Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 4^ Domenica T.O. - 28.1.2018
Omelia 4^ Domenica T.O. - 28.1.2018


Il popolo si deliziava delle parole di Gesù, perché avevano un contenuto umano e Divino. Questo faceva di Lui il Profeta promesso. Gesù non è un concorrente del male. Egli è il Signore della vita e dei cuori

nº 1722

Omelia 4^ Dom. T.O.

(28.01.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Insegnando con autorità

Essere profeta in tempi cattivi

La predicazione di Gesù provocava grande ammirazione nella gente. Essi vedevano in Lui in profeta e maestro diverso dal modelloa cui  erano abituati e che vedvano nelle sinagoghe. Il potere che Gesù dimostrava non stava solo nei suoi miracoli e nello scontro con i demoni, come ci dice Marco. Ciò che impressionava era il modo con cui insegnava. Gesù continua in modo nuovo la vita della sinagoga, cercando nella Parola di Dio il sostegno per la vita della gente. Non rimaneva a ripetere frasi fatte e tradizioni inutili , che lo irritavano molto. Egli era profeta.  C’era un insegnamento che veniva dal Deuteronomio (18,15), su un profeta come Mosè. Questi sarebbe stato  il Profeta e non semplicemente un profeta in più. Vediamo nei testi su Giovanni Battista che gli domandano se lui non fosse il Profeta: “Egli disse: No!” (Gv 1,20). Insegnare con autorità non era una questione di potere, ma di densità di predicazione che nasceva dall’interno di Gesù, a contatto con la Parola e con l’Autore di essa. Gesù, uomo che cercava il Padre, aveva nella sua preghiera la capacità di accogliere le parole dal cuore del Padre. I tempi sono cattivi in tutti i tempi, poiché il male fa i suoi discepoli e impone al mondo le sue malvagità. La forza profetica di Gesù è di scartare questo potere, che si diceva essere possesso del demonio. Marco mostra la vittoria di Gesù contro il male. Il demonio lo chiama Santo di Dio. Davanti al Bene, il male confessa la sua inutilità. Iniziando il tempo liturgico nuovo siamo invitati a seguire il Profeta Gesù.

Non chiudete il vostro cuore

Aprendo il cuore alla Parola di Dio possiamo togliere il male, il demonio, dal cammino di fede. La tentazione è presente nella vita dell’uomo e della donna dall’inizio dell’umanità. Dio non ci ha fatto come dei burattini che modella  senza la nostra partecipazione. Dio vuole che lo scegliamo, che apriamo il nostro cuore alla sua presenza e alla sua grazia salvatrice. Il male ci rende schiavi, la grazia ci fa liberi. Dio non si impone, ma  propone. Davanti all’annuncio dato dal profeta Gesù, siamo invitati ad aprire il nostro cuore: “Ascoltate oggi la sua voce, non indurite il cuore come a Meriba” (S 94). Gesù  non toglie i nostri demoni con grida, ma con la nostra collaborazione di fede. Non cerchiamo miracoli nella nostra vita cristiana. Il grande miracolo è ascoltare la Parola e con essa, convertire il nostro cuore cambiando le nostre vite . Il suo insegnamento muove i cuori. Chi vuole essere profeta di Gesù, annunciatore della sua Parola e Vita, deve essere coerente. È triste vedere i cristiani con una vita doppia. Un modo nella Chiesa e un altro nella strada.

Equilibrio tra fede e vita

La vita di fede esige sempre una vita coerente. Paolo, nella lettera ai Corinti (2Cor.7,32-35), colloca una questione difficile. I cristiani aspettavano il ritorno di Cristo già nella loro generazione. C’erano aperte alcune questioni che portavano a questo pensiero. Ad esempio: perché sposarsi e non approfittare per preparare la venuta del Signore? I matrimonio esigeva molta preoccupazione e occupazione per vivere bene in esso. Non per questo Paolo è contro il matrimonio o la vita affettiva. Desiderava che fossimo come lui tutti dediti al Signore. Possiamo capire l’insegnamento di Paolo nella sua totalità: in qualunque circostanza della vita che scegliamo, dobbiamo vivere per il Signore nella carità, come ci indicherà in altri testi. La carità sarà sempre la radice di ogni bene. Possiamo anche ricordare che ogni vocazione può realizzare pienamente il Vangelo nella nostra vita.

 

Letture: Deut.18,15-20; S 94; 1Cor.7,32-35; Marco 1,21-28.




 
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