Omelia 1^ Domenica Avvento 2.12.2018




La seconda venuta di Gesù non sarà per la distruzione ma per la liberazione. Vivere il Vangelo ci libera dalla insensibilità verso i beni spirituali. E la Parola e il Pane sostengono la nostra fragilità lungo il cammino della vita.

nº 1810

1^ Domenica Avvento (02.12.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Il Cristo che viene

La liberazione è vicina

Natale è sempre un tempo del futuro. Il modo con cui celebriamo il Natale distrugge molto della sua totalità. Ci fissiamo nella scena tenera del presepio in una grotta. Passa il Natale e tutto si dimentica. Il disegno del Padre in Gesù è un progetto che inizia con l’Incarnazione e va fino alla consumazione dei tempi. Quando tornerà il Signore di tutte le cose Egli le consegnerà al Padre (1 Cor 15,24). L’aspetto umano del Natale è meraviglioso, ma non si esaurisce nella tenerezza. Egli invade l’Universo e rimarrà sempre manifesto che la vittoria di Dio si da nell’Umanità del Figlio Gesù. La celebrazione specifica del Natale inizia nel giorno 17 dicembre. Contempliamo la seconda venuta non come un mistero di distruzione, di disgrazie, come molti vorrebbero, ma come un incontro con il Signore che viene per la nostra liberazione (Lc 21,28). È tempo dello Spirito, perchè è stato lo Spirito che venne su Maria e il potere dell’Altissimo la coprì con la sua ombra ed ella concepì il Figlio di Dio (Lc 1,35). Troviamo difficile questa connessione della seconda venuta del Natale. È giustamente per dire che la venuta del Figlio di Dio a Natale và al di là di Betlemme e gli dà senso.  Viviamo il tempo dello Spirito che ci mette nella dimensione della grandezza del mistero di Dio nella nostra vita e della nostra vita nel mistero di Cristo. Ricordiamo che Dio non viene per castigare. La sua venuta è la vittoria dell’amore che fu impiantato nel mondo attraverso il Figlio. Molti però gustano della disgrazia altrui e amano parlare di  Dio che va a vendicarsi. Ma può essere che cominci da noi!

Aumenti il vostro amore

Il testo di Geremia 33, 14-16, ci fa belle promesse per il futuro, culminando con la ricchezza della futura Gerusalemme fondata nella giustizia, perchè questo sarà il suo nome: “Il Signore nostra Giustizia” (16). Paolo dice come si deve vivere in questo tempo di attesa del fine glorioso: “Il Signore vi conceda che l’amore tra voi e verso tutti aumenti e sovrabbondi sempre più ... in una santità senza difetto” (1 Ts 3, 12-13). Il cristiano non vive di paura o insicurezza davanti al futuro, ma nella serenità di chi ha il proprio futuro garantito. Per questo deve stare sempre attento, come continua Paolo, a non avere il cuore insensibile a causa delle dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. La preghiera deve essere una costante per darci forza davanti alle situazioni difficili che il mondo ci dà. Anche vivendo bene con Dio, non perdiamo la nostra condizione umana  di fragilità. Questo non è un male, ma condizione di crescita. La Chiesa passa anche per situazioni difficili che esigono cambiamento. Questo non correge e non trasforma. Per vivere in accordo con il Vangelo non possiamo lasciare che la insensibilità non lasci che la Parola ci tocchi nè che la grazia raggiunga il cuore. È necessario andare all’essenziale della nostra vita di fede e della Chiesa. C’è gente che si limita all’esteriore. Diventa insensibile e impedisce la crescita in Cristo, tanto di se stesso come degli altri e della comunità. Queste attitudini rivelano mentalità malate.

Amare ciò che viene dal Cielo

La preghiera del dopo-comunione, sintetizzando tutto il pensiero della liturgia del giorno, 1^ Domenica di Avvento, invita ad amare da ora  le cose del cielo: La partecipazione a questo sacramento, che a noi pellegrini sulla terra rivela il senso cristiano della vita, ci sostenga, Signore, nel nostro cammino e ci guidi ai beni eterni. Per Cristo nostro Signore”. La Parola e il Pane ci sostengono  e ci accompagnano con forza nei momenti di fragilità della nostra natura umana. La celebrazione ha come fine di farci alzare e vivere più intensamente la fede negli avvenimenti della vita affinchè, vivendo meglio, possiamo celebrare sempre meglio. Siamo invitati ad accogliere la tenerezza di Dio e verso Dio.


Letture: Ger.33,14-16; Salmo 24;1 Tes.3,12-4,2; Lc 21,25-28.34-36




 
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