Articoli e omelie natalizie 2017




n. 1712 Articolo

Natale del Signore – 25.12.2017

P. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Natale! Un Figlio ci è stato dato

Natale una cosa della gente

La serenità del Natale ha origine in quella notte lontana, nel nascondimento di un luogo umile, nel cuore di due persone piene di tenerezza verso un Bambino appena nato. Egli era il Figlio di Dio. È molto difficile parlare della nascita di Gesù. È come sentire il sapore di un frutto che non si è mai mangiato. La celebrazione della liturgia ci provoca dei sentimenti. Questa nascita è, come dice Isaia, per la gioia e la pace. Confronta con la festa del raccolto o con la vittoria sul nemico. Il salmo 95 ci invita a cantare davanti a tutte le nazioni. È una lode che viene da tutta la natura. Viene dal fondo del mare, viene dai campi di frutti abbondanti. Esultano i fiori e i campi. Cielo e terra esultano! Niente resta fuori della lode. Questa lode è completata dagli Angeli che formano un coro celestiale. Siamo invitati ad alimentare la nostra gioia abbandonando ogni empietà e ogni passione , vivendo nel mondo con equilibrio e pietà (Tt 2,11-14). La gioia sta nella liberazione dal male e nella ricerca della vita che ci viene comunicata dal Bambino di Betlemme. Il racconto della sua nascita, così succinta e piena di tenerezza, mostra come si è realizzato il progetto di salvezza di Dio. Dio parte dall’uomo per raggiungere il cuore dell’uomo. L’amore di Dio manifestato in Cristo passa per la condizione umana, lasciandoci nella certezza che possiamo fare lo stesso. Noi ci associamo agli angeli per cantare: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14). I pastori partecipano di questa lode andando a Betlemme a vedere il Bambino.

Buon affare

La riflessione dei grandi maestri della fede sulla nascita di Gesù, usa il termine “scambio”, “commercio”, “scambio di regali”. I santi Padri esclamano: “O ammirabile scambio!”. Preghiamo nell’offertorio: “Accogli, o Dio, l’offerta della festa di oggi, nella quale il Cielo e la terra si scambiano i loro doni”. E noi diamo a Dio il dono della nostra umanità. Dio  ci ha retribuito con la sua Divinità. In Gesù c’è la sintesi di tutto questo: Uomo-Dio. E Continuiamo: “Donaci di partecipare della Divinità di Colui che  a unito a Voi la nostra umanità”. Non è solo un insegnamento, ma un cammino di salvezza nella ricerca permanente di unire la nostra vita alla vita di Dio. È il processo permanente di conversione nella redenzione che Gesù ci ha portato. Nella spiritualità conosciamo questo processo come divinizzazione. Andiamo assumendo la Vita di Dio. Spiritualità non è un sentirsi bene, ma un permanente aprirsi alla divinità. Gesù si è incarnato nel seno di Maria. Dio usa con noi lo stesso cammino di rispetto della nostra libertà e capacità di assumere la Divinità. Dio inviò Gesù per  aprirci alla comunione con Lui.

Un canto soave

Quando ascoltiamo un canto bellissimo, diciamo: sembrano angeli che cantano. Quando vediamo gli Angeli cantare nella notte di Natale, nella nascita di Gesù, possiamo dire: sono delle persone che cantano. È un canto soave, Egli è il costruttore di pace. È  il linguaggio della gente. Gli Angeli cantarono davanti ai pastori parole Divine e le trasformarono in parole umane. La pace che annunciarono alla terra è la stessa che presero dal Cielo. Per questo chiamiamo Gesù: Principe della Pace. Di conseguenza Gesù stabilisce la pace come suo comandamento: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Celebriamo la bellezza del natale. Per Gesù, la memoria del Natale si da in ogni atto di amore che realizziamo, da un istruirci tutto l’anno. Lo spirito del Natale continua in Gesù, poiché egli resta sempre il “piccolino”


