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Omelia Pasqua di Risurrezione 21.4.2019




La Risurrezione è un fatto e non una idea. Essa muove i discepoli. Credere significa unira la conoscenza a una vita risorta. Cerchiamo dunque da dove sorge la vita e dove si dirige

nº 1850

Omelia di Pasqua di Risurrezione (21.04.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Questo è il giorno che ha fatto il Signore per noi

Gesù è risorto

La gioia dei discepoli nel vedere il Signore Risorto, è l’annuncio più vigoroso della Risurrezione. I morti non appaiono. Soltanto i vivi possono comunicare. Pietro, nella casa di Cornelio, accentua che questa presenta è così certa da poter affermare: “Noi che abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la risurrezione dai morti” (At 10,41).  Con questo sottolinea questa presenza come una normalità e una verità, tanto che i discepoli non avevano bisogno di domandare chi fosse (Gv 21,12). Ed Egli mangiò anche un pezzo di pesce davanti a loro per accreditare che Lui era vivo. Non tornò alla vita. Passò alla Vita. Questa gioia domina i quaranta giorni che Gesù passa manifestandosi a loro fino al giorno dell’Ascensione. Ma che continua anche dopo,  in quanto egli è la forza che li ha portati alla grande opera apostolica. Insistono che videro il Signore risorto. Con la venuta dello Spirito la Risurrezione che era un fatto della loro vita, passa a dare e ad essere vita sulle loro orme. D’ora in avanti essi vivono in un mondo nuovo. Comprendono le Scritture, sanno discernere il momento che vivono e agiscono a partire dalla Vita Nuova. “Io faccio nuove tutte le cose” scrive l’Apocalisse (21,5). Possiamo così interpretare il momento presente a partire dalla esperienza degli apostoli che vissero una vita nuova dopo la Risurrezione di Gesù. Ora  perdiamo il legame con questo momento e viviamo a partire dalle idee e non dal fatto che per Gesù fu totale e che fu tale anche per gli apostoli. Anche noi possiamo vedere il volto di Cristo se ritiriamo il velo di incredulità che copre il nostro viso.

Vide e credette

Davanti la Pasqua abbiamo la stessa esperienza dei discepoli che andarono al  sepolcro di Cristo. Pietro entrò per primo e vide. Giovanni entrò vide e credette. Non basta soltanto sapere che Cristo è vivo, credere significa unire tutta la conoscenza a una vita risorta, vivendo la vita nuova. Nella mentalità che oggi viviamo fatta di notizie che durano poco, i misteri di Cristo possono sembrare per noi una notizia in più che non ha riferimento con la nostra vita. Bisogna vedere il simbolo del sudario, il lenziolo che coprì il volto del Signore. I panni di lino stavano per terra (Gv 19,6). Il sudario piegato in un luogo a parte. Non copriva più il volto Divino di Gesù e così vedendolo possiamo vedere il Padre. La prima genarazione cristiana vide Gesù per darne testimonianza. Non possiamo “credere senza aver visto” (Gv 20,29). Per questo siamo felici. Per questo Pietro soltanto vide e Giovanni oltre a vedere, crede. Si tratta infatti di saper vedere con amore!. Giovanni, il discepolo amato, può egli stesso a dare la conclusione al Vangelo, avendo vissuto ciò che era fondamentale:  essere il discepolo amato. Con il volto di Cristo scoperto possiamo completare la conoscenza delle Scritture. Esse, a partire dalla Risurrezione, arrivano alla loro piena realizzazione

Cercare le cose dell’alto

Come  avviene la Risurrezione in noi. Come viviamo da Risorti? È la vita nuova in Cristo, che è la vita battesimale, che è lo Spirito Santo a realizzarla in noi, ed Egli fa morire e risorgere nella fonte della grazia. Si tratta di essere sempre legati alle cose dell’alto  dove saremo destinati a vivere. Cerchiamo anche da dove sorge la vita e dove si dirige. Per essere cristiano si richiede un cammino in accordo con la Risurrezione di Cristo, nella vita nuova. Per questo oggi c’è un cristianesimo sfibrato. Non ha sufficiente nozione, da dove viene e dove va. Le cose dell’alto non ci tolgono dalla terra. Esse fanno in modo che trasformiamo le cose della terre nelle cose dall’alto.

 

Letture: At. 10,34ª.37-43;Salmo 117;Col. 3,1-4; Gv 20,1-9


 
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