Omelia fedeli defunti 2.11.2018



nº 1801

Articolo

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Dov’è o morte la tua vittoria?

2112. Molte pietre lungo il cammino

Diversi sono i passaggi della Scrittura in cui si parla di una pietra. Giacobe ne prende una come cuscino e poi ne fa un altare. Mosè scrive i comandamenti su una lastra di pietra, fa scaturire acqua dalla pietra, fa un altare di pietre. Giosuè fa un monumento di pietra per siglare l’alleanza del popolo. Gesù dice che Dio può fare scaturire figli di Abramo dalle pietre. I giudei presero delle pietre per tirarle contro Gesù. Ricordiamo una pietra importante quella che chiuse la tomba di Gesù che stava a significare il termine di tutto quello che era vita umana in quella persona. Lì Gesù era un morto. Cos’è la morte? Impossibile saperlo, perchè nessuno mai è ritornato per dircelo. La morte chiude ciò che era vita umana. Ma Gesù è risorto. È andato al di là della morte . Egli è la Vita. Egli è la conclusione. La morte è il momento della somma di tutto ciò che siamo. E come tutto si distrugge, può causare in noi quella disillusione che ci fa dire: perchè  tutto ciò che facciamo termina inesorabilmente come sotto una roccia? Abbiamo una sensazione di vuoto. A che è valsa la vita se tutto termina nel nulla? Vediamo perfino Gesù arrivare alla fine di tante promesse e finire in un sepolcro a cui è collocata una pietra grande, all’entrata. Questa disillusione corrode l’anima delle persone. Nella misura in cui la vita passa, le cose secondarie perdono di senso. La gente vorrebbe afferrarsi a qualche cosa, ma tutto sfugge. Inoltre celebrare i defunti è il giorno in cui appunto ricordiamo i morti. Per noi essi però continuano a vivere

2113. Dov’è la tua vittoria?(1Cor 15,54)

La celebrazione di oggi è il ricordo di tutti i defunti. Perchè andare al cimitero se li dormono soltanto i resti? Certamente abbiamo la certezza che non è lì che sta  la persona. C’è una vittoria sulla morte, nella vita che continua. Paolo dice: “Quando questo essere corruttibile si sarà rivestito di incorruttibilità e questo essere mortale si sarà rivestito di immortalità, allora si compirà la parola della Scrittura: o morte dove sta la tua vittoria?” (1 Cor 15, 54-55). Quando celebriamo, ricordiamo e manteniamo la memoria dei nostri morti è perchè abbiamo coscienza che sono vivi. Sentiamo la loro presenza. Pregare per i morti è la migliore testimonianza che sono vivi. Anche se sono nel processo di purificazione (ma non sappiamo com’è, in quanto non è come una purificazione umana), siamo lo stesso uniti a loro nel Corpo Mistico di Cristo, come leggiamo in Romani 12,5 e 1 Corinti 12,12. Tutti facciamo parte di Cristo. Condividiamo la sua purificazione attraverso la solidarietà  generata in noi dallo Spirito Santo che ci unisce come membri del Corpo di Cristo nel quale sono uniti i due cieli: quelli della terra e del purgatorio.

2114. Vivere sempre

Nella celebrazione liturgica dei defunti, vediamo la forza della Risurrezione che dona vita alla vita. Leggiamo le parole immortalità, luce, banchetto, vita eterna, risurrezione, figli di Dio e saremo simili a Lui. Sostare sulla tomba di un conoscente è sperare la realizzazione certa della vita che continua. Nella casa del Padre ci sarà la vita completa. Non è una memoria, un pio desiderio  o il ricordo che ci  unisce ai morti, ma il mistero di Cristo celebrato nella Eucaristia. Lì tutti formiamo un unico corpo con tutti quelli che furono. Per questo Santa Monica la mamma di Sant’Agostino, diceva nel finale della sua vita: “ Solo chiedo che vi ricordiate di me all’altare del Signore”. È un insegnamento molto antico, in quanto lei morì nel 387. La Chiesa non ha inventato la preghiera per i morti, ma l’ha raccolta dalla tradizione antica. Continuiamo a pregare per i defunti.  Un giorno pregheranno per noi!





 
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