nº 1709

Articolo

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Montando il nostro presepio

1960. un po’ di storia

Nei nostri paesi cattolici si conserva ancora la tradizione di fare il presepio. Le chiese, le case, le strade i negozi, creano meraviglie. Ci sono bei presepi anche nei negozi. Ma …mettono solo babbo natale o mamma natale. Di Gesù niente. Nei paesi che furono cristiani, hanno cancellato anche questi, e resta solo la celebrazione della fine dell’anno. In Italia si conserva la tradizione, e Napoli è la terra dei presepi. Meravigliosi! San Francesco, nel 1223, ha fatto il primo presepio vivente. Lo fece in una grotta poiché erano vietate rappresentazioni nelle chiese. Lui voleva facilitare la comprensione della nascita di Gesù, più tardi Giotto ne fece la pittura. A partire da qui si diede inizio alle rappresentazioni del presepio. Cosa c’era prima? Dobbiamo avere come fondamento la memoria della celebrazione che non usa immagini ma la memoria del Mistero dell’Incarnazione nella celebrazione. Lì Gesù continua a essere vivo! Perché celebriamo il Natale se Gesù è già morto e risorto? Dobbiamo comprendere che l’insegnamento cristiano e cattolico dice che celebrare è rendere presente. È lo stesso che l’Eucaristia. Gesù non nasce né muore di nuovo. Nella celebrazione, ci è dato di partecipare al Mistero già avvenuto e che continua ad avverarsi nei nostri segni sacramentali. Questo è l’insegnamento. Non soltanto ricordiamo, viviamo al presente quello che è avvenuto con Gesù. Tutto quello che è avvenuto con Gesù rimane. Siamo presenti come coloro che lo furono la prima volta,perché siamo presenti nella fede e non per la vista o per il tatto. Nella basilica romana di Santa Maria Maggiore c’è un reliquiario che contiene la culla, dove fu collocato Gesù. Lì c’è anche la prima rappresentazione del presepio in immagini. Anchieta ha usato il presepio vivente nel 1552 per presentare indios e coloni.

1961. Fattore educativo

Seguendo il cammino di San Francesco, usiamo il presepio perché attraverso di esso avviciniamo le persone sempre di più a quello che fu il più grande avvenimento dell’umanità. E’ una catechesi che riunisce molti elementi un unico quadro. Se entriamo nei dettagli degli elementi e dei loro significati, percorriamo molti insegnamenti della Sacra Scrittura, come le profezie, i testi narrativi degli evangelisti e gli insegnamenti evangelici. Non possiamo restare solo nella vista di una scena. Nelle pitture orientali della nascita di Gesù, ci sono tutti gli elementi in un solo quadro. Non sappiamo come avvenne, ma possiamo far passare le idee attraverso le immagini, poiché sappiamo il perché. È educativo per i bambini, soprattutto, fare in modo che partecipino a questo momento, aiutandoli a fare il presepio, e assorbire pian piano il senso religioso per togliere un po’, almeno, del paganesimo di babbo natale. È fraternità, ma comincia con Gesù che fa il primo presepio. Dovremmo sottolineare che il Babbo Natale è una espressione del regalo che Dio ci ha dato in Gesù.

1962. Sviluppare la fede

Davanti al Presepio facciamo una preghiera silenziosa, perché, come scrive Sant-Exupery: “quando il mistero è grande la gente non disobbedisce”. È un momento molto semplice e ricco di simboli  nei quali ci è offerto il dono di Dio nel suo Figlio. Crediamo che “Egli si è incarnato nel seno della Vergine Maria”. Andiamo a fondo di queste parole della nostra fede e cerchiamo l’alimento per il nostro quotidiano. È il Figlio di Dio che Si è fatto uomo, per dare una vita all’umanità. “Essendo di natura Divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” (Fil 2, 6-7). Fare un presepio dentro di noi è aprire una miniera di ricchezze per la nostra vita cristiana.

