Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 26^ Domenica T.O. 30.9.2018
Omelia 26^ Domenica T.O. 30.9.2018



Lo sfruttamento dei ricchi sui poveri è una offfesa a Dio, e la protesta dei poveri è ascoltata da Dio!

nº 1792

26^ Domenica T.O.

(30.09.15)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Dio è libero

Libertà dello Spirito

I nostri schemi  spirituali ci danno la sensazione  che possediamo tutta la verità e che il nostro modo di agire sia l’unico e il migliore. Tuttavia non possediamo lo Spirito Santo. È ciò che leggiamo nella 26^ domenica T.O. nel libro dei numeri e nel vangelo di Marco.in 2 casi c’era gente che agiva per lo Spirito Santo senza far parte del gruppo. Ben presto fanno la loro entrata coloro che vogliono ordinare e proibire. Tanto Mosè come Gesù mettono la questione nel verso giusto: “Nessuno fa miracoli nel mio nome e poi possa parlar male di me” (Mc 9, 38). Nella storia ci sono stati tempi di chiusura: in noi stessi, nel nostro mondo o nella nostra Chiesa. Non si tratta solo di soggetti religiosi. Fino ad oggi possiamo vedere come la società del primo mondo  disprezza l’umanità dei popoli poveri. La Chiesa anch’essa ha  questa tentazione di misconoscere la ricchezza dei poveri che non conosciamo. Non è qualcosa di ufficiale, ma è lo stesso molto forte. Basta vedere come il primo mondo rifiuta il Papa, come le nostre strutture. Nessuna religione si può considerare arbitra delle azioni di Dio. Dio è libero e non ha bisogno di chiedere il permesso per manifestare la sua grazia. Dobbiamo essere sicuri nella nostra fede. Essa ha tutto ciò che serve per la salvezza. Ma possiamo imparare molto anche dagli altri per vivere in modo migliore la nostra fede. La capacità di percepire le ricchezze spirituali dei poveri qualifica la Chiesa.

Il Regno in piccoli passi

Gesù fa una osservazione sullo scandalo. Il Regno di Dio esige che si rispettino i piccoli. Se un bicchiere d’acqua dato a  un altro non resta senza ricompensa, uno scandalo  non resta anch’esso senza la sua paga.  Dice che chi scandalizza merita che sia gettato in mare con un peso al collo. Vediamo che i mezzi di comunicazione chiedono la libertà di fare quello che vogliamo. Non si ha la preoccupazione del male che si fa soprattutto ai piccoli. Il mio diritto va fino a dove comincia il diritto dell’altro. E fa un bel paragone: se il tuo occhio o la tua mano o il tuo piede ti portano a peccare, tagliali. È meglio entrare nel Regno dei Cieli senza una mano o con un occhio solo o senza un piede piuttosto essere gettato tutto intero nell’inferno. Cosa significa? Occhio, significa la conoscenza; mano, il lavoro, il piede la direzione della vita. Se le mie attività sono lontane dal Regno di Dio, se ciò che sò e insegno è pericoloso per le persone, se la mia attività porta a peccare, devo passare da un processo di conversione. Perciò non ho il diritto di portare gli altri all’errore e al peccato (Mc 9, 42). La legge del Signore è perfetta, rallegra il cuore (S 18). Fa parte della missione della Chiesa liberare le persone da ogni tipo di prigionia.

Cosa uccide il Regno?

Giacomo cita la condizione di coloro che sono divenuti ricchi causando sofferenze agli altri. È una situazione di peccato. Ciò che offende il popolo umile offende Dio. È dura la frase di Giacomo: “Il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore Onnipotente” (5,4). Il mondo non è cambiato in questi ultimi millenni! Non si vuole condannare lo stare bene e neppure il lusso, ma si mette in evidenza che queste cose non siano ottenute a causa della sofferenza e dello sfruttamento degli altri. La ricchezza che proviene dal peccato non ha futuro e moltiplica solo il male. Un peccato chiama l’altro. Perciò vediamo la grande ondata del male che c’è nel mondo, nella natura e nelle istituzioni. Ogni cosa fatta a partire dal cattivo uso della libertà è peccato. L’Eucaristia, celebrata con coerenza può orientare la nostra vita nel cammino del bene.

Letture: Num. 11,25-29;S 18; Gc 5,1-6; Mc 9,38-43.45.47-48





 
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