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Omelia 2^ Domenica di Pasqua 28.4.2019



La gioia pasquale canta che l’oggi eterno di Dio continua nella sua misericordia

nº 1852

Omelia 2^ Domenica di Pasqua (28.04.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Mio Signore e Mio Dio

La fede che salva

Le apparizioni di Gesù non sono spettacoli per pochi, ma sono promozione della certezza che la Vita ha vinto sulla morte e tutto questo è diventato un modello di vita. Le apparizioni di Gesù hanno luogo la domenica, il giorno della comunità e rivelano il loro valore. In quel giorno si da l’invio dello Spirito e il dono della riconciliazione. Questi racconti ci mettono in contatto con il cammino che Gesù nella sua Risurrezione propone per la vita cristiana: riunirsi nel giorno del Signore, giorno della Risurrezione, è rendere presente il Signore Risorto. È quello facciamo quando diciamo di fare memoria. I racconti delle apparizioni vanno al di là dell’avvenimento, ma sono una realtà che avviene continuamente quando siamo “due o tre riuniti”. Egli è in mezzo a noi, come preghiamo durante la celebrazione. In essa professiamo la nostra fede,  anche senza aver visto il Signore. Tommaso è l’esempio del processo della fede che si realizza in noi: assente dall’incontro di Gesù con i discepoli, esige toccarLo. Vuole credere con le mani. La presenza del Risorto non è un ritorno nella carne di prima, nell’essere umano che Gesù era, ma un fatto che viene dalla fede. Coloro che non hanno visto il Risorto confidano nella testimonianza degli apostoli e hanno la fede che li rende felici: “Felici coloro che crederanno senza aver visto” (Gv 20,29). Giovanni scrive: “Questi segni (miracoli che portano alla fede) furono scritti affinchè crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20,31). Credendo abbiamo la vita eterna e celebriamo la presenza di Cristo nella comunità.

La forza della Risurrezione

Nel giorno della risurrezione riceviamo, in una grande sintesi, tutto il cammino della Chiesa. Gesù è sempre presente e sempre dona lo Spirito Santo: “Ricevete lo Spirito Santo! A chi rimetterete i peccati saranno perdonati” (Gv 20,22). Il perdono è la riconciliazione universale. Inaugura il tempo della misericordia che salva. Questo magnifico gesto di Gesù non si riferisce a una confessione di pochi minuti fatta a voce bassa, ma alla proclamazione della Redenzione che si estende a tutti. Nessuno possiede la redenzione o stabilisce regole al di fuori della legge del Vangelo. Abbiamo l’abitudine di sottomettere il Vangelo alle nostre ideologie e mode spirituali. Potremmo così facendo pregiudicare l’annuncio della risurrezione e i cammini che il Signore ci offre. Abbiamo visto la crescita della Chiesa nello scorrere dei secoli. Al di là delle nostre miserie, la forza della Risurrezione penetra tutti i popoli. Lentamente la fede si sviluppa. Sfortunatamente vediamo che la testimonianza poco evangelica ha allontanato molti, e ha sfibrato tente comunità. L’apparizione ai discepoli  non vuole meravigliare, ma vuole consegnare il ministero grande della riconciliazione nella forza dello Spirito.

Re di Misericordia

Parliamo di un Signore glorioso e magnifico, come ci racconta il libro dell’Apocalisse. Questo potere non corrisponde alla mentalità del mondo che vuole comandare e approfittarsi del potere stesso. Il salmo ci fa ripetere: “Rendiamo grazie al Signore, perchè grande è la sua misericordia” (117).  Questo è il distintivo fondamentale del suo Regno.  La persona di Gesù è il centro di tutta la vita cristiana. Celebrando la gioia pasquale sappiamo che l’oggi eterno di Dio continua la sua eterna misericordia. I gesti di misericordia continuano nella vita di ogni comunità, come leggiamo negli Atti degli Apostoli. Tutto ci viene attraverso il sacramento del battesimo, della presenza dello Spirito che ci è stato dato e del sangue di Gesù che ci ha redenti (orazione). Noi che crediamo senza vedere, siamo dichiarati felici proprio per questo (Gv 20,29). La misericordia cantata nel salmo non è una devozione rivelata, ma un attributo di Dio.

Letture: At. 5,12-16; S 117; Ap. 1,9-11ª.12-13.17-19; Gv 20, 19-31.



 
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