Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 20_2018_TUTTI I TESTI Anno B Omelia 32^ Domenica T.O. - 11.11.2018
Omelia 32^ Domenica T.O. - 11.11.2018



Gesù rifiuta la religione esteriore che nasconde la cattiveria. Solo la povera vedova del vangelo ci  istruisce su come amministrare la vita. Dare tutto per riceve tutto quello che Dio ha da offrirmi. La chiamata è a dare tutto o non otterremo niente. Dio non vuole i rifiuti, il superfluo. Dio non è molto interessato ad essere un secchio della mondezza dove si butta il superfluo!

nº 1804

Omelia 32^ domenica T.O.

(11.11.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Dio guarda i piccoli

La falsa religione

Nel vangelo di Marco (12,38-40) Gesù mette in guarda dai dottori della legge. Coloro che insegnavano e interpretavano la legge di Dio. Il loro insegnamento era accompagnato dalla vanità personale e dalla mancanza di coerenza. “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti” (Mc 12,38). Attualmente nella Chiesa c’è una tendenza molto forte all’esteriorità e, inoltre, si dà a questo un grande valore, e ci si sente superiori agli altri, come per i dottori evangelici della legge. D’altro lato, dopo aver insegnato  la Parola, diventavano ladri sfruttando le vedove e i poveri: “fingono di fare lunghe orazioni”. C’è anche il problema dei religiosi che conducono una vita doppia e vogliono però dare leggi agli altri. Il Papa Francesco fustiga questo tipo di religione. Le grandi crisi che la Chiesa vive oggi provengono dalla falsa religione. Non possiamo usare i simboli religiosi,  come le tonache e il ritualismo per coprire la nostra mancanza di personalità. Niente contro i simboli ma non possiamo essere strumento di potere ne di una falsa religione.

La ricchezza dei poveri

Giunti a questo testo l’evangelista ci parla della vera religione della forza della fede dei poveri. Credere con la totalità della vita, perchè si abbandonano a Dio nella certezza della fede. La scena è curiosa: Gesù è seduto nel tempio davanti al tesoro. Lì ricchi depositavano grandi offerte. Ma venne una povera vedova e mise due monete senza valore. Allora Gesù chiama i discepoli e gli dice che lei ha dato più degli altri. Quel giorno avrebbe sofferto la fame, perchè aveva dato tutto. L’insegnamento è chiaro: “Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere” (Mc 12, 42-44). Possiamo raccogliere l’insegnamento: Dio ci vuole tutti interi. Niente deve rimanere. L’abbandono deve essere totale e senza ritorno. Diversamente dagli altri offersero il superfluo a Dio, la vedova donò tutto. È la testimonianza della donna della prima lettura. Elia chiede aiuto a una povera donna. Lei divide con lui ciò che aveva per vivere e ha come risposta  che d’ora in poi sarà Dio a prendersi cura di lei: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla terra”. (1 Re 17,16). Dio non vuole il superfluo. L’abbandono a Dio deve essere totale.  Spesso le persone d’alto rango cattoliche non accettano tutto.

Una volta per tutte

La lettera agli ebrei riflettendo su Cristo Sommo Sacerdote, ci apre  una gamma di riflessioni sulla realtà di ogni persona che si unisce a Cristo nel suo sacerdozio. Non si tratta di religiosi o vescovi, ma di ogni fedele che partecipa al sacerdozio di Cristo. Il sacrificio di Cristo, diversamente dai sacrifici dell’Antico Testamento, fu unico e offerto una volta per tutti. Così anche l’azione di abbandono totale di se, come abbiamo visto nella povera vedova del testo di questa domenica,  realizza l’unione totale di se al Cristo una volta per tutte. Cristo accetta la qualità del nostro abbandono. Soltanto vivendo questa totalità, potremo capire il Mistero di Cristo

Letture 1Re 17,10-16. Salmo 145; Eb. 9,24-28;Mc. 12,38-44.




 
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