Omelia 15 Dom. T.O. 15.7.2018


Gesù invia gli apostoli e li orienta sul come devono agire. Ma possono essere rifiutati

nº 1770

Omelia 15^ domenica T.O. (15.07.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

E cominciò a inviarli

Abbiamo visto la triste situazione del rifiuto dei connazionali di Gesù. Non è accettato dalla sua gente. Egli, nell’inviare i discepoli due a due, tiene un comportamento opposto perchè accoglie ed invia i suoi discepoli, gente semplice. In effetti Gesù ha fatto diverse volte questa esperienza con gli apostoli e i settanta e poi i due. Dopo aver fatto l’esperienza con la sua persona, essi fanno l’esperienza del frutto del ministero, come vedremo ancora nelle prossime domeniche. La missione di Gesù era anche quella di passare agli altri ciò che Lui stesso è venuto a realizzare. Dopo la Risurezione i discepoli cominciarono a proclamare “sui tetti” ciò che ascoltarono ai piedi dell’ascoltato (Mt 10,27). Gesù non solo insegna loro, ma li invia a fare pratica. Ebbero difficoltà e Gesù li previene: “Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro» (Mc 6,11). Il profeta Amos ci testimonia che il ministero dell’annuncio non viene dagli uomini ma da Dio. Non è una professione per “guadagnare il pane”, come fanno molti usando la Parola per adulare i potenti. Egli era invece un contadino che aveva pecore e piantagioni. Andò a Betel per profetizzare, a chiamare Israele a conversione. Il profeta di corte gli dice di andare a guadagnarsi  il pane nella sua terra. Amos risponde: non sono profeta (di professione), nè figlio di profeta. Io avevo già di che vivere. Il Signore mi ha chiamato quando andavo dietro al gregge (Am 7,12). Ecco il rifiuto della struttura religiosa. Annunciare è una sfida anche per la Chiesa.

Ministero fruttuoso

Per  Gesù cosa significava annunciare? Colui che annuncia deve essere distaccato dai beni materiali. Il Vangelo non è fonte di rendida. L’annunciatore deve calzare i sandali, e in povertà, dove andranno, dovranno far parte della famiglia. Questo è l’impegno. Annunciare non è turismo di casa in casa. I discepoli andarono e predicavano la conversione, cacciavano i demoni e curavano i malati ungendoli con olio. Raggiunge la persona come un tutto: le malattie spirituali, il peccato e le malattie corporali. È la dimensione sociale della predicazine. È chiaro che la società, come era nel palazzo dove profetizzava Amasia, non vuole saperne di cambiamento. Amos  era duro nelle sue parole contro la piccola vita della classe alta, del lusso delle donne e della vita dispendiosa dei ricchi.  I demoni espulsi erano coloro che pervertivano il cuore. Chi annuncia ha il potere sugli spiriti immondi. La forza della Parola è trasformatrice per il bene: “é la pace che egli è venuto ad annunciare ... la verità e l’amore si incontreranno, la giustizia e la pace si abbracceranno”. Il bene risultante dalla predicazione arriva alla terra e vi viene piantato: “Il Signore concede grazia e gloria, non rifiuta il bene a chi cammina nell’integrità” (S. 84). Il risultato arriva fino alla radice della pianta. La Parola si prende cura dell’ecologia per non avere nè fame nè miseria. Solo il Vangelo aggiusta il mondo

Benedetti da Dio

Il discepolo è missionario dell’unione con Cristo in Cielo, ha la benedizione di Dio: “Egli ci ha benedetto con ogni benedizione del suo Spirito in virtù della nostra unione con Cristo nei cieli”. Non possiamo essere minimalisti, non possiamo restare con una religione vuota, ma siamo chiamati per essere “santi e irreprensibili al suo cospetto nella carità”. E ci dà la meta che giustifica i nostri sforzi pastorali: “Egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà ... per realizzarlo nella pienezza dei tempi, il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,3-10). Questo inno di Paolo è come una sintesi di tutto il ministero della Parola che si conclude nell’Eucaristia che ci alimenta ed invia.

 

Letture: Amos 7,12-15;Salmo 84;Ef 1,3-10;Mc 6,7-13.




 
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