Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 2^ Domenica di Pasqua - 8.4.2018
Omelia 2^ Domenica di Pasqua - 8.4.2018



Possiamo affermare che non ci sarà speranza nè amore, se non ci dedichiamo ad amare Dio

nº 1742

Omelia 2^ Domenica di Pasqua (08.04.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Mio Signore e mio Dio

Io credo

Preghiamo nella colletta della celebrazione di oggi di avere una vita coerente con il Mistero Paquale di Cristo sintetizzato nei sacramenti dell’iniziazione cristiana: “Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l'inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti”. Cristo risorto si manifesta ai discepoli riuniti nella domenica. È una comunità che la fede fa nascere e crescere. Tommaso fa il più perfetto atto di fede, in nome di tutti noi dicendo a Gesù: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28). Gesù voleva che Tommaso fosse superiore ai segni sensibili. Ma Tommaso voleva toccare con la sua mano le ferite di Gesù per sapere se era veramente lui. Ha fede pura colui che crede senza bisogno dei segni sensibili. Paolo dice che i giudei chiedevano miracoli e i pagani  volevano la sapienza e noi invece predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i giudei e pazzia per i gentili (1 Cor 1, 22). La presenza del Risorto nella comunità si manifesta quando si accoglie la sua Passione e la sua Risurrezione. Così possiamo ricevere il dono dello Spirito: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati, a chi non li perdonerete resteranno non rimessi” (Gv 20, 22). Accettare la redenzione che Cristo porta e offre in abbondanza, è avere il perdono dei peccati. Al contrario, il rifiuto di accettare Cristo nel suo Mistero Pasquale non dona la remissione. La misericordia di Dio è infinita e continua a offrire i suoi doni.

Io amo

La Risurrezione raggiunge il cuore della persona nella dimensione dell’amore a Dio che si manifesta nel mutuo amore che forma la comunità. Questo amore non è vuoto, ma lascia la tasca vuota (facendo un gioco di parole), cioè staccandosi dai beni materiali e rivolgendosi alla vita del Regno. Per questo Luca colloca questa esperienza dei beni messi in comune: “La moltitudine dei fedeli era un cuore solo e un’anima sola. Nessuno considerava come proprie le cose che possedeva, ma tutto tra loro era messo in comune” (At 4,32). Vediamo pero  che il popolo cristiano, nei tempi successivi ha preferito vivere nell’avidità. Per questo non siamo testimoni veritieri della risurrezione. La testimonianza della carità è la vera manifestazione della misericordia di Dio che ha cura dei suoi figli in tutti i sensi attraverso i fratelli. L’amore di Dio è usare il sacramento del fratello per rendere reale l’amore. L’amore di donazione che il mondo rifiuta è la pietra angolare del mondo nuovo. La vittoria su tutti i mali sta nella fede vissuta nell’amore. Credere in Gesù è nascere da Dio. La fede è la vittoria sul mondo. Mondo che nel pensiero di Giovanni è in opposizione a Gesù e non il meraviglioso creato di Dio. Non siamo del mondo. La figura del mondo passa.

Io spero

“La speranza non delude, perchè Dio ha diramato il suo amore nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito Santo che ci ha dato in dono” (Rm 5,5).Lo Spirito Santo ci fu dato come dono della Risurrezione. Ha come conseguenza l’amore che fu diramato nei nostri cuori. Amare Dio è anche amare i fratelli, “Poichè sappiamo che amiamo i figli di Dio quando amiamo Dio e custodiamo i suoi comandamenti” (1 Gv 5,2). Possiamo affermare che non ci sarà speranza o amore se non ci dedichiamo ad amare Dio. Chi crede ama e per questo spera, e questo è certo. Nella preghiera finale della messa chiediamo  di conservare nella nostra vita il sacramento pasquale che abbiamo ricevuto.

 

Letture: At.4,32-35; S 117; Gv  5,1-6; 20,19,31




 
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