Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 30^ Domenica T.O. - 28.10.2018
Omelia 30^ Domenica T.O. - 28.10.2018




Dio fa meraviglie nella nostra vita. Dalle tenebre fa uscire la luce!

nº 1800

Omelia 30^ Domenica T.O.

(28.10.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Maestro che io veda

Un Dio che trasforma

La liturgia di  questa domenica è una esplosione di gioia non davanti a un miracolo, che già sarebbe meraviglioso, ma davanti al Dio che opera meraviglie incantevoli. La guarigione del cieco ne è un esempio. La profezia della trasformazione sul ritorno degli esuli si realizza proprio nei molteplici gesti di Gesù.  Viviamo continuamente dei miracoli che Dio fa per noi. Questo ci porta a  rispondere con un ringraziamento gioioso. Tuttavia non abbiamo quella sensibilità spirituale di percepire che in “Dio ci muoviamo e siamo” (At 17,28). Credo che abbiamo bisogno della soferenza per sapere quanto Dio ci salva e ci libera. Il popolo nella schiavitù fu capace di capire che era comunque colpevole. Stavano espiando il peccato di aver abbandonato Dio e non aver vissuto la sua legge. Qui, come ci narra il salmo 137, seppero piangere di nostalgia per la città santa, perduta, e per le sue gioia. In questo pentimento, Dio si presenta a liberare, come ci dice il profeta Geremia (31,7-9). Dio riunisce il suo popolo disperso e lo conduce con affetto come un padre. Il popolo esulta, come nel salmo 125. Il cambiamento della sofferenza in vita è come quello dai torrenti nel deserto. Si sentono di essere come un raccolto. La semina può essere dolorosa, ma la mietitura è sempre festosa: “Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo. Nell’andare se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni” (S.125). Meraviglie ha fatto per noi il Signore, esultiamo di gioia! L’Eucaristia vuole essere questo momento di azione di grazia per tutto. Oggi l’abbiamo trasformata in un momento pesante, che fa venire sonno, di messa che ricorda i morti, qualcosa che va fatto velocemente, di critiche e di malessere. Essa è invece solo gioia!

Egli seguiva Gesù

Il cieco dalla sua oscurità alza il suo grido: “Gesù, Figlio di David, abbi pietà di me” (Mc 10,47). Gli hanno detto di tacere, non poteva neppure lamentarsi. Ma la sua fede in Gesù supera gli ostacoli, e Gesù comincia un dialogo con lui: “Cosa desideri che io ti faccia?”. -  “Maestro, che io veda”. La richiesta che viene dalla profondità dell’essere, nasce da una profonda fede. Gesù risponde con affetto riconoscendo in lui la fede del discepolo: “Va, la tua fede ti ha salvato!”. Vediamo il risultato del miracolo: “Nello stesso istante egli recuperò la vista  e seguiva Gesù lungo il cammino”. C’è un dato interessante: quando Gesù lo chiama, gli stessi che ordinavano di tacere cambiano e dicono: “Coraggio, alzati, Gesù ti chiama”. Lo stimolo della fede fa parte della salute del corpo di Cristo e motiva quelli che sono riscattati. Il miracolo non è la soluzione di un problema personale, ma una proposta di seguire Gesù lungo il cammino come discepolo perchè ora vede Gesù come il cammino. Chiamarlo Maestro è professare la sua risurrezione, Gesù è sempre il Vivente. Egli vede la luce e viene dalla luce. L’Eucaristia è il momento di vedere la luce e seguire il cammino della Luce che è proprio Gesù. Non è solo compiere una legge. Abbiamo bisogno di una messa che nasca dal miracolo degli occhi aperti.

Sacerdozio che trasforma

La lettera agli Ebrei ci porta una riflessione sul sacerdozio di Cristo.  Preso in mezzo agli uomini e collocato in favore degli uomini nelle cose che riguardano Dio per offire doni e sacrifici per il peccato. Il sacerdozio di Cristo ha una dimensione antropologica: fatto per il bene delle persone che soffrono del peccato e delle sue conseguenze. Marcato dalla fragilità sa avere compassione. Vediamo qui che la fragilità ha una conseguenza nell’affetto e nell’attenzione verso le persone bisognose. Generalmente avviene che molti sacerdoti sono duri come il popolo perchè non vedono o nascondono le proprie fragilità. Sono pieni di peccato e per questo dovrebbero offrire per se stessi e per il popolo.

Letture: Ger. 31,7-9; Salmo 125; Eb.5,1-6; Mc.10,46-52.




 
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