Omelia 7^ Domenica T.O. -24.2.2019





Una pacca sulla spalla “uccide” molto più di molto furore. Quando non ci si lascia vincere dal male, ma dal bene, si è capaci di sopravvivere in ogni circostanza

n. 1834

Omelia 7^ Domenica T.O

(24.2.2019)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Ci sono molte facce dell’amore

Come possiamo amare?

Continuando nella sua predicazione Gesù entra in una questione che è il punto forte di essa. E questo viene dimostrato nel momento della sua morte quando dice: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). In questa parte del suo discorso ai discepoli, istruisce sull’amore ai nemici. Nemico non è solo colui che ci uccide, ma colui che mi fa soffrire. Gesù presenta qui la cultura dell’amore che blocca ogni odio, ogni vendetta, tutta la malvagità.  Non si tratta di essere matto, ma più intelligente di quello che sembriamo essere. Si può sintetizzare nelle parole: andare oltre quello che ci si aspetta. Se aspettiamo una risposta corrispondente al male che riceviamo, diamo una risposta di amore. Amare i nemici e fare del bene a chi ci odia … benedire chi ci maledice .. offrire la guancia sinistra a chi ci  percuote la destra … dar il mantello a chi ci prende la tunica … non richiedere ciò che ti prendono. Cosa facciamo di speciale se facciamo quello che fanno tutti? “Ciò che desideri che gli altri facciano a te fallo anche tu a loro” (Lc 6,31). Il comandamento dell’amore si riferisce alla relazione con gli altri, Gesù mostra come vivere questo relazionamento con coloro che non pensano come noi, né sono come noi. Questa abitudine di vivere soltanto nel proprio gruppo di gente uguale a noi, nostro club, non è il cammino del vangelo, né evangelizzazione. È l’esempio che riceviamo da David che ebbe nelle sue mani il suo maggior nemico, il re Saul, e non si vendicò di lui. Da ciò possiamo capire quanto desideriamo la morte dei nostri nemici. Desiderare la morte di qualcuno è essere il suo assassino.

Il Padre è il modello

Il salmo ci porta a pregare la bontà di Dio che Gesù ci presenta come modo normale di vita cristiana, poiché è il normale della vita di Dio con noi. Egli perdona ogni colpa e cura ogni infermità … il Signore è indulgente, è favorevole, è paziente, è buono e compassionevole, fa risorgere la tua vita e ti circonda di affetto e compassione …  come un padre ha compassione dei suoi figli, così il Signore ha compassione di coloro che lo temono (S 102). Gesù ci stimola ad avere i sentimenti di Dio. Siamo stimolati  ad avere gli stessi sentimenti di Dio: amore, perdono e misericordia. Non dipendo dagli altri per assumere quello che è di Dio. Non ci misuriamo con il male degli altri. Nel prendersi cura di noi, il Padre va oltre ogni immaginazione. Dio arriva sempre per primo. Per questo, il comportamento cristiano in relazione agli altri, soprattutto verso coloro che ci creano difficoltà deve essere lo stesso del Padre. Arrivare primi e superare ogni aspettativa. Il male è inferiore al bene che possiamo fare. Il male passa, il bene fruttifica perché è piantato nel giardino del cuore del Padre. Produce gli stessi frutti. Come il Padre sa di cosa abbiamo bisogno, ancora prima che glielo chiediamo (Mt 6,8), così possiamo dirigerci agli altri nell’amore e non solo nel ricevere.

Immagine dell’uomo celeste

San Paolo ci presenta nella prima lettera ai corinti (15,45-49) l’uomo naturale e l’uomo spirituale. L’uomo terrestre è stato tratto dalla terra, l’uomo spirituale viene dal Cielo. Non si tratta di personalità differenti, ma di quello che sta in noi per renderci umani e per essere fatti a immagine e somiglianza di Dio. In tutto l’uomo è debitore della terra ma lo è anche del Cielo. Il primo uomo fu un essere vivente. Il secondo Adamo è uno spirito vivificante. Con Cristo sorge tra noi l’uomo celeste, rivolto alle cose di Dio. Non lascia di vivere in terra, ma vive nel modo di Dio. Per questo esiste questa meraviglia dell’amore di Dio che produce frutti in noi.

 

Letture:1Sam.26,2.7-9.12-13.22-23; S.102; 1Cor.15,45-49; Luca 6,27-38




 
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