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L'AMORE FOLLE DEI SANTI

 

 

 

L’Amore del quale nessuno parla:

 “Coloro che sostituirono l’essere al nulla!”

 

Nel descrivere l’amore dei santi io non ho trovato fin’ora parole più belle di quelle espresse da F. Mauriac, nella biografia di Santa Margherita da Cortona, da lui scritta, durante la seconda guerra mondiale, quando il dolore provocato dalla croce inflitta dagli uomini era compagno quotidiano!

“La strada della croce in cui s’impegnano, quella sofferenza cercata, provocata – i santi -  non l’amano come fine a se stessa: è una  scorciatoia verso l’oggetto della loro adorazione. E poiché sanno… che ciò che nasce dal mondo è mondo… e che  Dio non si comunica mai per mezzo del mondo, mortificano in loro i gusti sensibili. Soltanto la totale privazione li avvicina a un diletto che sta oltre i corpi, oltre gli esseri, che li aspetta al di là di ogni passione e di ogni desiderio. Questi maniaci del dolore sono in realtà gli ostinati della gioia: come potrebbero non immolare senza pietà ciò che li separa da questa gioia? Nessuno è felice come i santi…. Questa “strana gioia” è il patrimonio comune degli amici di Gesù Cristo.”

E  ad un certo punto si domanda: “Chi ama, ha così amato? Questa specie d’amore , chi l’ha mai provato?... La verità è che nessuno parla di quest’amore. La passione umana è celebrata, analizzata, esaltata da ogni libro, da ogni musica, da ogni pittura. Alla radio, dall’alba al crepuscolo, innumerevoli canzonette ne mantengono il culto. C’è un’incredibile sproporzione tra quel che la gente sente dire dell’amore e quello che prova nella sua povera vita….L’amore divino è invece silenzioso. I cuori umili non tradiscono il loro segreto, sanno che non sarebbero mai capiti dagli uomini. E’ un incanto incomunicabile: abbandonare ad altri questa meraviglia è distruggerla. Dio permette che si manifesti talvolta un grido. Si trova per caso un foglio  scarabocchiato in cui un uomo ha fissato soltanto per sé ciò che trascende il linguaggio umano…Se potessero parlare tutti coloro che potrebbero capire ciò di cui i mistici s’inebriano, si vedrebbe che quest’amore di Dio è offerto a creature più numerose di quanto non si pensi….”

“I santi non introducono la croce nel loro destino, ve la trovano già innalzata. Invece di disfarsene, con piaceri e trastulli o di fuggirla attraverso le mille scappatoie che gli uomini hanno scoperto (tabacco, alcool, droga e tutti i travestimenti del suicidio) , l’interrogano, le strappano il loro segreto di amore e di gioia; siamo liberi di pensare che cedano a una consolante illusione, ma non che aggiungano alla condizione umana un orrore peggiore..- infatti – i negatori della croce, gli adoratori del piacere non sono meno crocifissi dei santi. Costoro non hanno mai creduto che il dolore fosse di per sé un bene. Sanno che il dolore è male, connesso alla colpa originale… E nemmeno negano che la vita umana… conosca ore serene e felici…I santi che hanno cominciato con il peccato si sono ingannati sull’oggetto del loro desiderio; il desiderio del loro cuore essi non lo rinnegano ma, per colmarlo, hanno imparato a sostituire l’essere al nulla.”

Questo loro sconvolgente amore ci porta a riflettere anche sullo strano binomio che esiste tra Croce e bellezza, tra Croce e sapienza. Lo stesso autore ci dice che la contrapposizione tra la croce e la vita quotidiana esiste solo nella nostra cupidigia, non nella realtà. La Croce si contrappone alla vita voluttuosa che desideriamo noi, nei nostri sogni, ma la croce non si contrappone invece alla vita così com’è. Mauriac ha analizzato molto il contrasto che esiste tra l’Eros e l’Agape, nei suoi scritti; ha vissuto l’avanguardia degli anni venti a Parigi, dove la maggior parte degli artisti finirono con il suicidio, la loro vita. Lui no, e dovrà dir grazie sempre alla fede.  Fede che per lui si appoggia  alla croce innalzata sul mondo (quella di Cristo) e in ciascuna delle nostre vite (le croci personali): linguaggio duro per l’uomo di oggi , ipnotizzato dal fascino delle forme, ma la croce , egli stesso l’afferma, non la si può capire senza il legame con la grazia. Così la vera sofferenza, la vera angoscia, per l’uomo divenuto credente, colui che accoglie la fede come compagna nel cammino della vita,  non sarà più quella di non poter seguire le proprie brame ma sarà quella di non essere santi!.

