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Settimana Santa 2018 - Meditazione




nº 1739

Settimana Santa

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Ci amò fino all’estremo dell’amore

2020. Da dove passa la passione

Durante la settimana dei dolori celebriamo il Mistero Pasquale di Cristo. È un mistero di dolore e di gloria. La passione ha sempre marcato il popolo di Dio. Comprendiamo poco della Risurrezione, poichè non ne abbiamo l’esperienza. I dolori del Redentore sono invece più facili da comprendere, ma difficili da accettare. Stiamo davanti al mistero estremamente scioccante della Passione, Morte e sepoltura del Signore Gesù, Dio fatto uomo. Come comprendere il suo essere arrivato fino a questo punto? La meditazione della Passione ci ferisce. Perchè arrivare fino a questo punto? Gesù stesso, nell’orto degli ulivi dice a Pietro che avrebbe potuto chiedere al Padre di mandare dieci legioni di Angeli (60.000 – soldati). Non lo fece, perchè? Come avrebbe potuto convincere le persone dell’amore di Dio , se Dio non fosse arrivato all’estremo. Meschini come siamo, avremmo detto che Dio non aveva fatto tutto quello che poteva per salvarci, ma soltanto una parte. L’umiliazione, o annichilimento del Figlio di Dio è presente dalla sua incarnazione. La sofferenza della morte è stato il punto doloroso che ha toccato la sua umanità. Qui l’essere umano può comprendere a che punto arrivare per essere fedeli al Padre. Abbiamo molti martiri che sono passati anche per queste sofferenze, anche oggi. Hanno ricevuto forza nella loro fedeltà contemplando la sofferenza di Cristo. Il dolore penetra tutta l’umanità. E Gesù, in quel momento, portava con se tutto quello che c’era nell’universo. Lì c’eravamo anche noi, ugualmente nell’atto di consegnarci e nell’essere accolti. Non possiamo contemplare il dolore e partire senza amore. Contemplando l’amore che arriva fino alla resa sulla croce, possiamo capire come portare allo stesso amore.

2021. voi eravate con me

In Cristo, noi accogliamo la volontà del Padre e rispondiamo con una decisione di vita che continua l’amore di Cristo nel mondo.  Gesù ha sentito molto la solitudine della croce, ma ha visto che i discepoli, anche disperati, non smisero di seguirlo: Gesù  capiva la loro fragilità perchè erano stati sempre con Lui: “Voi siete quelli che siete rimasti con me nelle mie tentazioni” (Lc 22,28). In tutto Gesù fu con loro. Nel momento del dolore e della morte ha sentito questo appoggio. Vediamo che Pietro, anche rinnegando Gesù, lo segue. Fino nell’imprigionamento, Pietro e Giovanni seguirono Gesù. Giovanni entrò nel cortile e Pietro restò fuori. Giovanni, amico di famiglia, perlò con la portinaia e Pietro potè entrare (Gv 18, 15). Stare con Gesù nella sofferenza che passa, fa di noi i suoi compagni anche nella sofferenza.  La sofferenza di Gesù, per noi, non è presente solo nei crocifissi collocati negli ambienti.  È bene, ma non è sufficiente per noi. Dobbiamo stare permanentemente uniti alle sue sofferenze. Egli poi è risorto, ma dice che noi continuiamo la sua passione: “Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi e completo nel mio corpo ciò che manca alle sofferenze del Cristo, a beneficio del suo Corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

2022.  la passione continua

Siamo in una passione continua. Continuare la passione non si tratta solo di sofferenza e dolore, ma dello stesso amore col quale Cristo ha camminato verso il Calvario, o meglio, quello che fece durante tutta la sua vita. Sappiamo per esperienza che la santità è sempre coronata di spine. Nella verità non siamo tranquilli. C’è sempre qualcosa da aspettarci. Paolo chiamava queste sofferenze “la spina nella carne” ( 2 Cor 12,7). E non sceglie il lato. Paolo spiega che era per mantenerlo nell’umiltà. È  il maggiore dramma spirituale che vediamo nelle persone che non sono capaci di percepire quello che stanno passando. Sono nel mistero della Croce. Alle volte  gli avvenimenti sono incomprensibili. Manca la sapienza della Croce. Anche per i santi è difficile adattarsi. Sono umani.  Non possiamo discendere dalla Croce.




 
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