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Omelia Domenica delle Palme 2019, 14 aprile





L’obbedienza di Gesù lo pone in totale offerta al Padre. Le sue parole in croce sono un cammino spirituale

nº  1848

Omelia Domenica delle palme

(14.04.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Esempio di umiltà

Mi ha aperto l’orecchio

La liturgia di questa domenica nella sua prima parte è festiva, perchè ricorda l’entrata di Gesù a Gerusalemme, acclamato come il Messia che viene nel nome del Signore. In seguito c’è il ritmo quaresimale rivolto alla Passione del Signore. È il mistero pasquale in sintesi. Il Messia sofferente è il Signore risorto.  Questo ci porta a vedere la Settimana Santa non solo sotto il segno del dolore, ma soprattutto della gloria. Questo lo comprendiamo tramite la prima lettura di Isaia con il carme del Servo di Dio che tiene l’udito aperto per prestare attenzione come discepolo. L’obbedienza in primo luogo non è compiere un ordine. È avere la capacità di ascoltare e realizzare il progetto di Dio nella nostra vita come ha fatto Gesù. È questa obbedienza che incontra resistenza quando si deve passare attraverso la sofferenza: “ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guancie a coloro che mi strappavano la barba... Per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso” (Is. 50, 6-7). Il salmo riflette la sofferenza profonda e l’abbandono che Gesù sente sulla croce: “Perchè mi hai abbandonato?”. Anche così sorge e dice: “Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli” (S 21). Egli ha assunto la condizione di servo ... umiliandosi e facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato” (Fil 2, 6-11). In Gesù il Padre vuole donare l’esempio dell’umiltà (vedi orazione). Dio vuole dare agli uomini un esempio di umiltà... per questo volle che il nostro Salvatore si facesse uomo e morisse in croce. Impariamo così a risuscitare con Lui. È l’unico cammino valido per la fede cristiana.

Parole che sono cammino

Siamo abituati ad ascoltare e commuoverci ascoltando la lettura della Passione di Gesù. Ma non basta la commozione che passa presto. Essa è un cammino di riflessione e un progetto di vita. Le parole pronunciate da Gesù sono un catechismo spirituale. Il primo passo è il perdono dei nemici. Questo è il progetto di pace e di purificazione.  Vince chi perdona. È un passo grande anche nel vissuto del  mistero di Cristo. E si concretizza nel perdono del ladrone. il quale gli dice: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”  e Gesù risponde: “In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso” (Lc 23,42). La redenzione è un atto totale e completo. Non lascia nulla al dopo. Soffrire con Cristo è avere la chiave del paradiso. Con voce forte, in un grido, dice: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Il cammino spirituale di Gesù, che è il suo Vangelo, è tutto e sempre diretto al Padre. La sua morte è la scuola di come servire e amare il Padre. È con tutte le sue forze che Gesù si consegna a Dio suo Padre. Non ci sono mezzi termini. Gesù non vede la sua morte come sconfitta. Egli la vede come la vittoria che vince la morte, perchè Egli la soffre da vivo nel cuore del Padre..

Per questo Dio lo ha ascoltato

La morte non è il fine, ma il cammino per la vita. Sappiamo che Gesù aspettava ansiosamente questo momento. Disse: “C’è un battesimo (morte) che devo ricevere; e come sono angosciato finchè non sia compiuto” (Lc 12,50).  Il desiderio di Cristo di realizzare la volontà del Padre lo porta a cercare ansiosamente la realizzazione di questo progetto. Perchè arrivare all’estremo dell’amore? Il Padre non voleva la sofferenza del Figlio. Ma il Figlio sa ciò che gli accadrà perchè c’è il grande rifiuto dei capi.Gesù lo descrive con parabole durante il suo ministero e sta sempre in lotta con questi uomini che non volevano intendere il progetto dell’Alleanza che gli è stato concesso. Da beneficiari delle promesse sono passati ad appropriarsi del progetto per il loro profitto. La morte di Gesù è la sua vittoria. Per questo Dio lo ha scelto (fil 2,9).

 

Letture: Lc 19,28-40; Is.50,4-7;S 121; Fil. 2,6-11; Lc 23,6-11

La storia dell’asinello.

Gesù è entrato in Gerusalemme montando un asinello. Ci sono delle

Parabole che mettono questo animale in ridicolo. Ma esso ha il suo motivo di essere nel mistero di Gesù, perchè lo ha accompagnato nella gloriosa entrata nella Città Santa. L’innocenza dell’animale lo lascia animale ma questi ha fatto ciò che gli veniva chiesto. Tutto questo diventa una parabola per noi. Anche non sapendo molto su quello che sta avvenendo nella nostra vita, nei nostri comportamenti, possiamo però fare quello che deve essere fatto. E questo non resterà senza riconoscimento. Certo che abbiamo coscienza e questa ci coinvolge di più, ma nella nostra fragilità possiamo non percepire tutto quello che facciamo, ma non per questo smette di essere realizzato il mistero di Dio nella nostra vita. L’opera non dipende dalla perfezione del nostro sapere ma dalla perfezione con cui la realizziamo anche senza comprendere tutto. Non esiste nessuno che comprenda tutto e non c’è nessuno tanto debole che non realizzi niente solo perchè non intende ne sà.




 
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