nº 1711

Artigo

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista


Gesù visita Babbo Natale

1978. Egli venne per i suoi

Quando celebriamo il Natale siamo coinvolti dalla forza pubblicitaria dei prodotti natalizi, dalle feste, dai cibi speciali, dai veglioni di fine d’anno, dagli amici segreti e da una quantità immensa di prodotti offerti. È la festa, lo stare insieme. Il babbo natale è il corifeo di questa danza. Babbo natale, con i cambiamenti prodotti dal nostro tempo, è un vescovo della città di Mira in Turchia. A lui si attribuirono molti miracoli nell’aiuto delle persone, soprattutto dei bambini. Con il tempo è passata la figura che abbiamo attualmente che si è aggiunta alle tradizioni. Peccato che ci si sia concentrati troppo sul presente di uno che fa doni generosi e ci si sia dimenticati che questi doni vengono dall’amore a Gesù che è il dono che il Padre ci ha dato veramente. Visitare babbo natale è donargli una dimensione di verità e di evangelizzazione almeno nell’aspetto di bontà e generosità che egli realizza con la sua figura. È un amico di Gesù quando fa il bene. Fare il bene è già essere visitati da Gesù. Visto che dobbiamo evangelizzare tutte le realtà, anche quelle natalizie. Non si tratta di non prendere nulla del bene che presenta, ma attribuirgli un senso più profondo: “Egli venne per coloro che erano suoi …  ma a coloro che lo riconobbero ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 11-12). Ogni celebrazione del Natale non termina con la fine dell’anno, ma diventa illuminatrice delle nostre attività. La benignità di Dio che ci insegna Paolo nella messa di Natale (Tt2,11), continua anche nel corso dell’anno. Quando Dio visita il suo popolo dà come dono : Gesù. Conserviamo il dono e portiamolo nel nostro giorno per giorno. Il Natale passa, ma rimane come spirito per tutto l’anno.

1979. il senso profondo del dono

Dobbiamo percepire questo legame tra il lato buono del Natale e la Venuta di Gesù. Egli è il dono di Dio. L’albero di natale ha come frutto prezioso: Gesù, che è simboleggiato dai doni che vi sono sotto. Gesù visita babbo natale e gli offre il senso del dono che sono i regali che manifestano la fraternità che illumina il nuovo anno. Ci sono molti problemi e difetti. Ma quello che ci interessa è l’aspetto positivo. Per poco che sia è più grande di tutti i mali del mondo. Una debole fiamma dà maggiore speranza delle dense tenebre. Gesù nasce a Betlemme, li stavano Maria e Giuseppe. Ci è voluto del tempo affinché Gesù portasse al mondo la buona notizia, il Vangelo che annunciamo.  Non dobbiamo temere davanti all’incredulità e freddezza spirituale che invade la società. Ciò che facciamo può incendiare il mondo. Egli stesso dice: “Non temere, piccolo gregge, poiché al Padre vostro è piaciuto darvi il suo Regno” (Lc 12,32). Il dono di Dio diventerà efficace quando lo prendiamo per noi. Dio  vuole dipendere da noi. Sempre ci da le sue ricchezze. E rispettosamente aspetta la nostra corrispondenza. Il dono accolto, se non è assunto non porta frutto. Il male impone, Dio propone

1980. Non distruggere, ma fa nascere

Arriviamo a dire che babbo natale ha preso il posto di Gesù. Nella pratica è quello che vediamo. Cosa possiamo fare veramente per restaurare la candela nella culla di Betlemme, dove riposa il Dio vero che si è fatto uomo? Basta continuare nella meditazione di Maria e Giuseppe perché “lei conservava tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 2,19). Questo è l’atteggiamento fondamentale di coloro che vogliono costruire. Il cuore è il laboratorio dove si approfondisce la conoscenza delle cose di Dio e i comportamenti che prenderemo affinchè il mondo sia sempre più di Dio. Andiamo, con Gesù, a visitare babbo natale con gli occhi e il cuore di Gesù nel nascere a Betlemme: vedere quello che c’è di buono nel nostro mondo e amare.



 
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