Omelia 3^ Dom. T.O. 21.1.2018



L’annuncio del Regno è opera di tutti. Pochi ma convertiti

nº 1720

Omelia 3^ Dom. T.O. (21.01.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Predicazione del Vangelo

Operai del Regno

Gesù dall’Incarnazione è già in Missione. Non è rimasto silenzioso. Sarà una testimonianza viva che si mostrerà con la testimonianza della parola. A Lui si applica la parabola del seme: “il Regno di Dio è come un uomo che getta il seme a terra… il seme germina e cresce senza che il seminatore sappia come” (Mc 4,26). Così Gesù cresceva fino al momento di manifestarsi ad Israele. Non era tempo perso ma tempo per crescere. Gesù comincia a percorrere le città predicando: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Iniziando il suo ministero pubblico con l’annuncio del Regno, Gesù non lo fa da solo, ma comincia a radunare discepoli che assumeranno con Lui questa missione. L’annuncio del Regno è opera di tutti. Se Gesù è il fondamento del Regno, egli può riunire dei discepoli intorno a se. L’invito di Gesù è affinché “ restino con Lui per inviarli a predicare” (Mc 3,14). Prima c’è lo stare con Lui per imparare a vivere e poi viene l’annunciare. Gesù costituisce con loro la prima base del  Suo Regno. Non cerca aiutanti ma crea la comunità che moltiplicherà la sua parola. Il profeta Giona è anche un esempio di un chiamato da Dio per andare a Ninive a predicare la conversione della città (Giona 3,1 ss). Il tempo è già compiuto ma è ancora attuale, perché è il kairos, il tempo presente di Dio. È un passato che continua ad essere presente.

Mostraci le tue vie

Viviamo in un mondo grande. Impressiona il vigore dell’annuncio di Gesù, continuato poi dai suoi discepoli. Iniziano in Israele, ma presto si troveranno al centro del mondo, per irradiare la Parola. Il centro è dove c’è necessità di maggiore conversione in quanto i beni materiali soffocano qualsiasi conversione. Oggi ci sono le grandi città ma restiamo in periferia, fuori dal rischio e dal pericolo. Come evangelizzare? Gesù ha dato preferenza ai piccoli, ma insegnava anche nel tempio che era il cuore del popolo d’Israele. L’asse della predicazione del vangelo è la chiamata alla conversione. Il Vangelo deve penetrare le strutture e cambiare i cuori. Facciamo la scelta degli umili perché sono tanti, ma sono essi che modificheranno le strutture. Non aspettiamo leggi e autorità che le modificheranno, poiché le leggi delle istituzioni favoriscono i “proprietari” del potere. Stare con Gesù ed essere inviato a evangelizzare è il vero potere. Per questo preghiamo con umiltà, con costanza, che il Signore ci indichi i cammini e che la sua verità ci conduca (S. 24). Non dobbiamo temere la grandezza della grande città perché il Regno di Dio ha la forza.

La scena del mondo passa

Paolo davanti alla prossimità della venuta del Signore, esorta il popolo a vivere il distacco dalle realtà umane, senza negarle. A vivere una vita intensa nel Regno nell’attesa del Signore che sta per venire. Slegarsi dai beni del mondo, non è deprezzarli, perché non possiamo vivere senza di essi. È dare loro il giusto valore che è importante. Questi beni non sono “dei” ma stanno al servizio. Sviarli dalla loro funzione e servircene equilibratamente, senza tensioni è garantire la loro finalità di dare all’uomo e alla donna più umanità e una più grande capacità di generare la vita. La conversione ci fa cercare nelle beatitudini il senso di una vita sempre più piena. È la testimonianza che ci da Gesù. Ha vissuto in tutto la condizione umana, tranne il peccato. (Eb 4,15). Peccare è semplicemente usare male e senza amore, ciò che è stato fatto per il bene e per un maggiore amore.

Letture: Giona 3,1-5.10;S 24; 1 Cor. 7,29-931;Mc 1,14-20.




 
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