Dio non dà talenti in abbondanza e di ogni tipo. Ciò che ci si chiede non è materiale, ma di moltiplicare la vita e i doni che Dio ci ha dato. Ricordiamo che il Regno di Dio non deve essere considerato in concorrenza con la finanza ma con la vita. La vigilanza è produrre frutti. La volontà di mio Padre è che produciate frutto e che il vostro frutto rimanga (Gv 15,16). La riflessione sul Regno si è svolta molto sul lato spirituale. Ma c’è bisogno di conoscere i nostri doni e le responsabilità date da Dio e utilizzare tali doni.

Vita a servizio

Con la lettura del libro dei Proverbi sulla madre di famiglia, comprendiamo che la vigilanza si concretizza nei comportamenti coerenti di assumere la propria vita e nella missione come luogo dove ringraziamo Dio e attendiamo la sua venuta. È nella famiglia che incontriamo il luogo privilegiato di sviluppare i nostri doni, esercitando così la vigilanza. Il Regno di Dio è dei piccoli e solo essi lo prenderanno d’assalto. Questa è la violenza di cui Gesù parla: “Il Regno dei Cieli subisce violenza di coloro che vogliono entrare e i violenti se ne approprieranno” (Mt 11,12). La forza dei deboli che si mettono a servizio è maggiore della violenza dei forti. È ciò che vediamo nella descrizione della donna forte. Ricordiamo le nostre madri. È la vite feconda di cui ci parla il salmo: “la tua sposa come vite feconda nella tua casa” (127). In nessun momento si riferisce alla stanchezza o all’irritazione, ma ad attività permanenti senza agitazione. Rappresenta chi mette in atto i talenti umani e spirituali che Dio gli ha dato, ha cento occhi e sa penetrare in tutti gli ambienti. Il Regno non cresce come una entità. È qualcosa che vive per se e  si manifesta nelle persone che valorizzano i propri talenti.

Vigilanti e sobri

I vigilanti non sono nelle tenebre del mondo perché il giorno li sorprenda come un ladro. Sono figli del giorno, della luce …non dormono ma sono vigilanti e sobri (1 Ts 5,5-6). Sobrietà invita a vivere bene tutte le cose e a valorizzare tutto quello che è buono , con equilibrio. Nella prospettiva della venuta del Regno, ci approssimiamo ad esso nella misura in cui viviamo la sua dinamica. Non interessa tanto un Regno che venga alla fine dei tempi, ma un Regno che è presente in ognuno che attende. Proprio ora, dirà Gesù: “Il Regno di Dio è tra voi” (Lc 11,21). La vita non è una fermata dell’autobus dove ti perdi nell’attesa. Ma sono un insieme di azioni frutto dei talenti ricevuti.

 

Letture: Prov.31,10-13.19-20.30-31;S.127;1 Tess.5,1-6;Matteo 25,14-30




 
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