E questa santità che nasce dall’accettazione della croce, dalla sapienza che promana dalla croce, è ciò che c’è di  più bello al mondo, ed è questa la vera bellezza che salverà il mondo, per usare il linguaggio di Dostoevskij. Possiamo starne certi!  Ed è questa la bellezza ispiratrice degli artisti di ogni genere: dalla pittura alla scultura; dalla poesia alla musica.

Pensatori a noi più vicini nel tempo ci raccontano, e ci sollecitano a riflettere con infinito sapore , che “ciò che si può pensare di più grande non è l’idea dell’Essere, ma la Croce”. Perché “La perfezione ontologica più alta non è l’autosufficienza ma il dono” (nota  2)-  E veramente povero può dirsi colui che è nella condizione di non poter donare nulla di se.

In questo nostro tempo storico che stiamo vivendo, la croce si è legata sempre più alla misericordia,  a quell’eccesso d’Amore che ha portato Dio a usare la croce come mezzo di salvezza, per far trionfare il Bene del suo Regno di mitezza e di pace, di salvezza e di perdono, di vera bellezza. Pensiamo alle apparizione di Nostro Signore alla santa polacca  Suor Faustina, e alla rivelazione del suo amore misericordioso.

Una delle espressioni più belle dell’umanità è il gesto sconvolgente dei santi, ciò che ha ispirato il sentimento  di una numerosissima gamma di artisti. Al vertice di questa scala di bellezza c’è il gesto di Gesù in Croce. Modello di ogni santità!. La rassegna della vita dei santi, è  il solo autentico concorso di bellezza!

Il gesto d’amore dei santi ci sorprende non solo per la carità ma sovente anche per i mezzi scelti. San Martino di Tours per dividere il suo mantello con il povero incontrato per la strada usa la spada, notoriamente simbolo della guerra. Questa è “l’ironia divina della grazia, che rifulge nella sua disarmante capacità di trasformare in luoghi di bene gli emblemi del male. Avvenne identica nemesi al patibolo della croce”. Tutta la materia, sarebbe destinata ad essere solo “natura morta” se non viene impugnata dalla carità e spiritualizzata. Così  la vita dei discepoli del Signore, quando è capolavoro di carità, di speranza, di fede possiede un grandissimo fascino. “La vera  opera d’arte e memoriale del paradiso è la santità”. Ed in più l’arte, vista così ci chiede un coinvolgimento personale quello di  dare “il mio volto personale alla bellezza della santità di Dio”. (nota 3)

Il fascino di un gesto di carità, di amore puro e gratuito, è un incanto, non c’è niente di più bello al mondo. E possiamo contemplarlo prima di tutto nel Crocifisso: “Il volto della verità e del bene che più può attrarre a se è quello della bellezza umile del crocifisso amore” (nota 4)

“La santità rivelata come bellezza che salva nel Figlio di Dio crocifisso e abbandonato è  la via per annunciare al mondo la gioia della salvezza che in Cristo è stata donata…Di questa santità, intesa come bellezza e unità con l’Eterno, la modernità ha perso il senso e la strada…Rincorrendo l’aspirazione utopica di un compiuto regno dell’uomo”.

“Nel tempo del disincanto e della ragione debole, in questa postmodernità nichilista e debole, rinunciataria di fronte alla verità e al bene, perché sospettosa nei confronti di tutti gli orizzonti globali di senso, di cui l’ideologia aveva abusato, solo la bellezza della santità intesa come appartenenza incondizionata all’Eterno può offrirsi come ciò per cui valga la pena di vivere e che sia capace di vincere il dolore e la morte, donando speranza alla vita” (nota 4)

 La Redazione      

Note:

1) F. Mauriac: Santa Margherita da Cortona, Ed.1988 - Logos-Roma, cap. XXII

2) Prof. E. Gabellieri, Preside Facoltà Filosofia università Cattolica di Lione, da conferenza: “La Misericordia come nome divino: dalla Rivelazione alla filosofia e dalla filosofia alla Rivelazione” al Convegno di Collevalenza su: “La Misericordia tra giustizia e speranza” – da sito collevalenza.it

3) Don A. Geretti – Mostra a Illegio/Ud. – “San Martino e l’Europa” – anno 2006 – articolo: “La bellezza e la carità” – dal loro  sito internet. www. illegio.it

4) S. Ecc. B. Forte – Vescovo di Vasto/Chieti: conferenza a La Valletta/Malta: 21 ottobre 2004.

 

 

 

 
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