Omelia 3^ Domenica T.O. -27.1.2019




Nella sinagoga di Nazareth Gesù presenta il fondamento del suo progetto e della sua venuta

nº 1826

Omelia 3^ domenica T.O.

(27.01.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Nella forza della Parola

Aprì il libro nell’Assemblea

Inizia il Tempo Ordinario. Inizia questo tempo liturgico con il magnifico discorso di Gesù nella sinagoga di Nazareth, che presenta il suo programma di azione e di vita. Egli, sempre mosso dallo Spirito Santo, ci dice Luca, è presente alla preghiera della Sinagoga. È l’assemblea del popolo. Nella Scrittura Dio privilegia il popolo riunito. La Parola di Dio ha il suo habitat, il suo luogo di manifestarsi in pienezza, nell’assemblea della comunità. Come leggiamo nella lettera di Paolo ai Corinti “Voi tutti riuniti, siete il corpo di Cristo e, individualmente, siete membra di questo corpo” (1 Cor 12,20). Aprire il libro è il gesto sacro della comunicazione di Dio nella Parola. Così abbiamo diversi momenti che marcano le assemblee del popolo, come nel Sinai (Es 24, 1-8), nel rinnovamento dell’alleanza con Giosuè 24, 1-33, con Giosia 2,23, con Neemia 8, 2-10 e ora, nella Sinagoga di Nazareth (Lc 1, 14-21). Il popolo in assemblea ascolta la Parola di Dio e si impegna. A Nazareth Gesù presenta il codice della nuova alleanza. Questi testi ci insegnano l’importanza dell’assemblea per ascoltare e impegnarsi. Ogni celebrazione liturgica è una assemblea. L’apertura del libro, come vedremo nell’Apocalisse al capitolo V, è un momento solenne della celebrazione. La Parola di Dio torna nel luogo in cui fu vissuta e scritta, cioè dentro la comunità essa viene vissuta e scritta. È li che essa diventa viva ed efficace (Eb 4,12). Siamo l’unico corpo di Cristo nel quale restiamo uniti dallo Stesso Spirito:

Parola che da vita

La Parola di Dio orienta il nostro modo di vivere.  Nel progetto di vita che Gesù “si fa” in quel momento solenne, non è un momento “spiritualizzato”, ma spirituale, cioè pieno dell’azione dello Spirito (Lc 1, 4,14). La sua azione evangelizzatrice non si riduce a discorsi, ma a gesti concreti: “Annunciare la buona novella ai poveri, proclamare la liberazione ai prigionieri, ridonare la vista ai ciechi, a liberare gli oppresse e a proclamare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18).  Mette la mano nella ferita di ogni uomi. Vediamo quali sono, in altre parole, i termini del giudizio universale (Mt 25, 31-46). Il Re giudicherà non le buone idee, ma i gesti concreti. È quello che possiamo vedere lungo il corso della vita di Gesù, come dice Paolo: “Egli passò facendo il bene e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del demonio” (At 10,38). La comunità deve sentire la presenza dello Spirito in ogni persona. Vediamo che c’è una mancanza di coscienza su questa esigenza dello Spirito in noi. La fede di molti di noi finisce per essere qualcosa senza legame con la vita. “Non mi comprometto” è la loro professione di fede!

L’Oggi di Dio

Gesù terminando la proclamazione della sua missione dice: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 4,21). L’Oggi di Dio si realizza in Gesù che realizza la Sua Parola. Con Gesù diventa realtà la profezia di Isaia (61, 1-2). Gesù è l’atteso  e impianta nel mondo il Suo modo di vita. Non basta dire di avere fede in Gesù se non si segue il suo cammino. La fede senza le opere è morta (Gc 2,17). Ogni volta che realizziamo le opere della fede, rendiamo presente l’oggi di Dio. La riflessione di oggi è iniziata con l’assemblea, prendiamo coscienza allora che le nostre celebrazioni sono le convocazioni di Dio ad ascoltare la Parola e metterla in pratica. Le persone non danno valore alla comunità e l’abbandonano per il proprio comodo. La lettera agli Ebrei avverte su questo: “Non abbandonate la nostra assemblea (comunità) come è costume di alcuni” (Eb 10,25).

 

Letture: Neemia 8,2-4ª.5-6.8-10; S 18B; 1Cor 1º2,12-14.27; Lc.1,1-4;4,14-21.







 
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