Triduo pasquale 2019 - articolo





nº 1849

Articolo

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Triduo Pasquale

 

2185. In memoria di me

Con l’ultima cena del Signore iniziamo i tre giorni (triduo) della Pasqua del Signore. Nella Pasqua si realizza per noi la salvezza. Questa avviene in un momento preciso della vita di Gesù, mentre per noi, avviene nella memoria sacramentale, la celebriamo nei tre momenti: Cena, Morte e Spoltura, e Risurrezione. Questi momenti sono uno solo e unico Mistero Pasquale. Mistero non perchè sia incomprensibile, ma perchè, nel senso originale del termine greco, possiamo partecipare di esso attraverso determinati riti e, noi, come cristiani, anche attraverso la fede. Celebrando, facciamo memoria e attualizziamo l’avvenimento e di esso partecipiamo come momento di salvezza. Gesù lo realizza quando, celebrando la cena con i suoi discepoli, comandò che facessero la stessa cosa in sua memoria. Ma Egli non era morto ancora. Per questo possiamo fare dopo la sua morte, quello che Egli ha realizzato prima di essa. Fare momoria non è ricordare con fede,  bensì rendere presente lo stesso avvenimento con lo stesso dono di grazia. Per questo possiamo celebrare l’Eucaristia e dire: Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue. Fare momoria è supplicare Dio che rinnovi le meraviglie che ha fatto per la nostra salvezza. Chiediamo perchè abbiamo la certezza che riceveremo, infatti lo Spirito ci viene dato  affinché Egli ci insegni ogni cosa e ci ricordi tutto ciò che Gesù ci ha detto (cfr Gv 14,26).

2186. Tutto è compiuto

Nel contemplare gli avvenimenti della Passione ascoltiamo diverse parole di Gesù che, più che espressioni di morte, sono cammini di vita.  Posso  anche dire che sono una sintesi della sua spiritualità. È il suo cammino spirituale. Perdona i nemici e dice che non sanno quello che fanno. Bisogna stare bene con il mondo e con tutti. Anche il ladrone è chiamato buono perchè è aperto al Regno ed è accolto.  Dona ai suoi Maria, simbolo della umanità.  Il cammino spirituale è sempre stimolato da un disegno. Per questo ha sete. È la brama folle di Dio, anche nel momento in cui sente il totale abbandono. Quanto più abbiamo Dio, più Egli si fa assente, affinché la crescita raggiunga il massimo di tutto ciò che potrebbe essere fatto da Dio e per Dio. È il grido della corrispondenza al disegno di Dio. Sentendo il totale abbandono si mette nelle mani di Dio: “Nelle tua mani consegno il mio Spirito”. Non solo si consegna al Padre, ma dona lo Spirito che  Lo animava e conduceva affinchè noi riproducessimo nella nostra vita le stesse cose che Lui ha fatto.

2187: Egli vive

La pietra rotolata dall’apertura della tomba, è stata la risposta chiara per coloro che desideravano la fine di quella avventura. Ma il terzo giorno, all’alba della domenica, Egli Risuscitò. Ed è vivo. Con questo fatto comprova tutto il suo insegnamento. Il Padre lo risuscitò. Un angelo rimosse la pietra di entrata della tomba. Durante i secoli c’è stato sempre più interesse per la sua morte. La Risurrezione fu lasciata a lato nella formazione del popolo. Ma proprio lì sta il punto di arrivo di tutto il disegno della redenzione di Dio. Ora Cristo conduce il suo popolo poichè ha vinto la morte. Nel credo diciamo che Egli “discese agli inferi, risuscitò il terzo giorno, e salì al cielo”. Gli inferi non sono l’inferno, ma il luogo dove stavano le anime dei morti. Discendere agli inferi significa che Cristo apre la vita eterna a tutti. La redenzione  è destinata a tutti i popoli di tutti i tempi. La Vigilia Pasquale celebra questo momento e ci mette in comunicazione spirituale con Lui vivo e risorto. È quello che celebriamo anche ogni giorno.





 
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