Omelia 3^ Domenica Quaresima 2019

Se grandiosa fu la liberazione dall’Egitto, grandiosa avrebbe dovuto essere anche la corrispondenza del popolo!

nº 1842

Omelia 3^ domenica Quaresima (24.03.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Ho visto l’afflizione del mio popolo!

Un Dio presente

Le Sacre Scritture fanno uso di molti simboli per spiegare la Parola di Dio. L’albero che produce frutto, significa il fedele credente in Dio che, piantato lungo corsi d’acqua vive e produce frutti abbondanti. Dio ottiene buoni risultati. Sceglierà per Se un popolo  affinchè possa portare avanti la grande opera della salvezza. Ma è sempre Lui che prende l’iniziativa, come leggiamo nella manifestazione di Dio a Mosè sull’Oreb, nel roveto ardente. (Es 3, 1-8 e 13-15). Mosè viene chiamato ad assumere la missione di far uscire il popolo dall’Egitto, dove i figli di Abramo i giudei, soffrirono un’orribile schiavitù. In quanto Dio fece la promessa ai loro padri: Abramo, Isacco e Giacobbe, di non abbandonarli. Così è tutta la sua storia: nelle sue sofferenze  il popolo è sempre liberato da Dio in modo meraviglioso. È un Dio presente, non perchè il popolo lo meriti, bensì perchè c’è una alleanza che sorregge questa volontà salvifica. È ciò che preghiamo nel salmo: “Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono” (102). Anche se il popolo si allontana a causa dei suoi peccati. Dio non si stanca di perdonare: “Egli perdona tutte le tue colpe e cura ogni tua infermità, dal sepolcro Egli salva la tua vita e ti circonda di affetto e compassione” (id). Se grandiosa fu la liberazione dall’Egitto, grandiosa avrebbe dovuto essere anche la corrispondenza. In questo momento della Quaresima riflettiamo sui cammini di Dio nella storia del popolo. È il momento di attestare che stiamo anche noi in questa storia  e dobbiamo corrispondere alla chiamata ricevuta. La Parola di Dio si fa pienezza in noi.

Dio discese e vide

Le Scritture affermano che le manifestazioni di Dio sono sempre gesti di liberazione, soprattutto dei deboli e umili. È un Dio che libera e salva. Nelle sue scelte è sempre incastonato un gesto di liberazione. “Il Signore è buono e compassionevole” (S 102). Certo noi preferiremmo un Dio vendicativo. E questo in relazione agli altri. Siamo cattivi e vorremmo trasferire in Dio i nostri sentimenti. La rivelazione di Dio a Mosè dimostra la sua decisione sulle sofferenze subite in Egitto: “Io ho visto, udito, e sono disceso per portare il popolo verso una terra buona”. Il comportamento di Dio verso il popolo si ripete in tanti momenti della sua storia. La stessa Incarnazione di Gesù è, in vista della redenzione dell’umanità di un Egitto molto peggiore che è quello della schiavitù del peccato. Il suo nome riflette il pensiero “Dio è salvezza”. La parabola del buon samaritano ripete il cammino di Dio: “Vide l’uomo caduto, discese da cavallo, si prese cura dell’uomo e lo porto in una locanda e promise di ritornare per prendersene cura” (Lc 10, 25-37). Chi accoglie il Vangelo accoglie anche la mentalità di Dio espressa nella storia e manifestata in Gesù. Dio ci cura con uguale atteggiamento. Il fico che non produce frutto deve essere tagliato. Dio però è paziente, da gli aiuti necessari. Ma se non daremo frutti, potremmo essere tagliati (Lc 13,9).

Stai attento a non cadere

Paolo è molto chiaro quando dice che i giudei che uscirono dall’Egitto dopo aver visto i miracoli della liberazione operata da Dio per loro, soprattutto nel passaggio del Mar Rosso e nel deserto, non entrarono nella terra promessa a causa dei loro peccati di mormorazione contro Dio. E dice: “Chi pensa di stare in piedi, veda di non cadere” (1 Cor 10, 1-12). La scelta di Mosè, uomo debole, che non parlava neppure bene, apre per noi  immense possibilità di produrre frutti di salvezza per il mondo. Dio sceglie ciò che è disprezzato per confondere i forti, come fece con Maria, con gli apostoli e con noi oggi.

 

Letture: Es.3,1-8ª.13-15;S 102; 1Cor. 10,1-6.10.12; Luca 13,1-9.






 
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