Omelia 4^ Domenica T.O. -3.2.2019




Dall’ammirazione al rifiuto di Gesù, dai tempi di Gesù a oggi, si cerca ancora di togliere dal mondo le tracce della presenza di Gesù. Tuttavia la soluzione è Lui perchè Lui è la via!

 

nº 1828

Omelia 4^ Domenica T.O. (03.02.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Annunciare la Buona Novella

Missione di annunciare

La  lettura del Vangelo di questa domenica continua la riflessione della domenica precedente, quando abbiamo contemplato la bellissima inaugurazione del ministero apostolico di Gesù nella sinagoga di Nazareth. Guidato dallo Spirito Santo, proclama la sua missione di annunciare la Buona Novella e l’anno di grazia, il grande giubileo. Continuando la lettura vediamo come dall’ammirazione si passa all’accusa. Lasciando a lato le meraviglie che vedevano in Gesù, non vogliono ammettere che Egli aveva una missione speciale di Dio, lo rifiutano perchè era qualcuno di loro e che conoscevano. Anche noi siamo capaci di rifiutare un insegnamento di qualcuno che riteniamo uguale a noi. Gesù mostra questa realtà quando ricorda la vedova  che si prese cura di Elia e il lebbroso straniero che fu curato da Eliseo. La chiusura può risultare cattiva per noi. Dio è aperto a tutti, ma aspetta l’apertura. I pagani sono più aperti di coloro che ricevono la grazia dell’azione di Dio. Il rifiuto dei giudei  consiste nel non vedere l’ora della visita di Dio. Agirono così perchè Gesù secondo loro non presentava i requisiti della tradizione, creata dagli uomini, non corrispondeva alla volontà e al piano di Dio. Questo comportamento dei giudei condurrà Gesù a morte. Essi avevano molte idee su come doveva essere il Messia. C’era molta curiosità sulle meraviglie che questo Inviato di Dio avrebbe dimostrato. La Parola di Dio ci presenta la vocazione di Geremia che anche lui pasò per questo. Egli aveva la missione di annunciare ed è scelto per questo fin dal seno materno. Egli deve affrontare: “Tu poi cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro” (Geremia 1,17).

Il grande rifiuto

Alla fine del discorso di Gesù, i giudei si infuriarono, si alzarono e lo cacciarono dalla città. Lo portarono fino sull’alto del monte sul quale la città era costruita, con l’intenzione di farlo precipitare giù. “E Gesù passando in mezzo a loro, se ne andò” (Lc 4,29). L’uomo pericoloso deve essere annientato. Qui abbiamo un dettaglio: a Nazareth non c’è nè un monte nè un precipizio. Il testo di Luca vuole indicare che i giudei volevano un annientamento totale del nuovo profeta, senza lasciare segni. Percepiamo che questo comportamento è molto attuale nella società che desidera cancellare totalmente le tracce di Gesù nella comunità. E lo si stà conseguendo in molti luoghi. Non si riferisce ai pagani ribelli, è la società che ha vissuto la fede cristiana ma che ora vuole cancellarne i segni. Non più crocifissi, presepi, principi cristiani e familiari.  Le ideologie vogliono  imperare nelle scuole, nei mezzi di comunicazione ecc.  Anche tra coloro che hanno scelto di vivere come se Gesù non esistesse. Il rifiuto toglie la possibilità di una vita cristiana coerente

Contenuto della profezia

In un mondo di tande idee non possiamo restare persi, cercando cosa dire e quale via seguire. Basta ricordare i tempi d’elezione. Quanta radicalizzazione in persone e partiti. Nei cristiani, purtroppo, ci dividiamo e ci dimentichiamo il cammino che abbiamo, il migliore di tutti (1 Cor 13,31). Non partiamo più dal vangelo. Questo è il contenuto della missione. L’apostolo Paolo ci dice che la via migliore e che dà sicurezza è l’amore. Non avendo questo  non arriviamo a niente. La profezia non è per fondare una religione, una chiesa, un gruppo particolare. È per portare Gesù e il suo Vangelo. A Nazareth Egli è stato chiaro e non tornò indietro. Passò tra loro che volevano distruggere, lui e il suo programma. Non si tratta di fare un partito, ma stare al di sopra dei pensieri del mondo che falliscono sempre.

 Letture: Ger.1,4-5.17-19; Salmo 70;1Cor. 12,31-13,13; Lc 4,21-30.




 
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