Omelia Sacra Famiglia 30.12.2018




L’accoglienza è la condizione primaria per vivere in famiglia l’anticipo del cielo

nº 1818

Omelia festa della Sacra Famiglia (30.12.18)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Gesù, Maria e Giuseppe

Dio li ha fatti uno

È radicato nel cuore di ciascuno il desiderio di salvarsi, come se dipendesse solo dalla persona. Dio però non la pensava così quando ha creato l’essere umano, come leggiamo nel primo capitolo della Bibbia: “Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine, a immagine di Dio li creò, Egli li creò uomo e donna” (Gn 1,27). La traduzione migliore suona così:  Dio ha fatto l’uomo (l’umanità). Maschio e femmina li creò. Il capitolo 2 descrive la creazione dell’uomo e della donna in modo diverso, arricchendo il primo capitolo. Sono però testi di epoche differenti. Ciò che si nota è l’unità fondamentale dell’essere umano  fatta di complementarietà.  Si completano in tutti gli aspetti: fisico, psicologico, spirituale, affettivo e tanti altri. Per questo celebrando la festa della Sacra Famiglia ricordiamo che Dio, per inviare il suo Figlio nel mondo,  volle che il mistero di salvezza si realizzasse attraverso una famiglia. Sebbene Gesù non sia figlio di Giuseppe secondo la carne, ma lo è secondo il progetto di Dio. Essere famiglia non è un atto sociale relativo alla propria cultura. Anche, ma in primo luogo è un momento spirituale fondamentale per l’essere umano nel cammino verso Dio. Per questo le virtù familiari scaturiscono da questa unità primaria. Non si dice che per essere famiglia dobbiamo essere buoni, ma in quanto famiglia necessariamente  le virtù devono fiorire in noi. La famiglia fu anche invalidata dal male del peccato originale e per questo nella fede in Gesù deve recuperare la sua grandezza.

Famiglia che accoglie

Siccome in Dio tutto è misericordia e amore, le virtù familiari tendono sempre all’accoglienza. Sono virtù che nascono dal mutuo amore pur nella fragile condizione umana. Paolo ha la certgezza che i suoi fedeli, praticandole, realizzeranno il vangelo che è la vita in comunità. Se la famiglia va bene, la comunità si sostiene meglio. L’amore non è qualcosa di poetico o solo spirituale. È concreto e tocca la carne. In primo luogo il quarto comandamento ricorda l’obbligo di onorare padre e madre. Questo da la certezza che le nostre preghiere saranno ascoltate e concesso il perdono dei peccati. Alle volte diciamo che Dio non ascolta le nostre preghiere. Invece Lui guarda prima di tutto come noi trattiamo i nostri genitori. Poi possiamo fare le nostre preghiere nella certezza di venire esauditi. La cura degli anziani deve riguardare anche i momenti difficili. “la carità verso i tuoi padri non sarà dimenticata, ma servirà per espiare i tuoi peccati, nella giustizia e ciò sarà a tua edificazione” (Eccl 3, 15-17). C’è tutto un modo bello nel relazionamento tra marito e moglie, tra padre e figli, tra figli e padri. Non esiste matrimonio che non funzioni, basta viverlo nella maturità della fede piena di umanità.

Quattro puntate

Paolo nella lettera ai Colossesi ci dà 4 tappe per formare la nostra famiglia: misericordia, perdono, amore e pace. Con questi pilastri possiamo formare le nostre famiglie cristiane. Dalla misericordia nascono i migliori sentimenti ed essa coinvolge l’essere umano in un relazionamento completo. Da lì prendiamo la capacità di perdonare, perchè non  andiamo agli altri con le mani e il cuore chiuso. Così possiamo amare e vivere nella pace. È molto bello celebrare la festa della Sacra Famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe. Come noi, essi vissero queste qualità e virtù. Poterono portare avanti la missione che Dio gli diede per preparare il Figlio alla sua missione.

 

Letture: Eclesiástico 3,3-7.14-17;S127; Col. 3,12-21; Lc 2,41-52.




 
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