Omelia 6^ Dom. T.O. - 11.2.2018



Il lebbroso cerca Gesù per una possibilità di purificazione. Gesù cerca la gente e si coinvolge con gli “impuri”. San Paolo insegna a vivere la gloria di Dio piacendo a tutti in tutto

nº 1726

Omelia della 6^ Domenica T.O.

(11.02.2018)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Se vuoi puoi guarirmi

Sete di purificazione

Gesù vince tutti i mali. È per questo che le persone si rivolgevano a Lui per essere guarite (Mc 3,10). Marco nel suo vangelo evidenzia questa dimensione di purificazione totale che Gesù è venuto a portare. Questa purificazione è il segno del perdono dei peccati che erano comparati alla lebbra. La liturgia della Parola di oggi riflette l’azione redentrice di tutto l’uomo e di ogni uomo. Ecco il miracolo della guarigione di un lebbroso esempio della preghiera di supplica: “ un lebbroso si avvicinà a Gesù e, in ginocchio, chiede: “Se vuoi puoi guarirmi”. Gesù, pieno di compassione, lo toccò e disse: “Io lo voglio sii guarito”. Nello stesso istante la lebbra scomparve e il lebbroso fu guarito” (Mc 1, 40-42). Vediamo così l’umiltà, il riconoscimento del potere di Gesù e la sua compassione che guarisce. Egli mosso dalla compassione soccorre chi a Lui si rivolge. Il salmo, riflettendo sulla prima lettura che ci parla della legge sui lebbrosi nel libro del levitico (13-14), si riferisce al peccato, vero male dell’uomo. Con il riconoscimento e la confessione della colpa si è perdonati e questa è la purificazione. La lebbra isolava il malato dalla comunità e dal culto. Era immondo, perché lo si considerava nel peccato e in potere del demonio. Chi toccava un lebbroso restava egli stesso impuro. Per questo Gesù non poté entrare nella città dopo aver guarito il lebbroso, toccandolo. Così impariamo che nel Signore Gesù abbiamo la remissione e il perdono dalla lebbra del peccato. E il salmo ci invita a rallegrarci: “Rallegratevi, o giusti e nel Signore esultate di gioia! (S 31). È  la gioia del lebbroso che annuncia la guarigione che riceve da Gesù.

Compromettersi per Gesù

Marco quando parla della scelta dei discepoli dice che Gesù li ha chiamati perché stessero con Lui e poi per inviarli ad annunciare (Mc 3.13-14). Seguire Gesù è un cammino di comunità, di mutuo impegno e coinvolgimento. Compromettersi era uno dei comportamenti di Gesù.   Egli “si sporcava” le mani per gli altri coinvolgendosi con le persone. Vediamo i diversi casi, come quello del lebbroso del vangelo di oggi, della peccatrice che Lo tocca, dei bambini che lo cercano e lo abbracciano, del popolo che vuole toccarLo. Gesù gradisce l’essere cercato dalla gente. Due aspetti si evidenziano nel comportamento di Gesù con noi: compromettersi con Dio per fare la sua volontà, e compromettersi con le persone per insegnar loro ad amare come Lui ama. Analizzando la nostra fede e l’azione apostolica, possiamo vedere quanto ci manca nell’impegno di coinvolgerci con i poveri e i più bisognosi. Il discorso è buono, ma la realtà resta lontana. Noi della “classe” religiosa e clericale viviamo per noi e per le strutture senza il coinvolgimento con il popolo. Poi ci domandiamo perché la nostra fede non attrae.

Tutto per la gloria di Dio

Paolo, nella prima lettera ai Corinzi ci invita ad imitarlo. Primo:vivere per la gloria di Dio: “Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1 Cor 10,31). In secondo luogo: “io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare l’utile mio ma quello di molti, perché giungano alla salvezza” (id. 32). Questo è quanto si dice imitare Gesù (id 11,1). Quando mettiamo Gesù e la sua missione al primo posto, superiamo questi problemi tanto umani che portiamo su di noi e nella comunità. È incredibile che, per quanto formati e santificati che possiamo essere, non riusciamo a scoprire questa dimensione necessaria alla salvezza. Questo è il motivo per cui non siamo più necessari.

 

Letture: Lev.13,1-2.44-46;S 31;1 Cor.10,31-11,1; Mc.1.40-45.




 
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