Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 25^ Domenica T.O. 23.9.2018
Omelia 25^ Domenica T.O. 23.9.2018



La metodologia di Gesù non è farsi grandi, ma farsi più piccoli e mettersi al servizio dei fratelli per diventare veramente grandi.

nº 1790

Omelia 25^ Domenica T.O.

(23.09.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

La sapienza viene dall’alto

Morte come servizio

La sapienza di Dio illumina la vita umana. Così è stato per il Cristo. Anche la sua sofferenza ha un senso, al di là del dolore, essa diventa salvezza. Gesù, continuando il suo cammino iniziato con il Battesimo, arriva al momento cruciale di assumere le conseguenze della sua missione. Le forze del male,  che usa gli uomini perversi a suo favore, condurranno l’”agnello mansueto al mattatoio” (Ger. 11,19). La sua sofferenza è descritta nella prima lettura che ci parla della persecuzione del giusto. A partire da un comportamento dei discepoli, Gesù spiega la sapienza di Dio  presente nella sua morte. Essi discutevano chi di essi sarebbe stato il più grande. Vediamo qui la comprensione umana che i discepoli avevano della loro partecipazione alla missione di Gesù. Come maestro amoroso, ascoltò, chiamò e spiegò: “Se qualcuno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9,35). Il servizio è la sapienza presente nella vita dei seguaci di Gesù. E qui possiamo vedere invece quanto noi stiamo lontani, come Chiesa, da questa sapienza. La vita dei cristiani, a partire dalle autorità, non comprendono ancora queste parole. Ciò che vediamo è la ricerca del potere e della gloria. La sapienza presente in questo momento di dolore della vita di Gesù è la scuola per il potere e la vita comune dei discepoli. Il salmo ci insegna a rispondere alla sofferenza: “Il Signore sostiene la mia vita”. Gesù nel momento della sua passione, alimentato dalla Sapienza Divina, fa il sacrificio più grande: “ Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”.  Così ci passa lo Spirito attraverso il suo ultimo respiro: “Spirito” – consegnò lo Spirito!

Vivere con sapienza

Giacomo ci parla della vita inutile di una comunità cristiana che non conosce la sapienza. Non è buona una vita di fede fatta di rivalità: “Dove c’è la gelosia e lo spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni” e continua dicendo che le passioni sono causa dei mali: “Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre pessioni che fanno guerra dentro di voi? (Gc 3,16). L’apostolo  conosce bene la condizione umana. “Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere, combattere e fate guerra! Non avete perchè non chiedere; chiedere e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare le vostre passioni” (Gc 4, 1-3).  La sapienza porta invece a una vita serena dai frutti buoni. Il frutto della giustizia è seminato nella pace per coloro che promuovono la pace (Gc 3,17). Con la sapienza che ci mette al servizio, e non nell’avidità, possiamo costruire una comunità che è il Regno di Dio.

Accogliere il piccolo

La preghiera dopocomunione ci indica che  i sacramenti ci portano a cogliere i frutti della redenzione nella celebrazione liturgica e nella vita. La vita di una comunità è uno spazio dove  vivere il comandamento dell’amore che si sintetizza nel mutuo servizio. Come la fede senza le opere è morta, l’amore senza atti concreti del servizio fraterno non porta a ciò che Giacomo chiama sapienza. Essa è la vita della comunità. Per esempio, Gesù prende un fanciullo e lo mette in mezzo a loro, abbracciandolo, spiega come deve vivere una comunità: accogliendo i piccoli, sia fanciulli che le persone fragili. Domandiamo: dove sono i fanciulli nelle nostre comunità e come vivono i più fragili? Quale accoglienza dobbiamo dare ai poveri e sofferenti? I fanciulli ci insegnano ad accogliere e agire con normalità.

Letture: Sap. 2,12.17-20; Salmo 53; Gc. 2,1-5;Mc. 7,31-37




 
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