Omelia di tutti i Santi 1.11.2018





I Santi senza riconoscimento. Nella festa di oggi ricordiamo i santi che non sono sugli altari della terra. Sono tutti coloro che vivono ora nella gioia della casa del Padre. Gioia molto grande! Tra loro sono i nostri familiari! Il senso della festa di oggi è ricordare tutti i cittadini del Cielo, tutte le persone che vissero in terra fin dalla creazione. Quanta gente! Quanto tempo!

nº 1802

Omelia di Tutti i Santi (1.11.18)

In Brasile 4.11.2018

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Tutti i Santi

Beati

Celebriamo la festa della famiglia di Dio! Tutti riuniti intorno al Padre comune. Questa festa ricorda tutti coloro che Lo accolsero nella loro vita e ora vivono nella sua casa! C’è  un modo molto chiaro per sapere chi è buono e chi non lo è: il cuore del Padre. Infatti Dio è padre e stimola ed accoglie tutti i figli. I più fiacchi e sofferenti sono i preferiti. Il senso di questa festa non è ricordare un santo canonizzato, conosciuto e già commemorato, ma ricordare tutti i cittadini del Cielo.  Tutti i figli hanno diritto alla casa del Padre. Ma il Padre non è privilegio esclusivo, ma tutti coloro che sono li hanno il marchio del Dio vivente. Giovanni dice: “Vidi una moltitudine immensa di gente di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue che nessuno poteva contare. Erano in piedi davanti al trono e all’Agnello. Portavano una veste bianca e palme nelle mani” (Ap 7,9). Il Cielo è aperto a tutti. Ma chiunque vi entra ha lavato le sue vesti nel sangue dell’Agnello Gesù. Gesù è il Salvatore di tutti e non di un gruppetto. Nel salmo preghiamo: “Chi salirà il monte del Signore? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno” (S 23).  Occorre superare l’idea che siamo gli unici eredi del Regno. E’  una visione meschina per chi ha veramente fede. Celebrare tutti i santi è riconoscere che il cammino di santità è per tutti. La missione della Chiesa è portare tutti a conoscere Gesù e vivere il suo Vangelo di giustizia, pace e amore. Questo cammino che Gesù presenta nel suo insegnamento delle Beatitutini, è il camminno facile!

Siamo figli

La santità alla quale siamo chiamati non proviene dai nostri riti, perchè tutto ciò che facciamo è un dono di Dio che chiama a partecipare alla sua vita. Siamo figli e fratelli di Gesù per la fede nel nostro Battesimo. Siamo santi per dono. Per crescere nella scelta della santità dobbiamo assumere la condizione di figli di Dio e vivere la partecipazione alla Vita Divina corrispondendo ai doni ricevuti. Assumere il Vangelo come modo di vita implica vivere come fratelli nella comunità, alimentati dall’Eucaristia ed essere assidui all’insegnamento e alla fraternità, come impariamo dalla comunità primitiva (At 2,42). La certezza che la Vita Divina cresce in noi si riconosce dal desiderio  e dall’impegno nell’annuncio del Vangelo. Avere fede è annunciare! Ci sono immense possibilità, ma è necessario che Gesù sia conosciuto e amato. Egli ha la risposta a tutte le questioni del mondo, poiché l’amore di Dio può penetrare tutto. La santità del fedele consisterà nel vivere il vangelo ma evitare ciò che  sembra santità ed è solo ideologia. Tutto lo spirituale che cerchiamo deve corrispondere al Vangelo delle Beatitudini.

Marcati dallo Spirito

San Giovanni nell’Apocalisse  scrive le parole dette dall’Angelo: “Non devastate la terra nè il mare nè le piante, finchè non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio. E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo, centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele” (Ap. 7, 3-4). Il sigillo è il segno della scelta di Dio a partire dal Battesimo. Esso è il cammino normale della vita cristiana, aperta a tutti nel senso di scelti come testimoni.  La santità può incontrarsi in tutti coloro che cercano il bene. Questo è il marchio per tutti. Celebrando tutti i santi veniamo uniti come famiglia che celebra il Padre. Con noi sta il Figlio primogenito, Gesù e lo Spirito che santifica e ci apre il cammino delle Beatitudini.

 

Letture: Ap.7,2-4.9-14; Salmo 23; 1 Gv.3,1-3; Mt. 5,1-12ª




 
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