Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 5^ Dom. Quaresima- 18.3.2018
Omelia 5^ Dom. Quaresima- 18.3.2018


C’è una sola mappa dell’amore ed è la vita di Gesù. La bussola per orientarsi in questa mappa è: perdere per vincere. Perdere è lasciare fuori ciò che non risolve e restare solo con l’essenziale che è l’amore.

nº 1736

Omelia 5^ Domenica quaresima

(18.03.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Alleanza del cuore

Se il chicco di grano non muore

Nell’ultima cena, Gesù ha istituito l’eucaristia per essere memoria della sua morte e risurrezione. (Memoria non è ricordo. È attualizzazione dello stesso fatto). In quel momento, prendendo il calice, disse:”Bevetene tutti, perchè questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, che è stato versato per molti per la remissione dei peccati” (Mt 26,27). L’alleanza biblica aveva un rituale di sacrificio, come vediamo nell’A.T.  Il sangue del sacrificio  siglava il contratto-alleanza  tra Dio e gli uomini.  Dio sigla la sua alleanza con noi nel sangue di Gesù. Il profeta Geremia annuncia una alleanza di mutua fedeltà, in quanto essa verrà scritta nei cuori.. “Nessuno istruirà più il proprio fratello dicendo: conoscete il Signore!” (Ger 31,34). Con questa alleanza concede il perdono. Egli fa un paragone con il seme che muore per dare frutto, così per la sua morte darà la vita.  Questa parabola del chicco di grano  insegna che è prezioso dare la vita: “chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25). Per la sua obbedienza al Padre, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (Eb 5, 8). Nell’essere elevato da terra, nella crocifissione attirerà tutti a Se. La morte non  entra nella vita di Gesù. L’effetto di questa alleanza è eterno. Non c’è da aver paura nel seguirlo: “Se qualcuno vuole seguirmi, mi segua, e dove sarò io là sarà anche il mio servo” (Gv 12,26).  Non sono da temere le molte morti che esistono. Esse sono motivo di vita.

Carità della croce

L’orazione della messa ci aiuta a pregare per una realtà molto importante per la nostra vita quotidiana: “Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi”: L’opera di redenzione non è il risultato di un rifiuto da parte dei capi del popolo ebraico, ma anche una scelta di come Gesù intendeva essere Redentore.  Per Lui redimere era amare. La carità che il Padre ha usato nell’inviare suo Figlio nel mondo, è il modo scelto per realizzare la sua opera. Il modo di redimere amando viene dal suo amore nell’Incarnarsi. L’opera dell’incarnazione e della redenzione  sono realizzate nell’amore. Sant’Alfonso, nel parlare della Eucaristia, dice che essa è memoria dell’amore che Cristo ha manifestato nella sua morte in Croce. Il suo insegnamento è perdere per vincere.  Questo si realizza solo quando realizziamo in noi il suo progetto di vita: “Se qualcuno vuole seguirmi, mi segua, e dove sono io lì starà anche il mio servo” (Gv 12,26).

La preghiera è sempre ascoltata

La sofferenza è una questione seria e mal compresa nella vita cristiana. Diciamo che soffriamo e Dio ci ascolta, ascolta la nostra preghiera. Alcuni hanno l’abitudine di dire  che non pregano bene, per questo Dio non li esaudisce. È Gesù stesso che ci dà la risposta a questo, perché Lui, vivendo la condizione umana,  è passato da molte sofferenze, soprattutto alla fine della sua vita. Vediamo nella dolorosa scena dell’orto degli ulivi  che Gesù implora il Padre con “preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva salvarlo da morte”. Sofferenza terribile. “E fu  ascoltato”. Nella croce lamentò l’abbandono, ma fu esaudito nella Risurrezione. “Il Padre sa di cosa abbiamo bisogno, anche prima di domandarlo” (Mt 6,8). Non sempre aspettiamo le risposte, oppure desideriamo solo le risposte che vogliamo noi e non come Dio pensa essere meglio per noi. La preghiera è sempre buona.

 

Letture: Ger.31,31-34;S 50; Eb. 5,7-9;Gv 12,20-30




 
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