Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 10^ Domenica T.O. - 10.6.2018
Omelia 10^ Domenica T.O. - 10.6.2018



Attribuire il male a Gesù è peccare contro lo Spirito Santo e per questo non c’è perdono! La radice del male non sta in Dio ma nelle scelte dell’uomo! Il diventare come Dio non sta nel mangiare il frutto dell’albero, e cioè nel disobbedire a Dio, ma il frutto dell’albero del Paradiso è la conoscenza di Dio che ci viene offerta da Gesù. Egli è il frutto dell’albero della vita, l’albero della verità, l’unico cammino che conduce al Dio del perdono!

nº 1760

Omelia 10 ^ Domenica T.O.

(10.06.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Figli della Verità

Stiamo in piede di guerra. Gesù annuncia una verità e i nemici la deturpano e la  considerano come opera del male: “... per il principe dei demoni, Egli cacciava i demoni” (Mc 3,22). Questa reazione rivelava un cuore chiuso a Dio in ricerca solo dei propri interessi e principi. E Gesù è molto chiaro dicendo che  coloro che attribuiscono a lui l’opera del male non hanno perdono: “Chi bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonato,  ma sarà incolpato di un peccato eterno” (Mc 3,29). In verità nessuno commette un peccato contro lo Spirito Santo. La volontà di Gesù è di assumere il male  stesso come opzione per la vita. Egli vive il peccato. Vediamo che, come tutti gli altri,  la famiglia di Gesù, interpreta i comportamenti di Gesù come una follia. “... e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: E' fuori di sé” (Mc 3,21). Tutto ciò è ben orchestrato nel mondo attuale che squalifica il Vangelo e la Chiesa come pericolosi per il mondo. Seppure non viene detto espressamente, si fa anche peggio, agendo come se Dio non esistesse. In nome della libertà di coscienza e civile, fanno quello che vogliono anche se si tratta di fare del male agli altri. Alle volte  si vuole esorcizzare una persona posseduta, ma questo è anche facile a fare; ma ciò che sta dentro di noi che provoca a fare il male, questo non ci preoccupiamo mai di esorcizzarlo e buttarlo fuori! Leggiamo nella prima lettura la narrazione originaria del peccato, in cui venne fatta una scelta molto chiara per il male, anche essendo orientati verso Dio. Il male, simboleggiato  nel frutto, prese possesso dell’essere umano. Fu tanto profondo che coinvolse tutto l’universo. Ora resta solo la battaglia per vincerlo.

Dal profondo a te grido

Il salmo penitenziale 129 ci mostra il cuore dell’uomo che cerca Dio, anche nella profondità del male. Toccato dalla grazia abbondante di Gesù Cristo,si può invocare di uscire dall’abisso: “Dal profondo a te grido o Signore, ascolta la mia voce! Siano i tuoi orecchi attenti al grido della mia preghiera! (129, 1-2). Il salmista riconosce che in qualunque circostanza possiamo invocare il Signore e uscire dal male. Riconosce anche che la situazione è molto difficile, ma c’è speranza. La speranza non muore. Questa è la nostra garanzia. Il male non è una strada senza uscita. E conferma che solo in Dio c’è perdono: “perchè presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui è la redenzione” (id 7).  Tutto ciò è conseguenza della Risurrezione del Signore. Paolo afferma che la debolezza dell’uomo esteriore aumenta, ma l’uomo interiore si va rinnovando di giorno in giorno fino ad arrivare ad una gloria incommensurabile. Per vincere l’onda del male che esiste nel mondo dobbiamo avere gli occhi rivolti verso l’Alto, a ciò che è eterno. Se non avessimo la visione dell’eternità, non sapremmo come giustificare le scelte che facciamo ogni giorno. Fare il male è opporsi a Gesù, commettendo il peccato contro lo Spirito Santo. La vita non finisce qui, sappiamo che “quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli” (2 Cor 5,1).

Fare la volontà di Dio

Nel mezzo della discussione di Gesù con i maestri della sapienza della legge, arriva sua Madre e i suoi fratelli (parenti prossimi). Vediamo come questi si differenziano dal gruppo che Lo prendeva per pazzo.  Volevano parlare con Gesù. Egli risponde che “sua madre e i suoi fratelli sono coloro che fanno la volontà di Dio”. Gesù considera tutti come sua famiglia. Ma dice anche che la sua famiglia fa la volontà di Dio (Mc 3, 33-35). Essere famiglia di Gesù è fare questa scelta fondamentale per Lui come ci insegna il Vangelo.

Letture: Gen.3,9-15; S.129; 25;2ª Cor. 4,13-185,1; Mc 3,20-35.





 
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