Omelia 14^ Dom. T.O. -8.7.2018



Nella storia del popolo di Dio incontriamo il rifiuto alla Sua Parola. Al posto del rifiuto siamo chiamati ad avere gli occhi fissi nel Signore per poter conoscere la sua volontà

n. 1768

Omelia 14^ Domenica T.O. (08.07.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Figlio del carpentiere

Apertura alla Parola di Dio

Nella storia del popolo di Israele c’è una costante che attraversa tutti i tempi: la chiusura alla Parola di Dio. Il popolo ascoltava Dio soltanto quando era oppresso da profonde sofferenze, la storia ci dice poi che quando non realizzava l’obbedienza, riceveva i rifiuti. È  ciò che possiamo vedere nella Sinagoga di Nazareth quando Gesù, un conterraneo, comincia a realizzare la sua missione. Lì, Egli era conosciuto come il Figlio del carpentiere Giuseppe. Non accolgono quello che viene da Dio solo perché non corrisponde ai loro piccoli criteri di giudizio. Questo testo è un esempio di quello che avviene nella storia. È anche un ritratto nostro quando anche noi non accogliamo la Parola perché non corrisponde appunto alle nostre esigenze e ai nostri schemi. Il rifiuto blocca anche la stessa azione di Dio: “Gesù disse: un profeta non è stimato solo nella sua patria, tra i suoi parenti e familiari. E lì non poté fare alcun miracolo. Ma soltanto curò alcuni malati imponendo loro le mani” (Mc 6,4). Ci sono molti tipi di chiusure in questo momento,  e si usano anche questioni religiose per nascondere le esigenze di una vera conversione. È più facile dare importanza alle idee politiche , sociali, al tradizionalismo o al liberalismo che al messaggio di Gesù. È più facile una religione che usa atti di pietà piuttosto che assumere il Vangelo come fonte della vita. Dobbiamo prenderci cura della religione insegnata da Gesù vivo e sofferente e non di quella che ricopre la verità di stole, riti e fumo

Rivolgo gli occhi a te

Aprirsi alla visita di Dio attraverso la Parola, come fece Gesù nella sinagoga di Nazareth, è un momento per relazionarsi con Dio nella obbedienza  come fece Gesù nella sua vita. La preghiera di Gesù corrispondeva a ciò che Egli viveva, per questo dirà: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt11,29). Gesù era una parola viva più che una parola annunciata. Egli è il Vangelo e la Redenzione. Al contrario del rifiuto, è richiesta l’apertura, per cercare di stare con gli occhi fissi nel Signore (S 122). “ A te alzo i miei occhi, a te che siedi nei cieli. Ecco, come gli occhi dei servi alla mano dei loro padroni” (s 122).  Da questo salmo i profeti prendevano forza per non abbattersi quando le loro parole non erano ascoltate. Non ci si può perdere d’animo ma continuare ad annunciare “Ascoltino o non ascoltino, dal momento che sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro” (Ez 2,5). Nella situazione attuale del mondo e della Chiesa, si lasciano spesso le cose a lato, bisogna invece restare in piedi come sentinelle sul tetto. Arriverà il momento di grazia. Il male è sempre provvisorio, il bene è eterno. Il profeta è la tromba, ma la voce è Dio.

Ti basta la mia grazia

La sofferenza dei profeti e degli annunciatori della volontà di Dio è  constatare che non sono ascoltati. È l’esperienza di Paolo nel suo ministero. Sofferse molte persecuzione nel suo annuncio ai pagani, per non volersi lasciare portare dai giudaizzanti. Questi volevano che i convertiti dal paganesimo divenissero come giudei. Questo era una spina nella carne per lui. Ed essi gli muovevano costanti persecuzioni. Era come un angelo di satana che lo schiaffeggiasse. Egli chiede che gli venga tolta questa spina ma la risposta che riceve è: “Ti basta la mia grazia perchè è nella debolezza che si manifesta la mia forza” (2 cor 12,9). Nella debolezza, il grido di soccorso sarà sempre ascoltato, non come vogliamo noi ma come vuole  Dio. Egli è sempre più grande del nostro cuore e per questo sa quello di cui abbiamo più bisogno. La missione del profeta è la stessa di quella di Gesù e lo porterà a percorrere gli stessi cammini.  Sentiamo che niente va come dovrebbe ma è Lui che dona il volere e l’agire.

 

Letture: Ez. 2,2-5; Salmo 122; 2Cor,12,7-10; Mc 6,1-6




 
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