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Omelia solennità Cristo Re- 26.11.2017



Gesù Buon pastore chiede che ci prendiamo cura degli altri come Lui si prende cura di noi.

nº 1704

Omelia Solennità Cristo Re (26.11.17)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Cristo Re dell’universo

In Re Pastore

Nel 1925 il papa Pio XI ha istituito la festa di Cristo Re, per far fronte alla crisi che stava vivendo il mondo. Questa festa era celebrata l’ultima domenica di ottobre. La riforma liturgica l’ha trasferita nell’ultima domenica dell’anno liturgico. Prima aveva un carattere politico che contrapponeva  il Regno di Cristo ai “regni” di questo mondo. La società cristiana si stava disfacendo. Si ebbe allora molto entusiasmo. Il grido “Viva Cristo Re” era il grido dei martiri della rivoluzione messicana. Il cambiamento tolse l’aspetto politico per lasciare Cristo come meta di tutte le cose: “E’ necessario che Egli regni fino a che tutti i suoi nemici siano messi sotto i suoi piedi… Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti” (1 Cor 15, 25-28). La realtà di Cristo diverge da quella degli uomini. Non dovremmo  neppure chiamarlo Re, perché Lui è il Pastore che conduce e dà la vita per le pecore. È nel servizio agli altri su cui si baserà il giudizio dei popoli. Saremo giudicati per quello che abbiamo fatto ai fratelli o che non abbiamo fatto. Cosa domanderà il Giudice? Sintetizzando: soccorrere i bisognosi nelle loro difficoltà? Di quali difficoltà parla? Fame, sete, salute, migrazione, prigionia, nudità (simbolo di totale miseria). Questi sono i problemi fondamentali dell’essere umano. Un miliardo è senza il cibo necessario. Mezzo miliardo non ha accesso all’acqua. Sessanta milioni di rifugiati. Dieci milioni e cinquecento prigionieri nel mondo. Il mondo soffre! E quattrocento milioni non hanno accesso alle cure mediche. Ciò che facciamo a un bisognoso lo facciamo a Cristo! Guadagnare il Cielo dipende dal nostro modo di curare Dio nell’altro.

Egli ci conduce

Come ci prendiamo cura di Gesù così dobbiamo curare i piccoli. Egli ha cura di noi che siamo le sue “pecore”. Nulla manca. Egli è il buon Pastore. Egli ci conosce bene, sa di cosa abbiamo bisogno, esige da noi la stessa cura verso gli altri. Per questo è duro raccogliere le nostre scelte e azioni. Il salmo del buon Pastore è il rovescio del giudizio: cura di ciascuno, dona condizioni di vita degne, acqua, cibo, sicurezza, affetto. Il profeta Ezechiele ( 34, 11) fa eco al salmo: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine”. La cura che Dio si prende dei suoi piccoli è la scuola per la vita della Chiesa e per la preparazione al giudizio universale. Lì potremo udire le parole: “Venite benedetti dal Padre mio! Ricevete in eredità il Regno che il Padre vi ha preparato sin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,34).

Tutto converge a Cristo

Nel cristianesimo primitivo c’era anche molta difficoltà ad accettare le molte dottrine perché erano molto influenzati dalle filosofie dominanti. Per questo Paolo insiste sulla risurrezione di Gesù e di tutti. È solo in essa che acquista senso tutta l’opera di misericordia che ci è stata insegnata dal vangelo. La risurrezione di Cristo ha effetto nella risurrezione  dalle miserie dell’uomo. Pensiamo sempre che la risurrezione si dirige solo al corpo. Essa sta in ogni momento della vita. “In Cristo tutti rivivranno”. Ma anche: “L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte” (1 Cor 15, 26). Quando salviamo l’uomo che soffre lo conduciamo a Cristo nella sua risurrezione. Stiamo giocando con la religione e la fede, ma non facciamo come Gesù ci ha insegnato sull’agire nell’amore.

 

Letture: Ez.34,11-12.15-17; S.22; 1 Cor.15,20-26.28;Mt. 25,31-46




 
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